MUSICA POPOLARE

LIBRI PIU' VENDUTI: CHE CLASSIFICHE
STRANE...

BEPPE LOPEZ

IL "CASO" DEI 4 ROMANZI DI STEPHENIE MEYER. CHE NE DICONO "LA REPUBBLICA" E IL "CORRIERE DELLA SERA"?

Di differenze e discrepanze fra le “classifiche” dei libri più venduti in Italia, pubblicate un po’ da tutti i giornali e le agenzie di stampa, se ne registrano continuamente. Ed è anche comprensibile. Non siamo di fronte ad una scienza esatta. Divergono i metodi e gli strumenti di rilevazione. E poi – perché chiudere gli occhi di fronte alla realtà? – i rapporti (e le capacità promozionali) di una singola casa editrice con una singola testata non sono, non possono essere esattamente sovrapponibili a quelle di altre case editrici con quella o con altre testate.

Ma il confronto fra la classifica pubblicata sabato 10 gennaio 2009 su Repubblica (“a cura di Eurisko e Informazioni Editoriali”) e quella pubblicata il giorno dopo dal Corriere della Sera (“elaborazione a cura di Demoskopea”) – stiamo parlando dei due più importanti, autorevoli e diffusi quotidiani italiani (complessivamente più di un milione di copie vendute ogni giorno, con vantati 5/6 milioni di lettori e un’oggettiva, formidabile capacità di formare opinione e indurre in acquisti, specie se “culturali”) – riserva, fra le altre, una discrepanza dalle dimensioni veramente incomprensibile.

Per la verità, sabato era apparsa a dir poco sorprendente, di suo, la classifica di Repubblica. Non solo le prime quattro posizioni della “narrativa straniera” ma anche le prime quattro della “top ten” (i più venduti in assoluti) risultavano detenute da una sola autrice: l’americana Stephenie Meyer. Certamente nota, certamente “di culto”, come si usa dire, grazie alle avventure e alle vicende d’amore fra Isabella Swan e il vampiro Edward Cullen, tutte ambientate in una piccola città dello stato di Washington. Indubbiamente si avvarrà di un passaparola straordinario.

Ma i primi quattro posti nella “top ten” – nonostante i “numeri primi”, i “gomorra” e gli “stiegg larsson”, fra gli altri, di cui tanto parlano i giornali e tanta pubblicità e promozione si vede in giro – apparivano di primo acchito veramente incredibili.

Del resto se quella classifica avesse una base concreta di credibilità, anzi diciamo pure: se queste classifiche avessero un minimo di credibilità, un qualche riscontro di quel trionfale esito di vendite si sarebbe dovuto registrare puntualmente nella “classifica” dell’altro grande quotidiano italiano.

Del resto, da una parte c’è il timbro dell’Eurisko, dall’altra della Demoskopea. E invece, sul Corriere della Sera si poteva scorrere l’elenco dei “top 10” senza rilevare la presenza anche solo di uno dei quattro titoli della Meyer (peraltro presenti, fra i primi venti della narrativa straniera, solo all’ottavo, nono, decimo e dodicesimo posto, in un ordine quasi esattamente inverso a quello in cui erano presenti nella “top” di Repubblica).

E’ appena il caso di aggiungere che vi sono notevoli altre discrepanze, non proprio irrilevanti fra quelle due classifiche. Ma esse impallidiscono rispetto a quella sui quattro libri della Meyer editi in Italia dalla “piccola” Fazi.

Oggettivamente un mistero o, meglio, un fatto su cui Repubblica ed Eurisko, Corriere della Sera e Demoskopea dovrebbero riflettere e che avrebbero il dovere di spiegare, di chiarire. Troppo grande è il loro ruolo, troppa la loro influenza anche sui consumi perché non se ne facciano carico sul piano tecnico, professionale, deontologico e morale.