Analisi
Le analisi
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STRISCIA LA NOTIZIA, SQUADRISMO
AL CACIOCAVALLObeppe lopez
[dal blog su ilfattoquotidiano.it]Mingo era esterrefatto. Lui, con la spalla Fabio, voleva solo consegnare un caciocavallo alla ministra dell’Interno Annamaria Cancellieri. “Il provolone”, si leggeva in rete, “sarebbe stato consegnato per ironizzare sulle recenti polemiche sul costo dei braccialetti elettronici per i detenuti”. Insomma “la consegna del formaggio, ovviamente sarcastica da parte del noto duo di Striscia la Notizia, doveva avvenire per ironizzare…”. Solo per ironizzare, per deridere un ministro della Repubblica, a Bari per un vertice sulla sicurezza: e che sarà mai! Un po’ come per i tapiri. Lo sanno tutti: Antonio Ricci decide di volta in volta a chi dare il tapiro (o il caciocavallo) e lo sventurato di turno ci deve stare, accettando con il sorriso la sentenza del tribunale inappellabile di Striscia. E se un politico o un rappresentante delle istituzioni – come l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, considerato un nemico dichiarato dal padrone di Mediaset e datore di lavoro di Ricci e compagni – si permette non solo di rifiutare il tapiro ma addirittura consente alla scorta di allontanare il portatapiro Staffelli, apriti cielo! Tutti insieme, a cominciare da Ezio Greggio, a gridare allo scandalo e, naturalmente, alla lesa autonomia dell’informazione e della democrazia: come si permettono quegli agenti di impedire fi-si-ca-men-te la consegna del tapiro! Mingo, come si riporta con sdegno in rete, è stato addirittura “strattonato e spinto dalla polizia”, riportando una contusione alla spalla (finita contro un furgone parcheggiato) e una ferita alla fronte (“Mingo ha sbattuto la testa contro la telecamera che lo riprendeva” gridava in diretta infuriato Greggio). E in effetti l’ardito comico-cronista tentava più volte di “forzare il cordone di sicurezza predisposto dalle forze dell’ordine” e altrettante volte quei cattivoni e violenti di poliziotti cercavano di bloccarlo....
data: 04/02/2012 18.42
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IL PUNTO
SU "TAGLI"
E CRISI
DELL'EDITORIAantonietta demurtas (*)
Dal 2009, 37 aziende editoriali sono entrate in stato di crisi. Se come, scriveva il filosofo tedesco Friedrich Hegel, «il giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno», quello contemporaneo potrebbe diventare completamente ateo vista la morìa di riviste e quotidiani che ogni giorno stampano la loro ultima copia e spariscono dal mondo dell'informazione. Così è successo a Liberazione, a Sardegna24, a City. Così temono il Manifesto, il Foglio, Europa e Il Riformista e almeno 100 altre testate cartacee e radiotelevisive che rischiano di essere spazzate via dalla crisi, dallo switch off e dalle sforbiciate del governo Monti. IN TRE ANNI 37 AZIENDE IN STATO DI CRISI. Dal 2009 a oggi sono state 37 le aziende editoriali a cui il ministero del Lavoro ha riconosciuto lo stato di crisi, concedendo di mandare in prepensionamento 591 dipendenti e 1.210 giornalisti in cassa integrazione straordinaria e di applicare a ben 1.019 lavoratori i contratti di solidarietà. Una cura da cavallo che non è bastata a guarire il sistema dell'informazione sempre più in difficoltà. E così anche nel 2012 lo scenario rischia di essere uguale o peggiore di quello del 2011: serrate, redazioni decimate dalle ristrutturazioni, ricavi della pubblicità in continuo calo, blocco del turn over, aumento del precariato. E altri stati di crisi: Rcs periodici oltre a dover assorbire i giornalisti di City, ha già firmato l'accordo per altri 22 prepensionamenti, Il giornale di Sicilia ne ha chiesti 11, Il Sole 24 Ore e Radiocor hanno attivato i contratti di solidarietà, che a breve saranno applicati anche a Radio24 e alle Guide del Sole. LE CONVENZIONI DI FORNITURA DELL'ANSA. Infine l'Ansa che a gennaio ha chiuso lo stato di crisi e ne ha chiesto un altro per far fronte ai 7 milioni di euro di tagli da parte dallo Stato, con il quale l'agenzia aveva numerose convenzioni di fornitura di servizi per ambasciate e ministeri. «Lo Stato è il suo principale committente e negli ultimi anni i tagli hanno superato i 12 milioni di euro mettendo in crisi l'azienda», racconta a Lettera43.it Franco Siddi, segretario generale della Federazione nazionale della stampa (Fnsi)...
data: 02/02/2012 18.57
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PROPOSTA:
UN DIFENSORE CIVICO PER L'INFORMAZIONE
A GARANZIA
DEI LETTORI-CITTADINIlsdi.it/qualinfo.it
La proposta, lanciata in occasione della presentazione a Milano della Ricerca su informazione e pubblicità, ha riscosso il consenso del presidente della Fnsi, Roberto Natale, e del segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Giancarlo Ghirra – Il ‘’difensore dell’informazione’’ potrebbe svolgere un ruolo da pm, segnalando ai futuri Consigli di disciplina casi di violazione delle norme deontologiche e commistioni fra messaggio pubblicitario e informazione – Un difensore dell’informazione, è stato detto, può essere utile solo se esterno, realmente indipendente. Modello difensore civico – Proposto anche l’avvio di un ”monitoraggio del cambiamento”, attraverso la creazione di strutture dell’Ordine, a livello nazionale e regionale, in grado di tenere costantemente sotto controllo il flusso dell’informazione giornalistica – Un nuovo corso per l’Ordine...
data: 28/01/2012 17.24
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AL GIGLIO
FRA CRONACA,
MITO
E SPETTACOLOmymovies.it (*)
... I nomi e i codici ci sono quasi tutti: per cominciare l'eroe (De Falco) e l'antieroe (Schettino). C'è il viaggio come metafora della vita, il coraggio e la paura, la responsabilità, il destino, la tragedia e il disastro, il popolo. Infine, il divo assoluto, lo spettacolo. Ci sono Conrad e Shakespeare, Spielberg e Cameron. L'Exodus e la Nave dei folli. Il Poseidon e il Titanic naturalmente. Cinema, letteratura, media e realtà. Più che mai un unicum. IL CONCORDIA: TUTTI I SIMBOLI E TUTTE LE STORIE La vicenda del Concordia è un assoluto, un precedente che sorpassa tutte le notizie e tutti i codici che i media riportano quotidianamente. Per cominciare, quella nave adagiata sul fianco davanti alla costa del Giglio è un'immagine, un'estetica che di fatto è già nella storia del secolo. Per analogia non è improprio richiamare le due torri, anche se la portata, naturalmente, non è la stessa. Il dato è che tutte le testate del mondo da giorni aprono col Concordia, poi la notizia scenderà negli spazi, ma se ne parlerà tanto e a lungo. Il grande naufragio ha sparigliato tutto, dando uno spazio, immane, possibilità infinite, ai programmi di approfondimento (voyeurismo) e affrancandoli dagli stucchevoli casi, aggrediti, dilaniati, degli ultimi anni. Melania, Sara, Yara, troveranno un po' di pace. Tutti Dicevo dei codici, tutti. Per cominciare la grande metafora del naufragio del nostro Paese. Poi c'è il colossal che supera la fiction. Poi l'umanità tutta: quattromila storie, di cui molte finite, offriranno temi e servizi di tutti i generi. Visti e scritti. E poi quell'incredibile comandante, leader istituzionale, "presidente del consiglio" della Nave, anche lui una sorta di metafora "politica" che viene scalzato dal capitano De Falco (governo tecnico) che prende in mano la situazione. Molti leggono nell'affair Concordia un avviso trascendente. Qualcun intravede un segnale verso l'Occidente decadente, e senza neppure il dirottamento di aerei. E poi, giorno dopo giorno arrivano altri particolari. Ma l'eroe, assoluto, è questo Schettino. In attesa che si faccia chiarezza, si possono comunque fare dei richiami, guardare alla Storia. Non esiste nella storia delle marine un pensiero e un'azione che possano essere avvicinate a questo comandante...
data: 23/01/2012 20.48
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QUANDO MAI L'ORDINE
HA DIFESO L'AUTONOMIA
DEI GIORNALISTI? MEGLIO FARNE
A MENOFEDERICO RAMPINI (*)
Sono un «tesserato» dell’Ordine dei giornalisti dal 1982, anno in cui passai un esame di abilitazione privo di qualsiasi rapporto con le conoscenze necessarie per svolgere la mia professione. Nei 24 anni trascorsi da quando ho iniziato a fare questo mestiere – e anche molto prima che lo facessi io – più volte nel mio paese è stata offesa la libertà di stampa, la qualità e l’affidabilità dell’informazione. Le minacce più serie sono venute dall’intreccio tra politica, affari e mass media; dai conflitti d’interessi; dal duopolio o monopolio televisivo; e insieme dal servilismo, dalle collusioni e complicità che periodicamente si manifestano tra giornalisti e politici, tra giornalisti e potentati economici, o semplicemente tra i giornalisti e le loro fonti quando le notizie diventano merce di scambio per favori reciproci, al servizio di agende occulte e inconfessabili. ...
data: 18/01/2012 21.13
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INFORMAZIONE NELL'ERA DIGITALE: RISORSA E PERSECUZIONE
laura longo (*)
Twitter Revolution è il nome che la stampa internazionale ha coniato per l’ondata di proteste sviluppatesi in Iran, in occasione delle elezioni presidenziali del giugno 2009. Facebook diventa una “moschea virtuale”, secondo la definizioni del giornalista americano Thomas Friedman. Lì si incontrano gli insoddisfatti, si scambiano pareri: partono da quel luogo virtuale per rivoluzionare il reale. Scrive Ahmad Rafat, giornalista iraniano: “Il numero degli iraniani iscritti a Facebook prima dell’inizio della campagna elettorale non superava alcune decine di migliaia. In pochi giorni, meno di una settimana, gli iraniani entrati a far parte di questo importante social network sono diventati diverse centinaia di migliaia.” E non si tratta solo di Facebook: anche YouTube e Twitter sono stati media protagonisti di questa rivoluzione, perché capaci di aggregare persone, creare movimento, aggiornare in tempo reale, diffondere la partecipazione. Nello stesso anno, in Italia, a Roma, il 5 dicembre le strade del centro sono invase da un tripudio di colore e di bandiere. Mancano quelle dei partiti italiani, e tutti ne vanno fieri. E’ il Popolo viola che sfila, orgoglioso, per schierarsi contro l’ex premier italiano, Silvio Berlusconi. Si tratta del No B – day, nato in maniera assolutamente originale: Facebook ha permesso l’incontro virtuale di voci, opinioni e proposte. Dal virtuale al reale, dalle parole alle azioni: la Rete delle reti si è rivelata fondamentale per organizzare un movimento di dissenso che ha raccolto tante adesioni ed ha calcato le strade della capitale. “Le lingue della nuova politica corrono nello spazio modernissimo della Rete”, scrive il giornalista Luca Telese. E la manifestazione del 5 dicembre 2009 ne è prova eclatante. Arriviamo al passato ancora più recente: la Primavera araba. La ribellione dei civili contro le dittature che ha coinvolto il mondo globale e che ne ha scosso gli equilibri. Secondo un sondaggio della rivista Wired, il 33% ritiene che i social network sono stati “un mezzo” e che la caduta dei dittatori sia stata determinata dalla politica, più che dall’attivismo dei cittadini....
data: 16/01/2012 15.15