(DI CAMUS)
PER LA LIBERTA'
DI STAMPA
ALBERT CAMUS
Oggigiorno è difficile parlare della libertà di stampa senza essere tacciati di stravaganza, essere sospettati di essere Mata Hari, o vedersi incriminare con l'accusa di essere il nipotino di Stalin. Oggigiorno è difficile parlare della libertà di stampa senza essere tacciati di stravaganza, essere sospettati di essere Mata Hari, o vedersi incriminare con l' accusa di essere il nipotino di Stalin. Eppure, questa libertà tra le altre non è che uno dei volti della libertà tout court e si capirà la nostra ostinazione a difenderla se si è disposti ad ammettere che non c'è altro modo di vincere davvero la guerra. Certo, ogni libertà ha i suoi limiti. Bisogna però che questi limiti siano liberamente riconosciuti. Sugli ostacoli che oggi si oppongono alla libertà di pensiero, abbiamo già detto tutto quello che abbiamo potuto e diremo ancora, fino alla nausea, tutto ciò che ci sarà possibile dire. In particolare, non ci stupirà mai abbastanza, una volta assunto il principio della censura, che la riproduzione di testi pubblicati in Francia e approvati dai censori della Francia metropolitana sia vietata, per esempio, al Soir républicain (il quotidiano pubblicato ad Algeri di cui all'epoca Camus era caporedattore ndr). Il fatto che a questo riguardo un giornale dipenda dall'umore o dalla competenza di un uomo dimostra meglio di ogni altra cosa il grado d'incoscienza a cui siamo arrivati. Uno dei buoni precetti di una filosofia degna di questo nome è di non profondersi in vane lamentazioni di fronte a uno stato di fatto che non si può più evitare. Oggi in Francia non si pone più il problema di capire come preservare le libertà della stampa. La questione è capire come, davanti alla soppressione di quelle libertà, un giornalista possa rimanere libero. Il problema non riguarda più la collettività, bensì l'individuo...







