L'analisi

E' L'ORDINE
DEI GIORNALISTI O DEI DISOCCUPATI?

  • 23/01/2010 18.20.21

“Con centinaia di aziende editoriali in crisi e oltre 700 colleghi collocati in prepensionamento perché ritenuti esuberi strutturali non c’è più spazio per iniziative anche di livello universitario che, pur garantendo l’accesso alla professione, non possono offrire e tanto meno garantire alcuno sbocco occupazionale”. E’ l’opinione sostenuta recentemente dal vicesegretario nazionale della Fnsi, Luigi Ronsisvalle, che insieme ad altri dirigenti sindacali ha puntato l’indice contro l’attuale dirigenza dell’Ordine dei Giornalisti. Accuse respinte come infondate dal presidente dell’Ordine, Lorenzo Del Boca, che accusa a sua volta la Fnsi di “scaricarsi la coscienza”. Una cosa è certa: l’attuale sistema di accesso alla professione giornalista è ormai, in sostanza, una fabbrica di disoccupati. Sono in molti ad affermarlo, in un settore travolto da una pesante crisi occupazionale (e comunque di poderosi “tagli” aziendali: per la crisi della carta stampata e per la “razionalizzazione” consentita o imposta dallo sviluppo trecnologico). Che si può fare? Di chi la colpa? Dell’Ordine? Dell’Ordine e del sindacato? O più semplicemente degli editori? Leggiamo il “grido di allarme” partito da un’assemblea di “giornalisti autonomi” svoltasi a Palermo, la risentita risposta di Del Boca e la posizione assunta da “Autonomia e solidarietà” e “Giornalisti uniti”.

LE ACCUSE DEI “VERTICI DELLA FNSI”

I vertici della Fnsi, rappresentati dai vicesegretari nazionali Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle hanno partecipato e sono intervenuti alle partecipate assemblee dei colleghi giornalisti autonomi che si sono tenute a Catania e Palermo organizzate dal Dipartimento lavoro autonomo della Fnsi in collaborazione con l'Assostampa siciliana. In Sicilia i giornalisti che svolgono la professione in modo autonomo sono 1.256; di questi 474 hanno un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa. I dati, forniti dalla gestione separata dell’Inpgi (l’istituto di previdenza dei giornalisti), sono stati resi noti durante la prima assemblea regionale di free-lance, co.co.co, collaboratori, precari e autonomi della Sicilia orientale, organizzata dalla Federazione nazionale della stampa e dall’Associazione siciliana della stampa, alla quale hanno partecipato i vice-segretari nazionali della Fnsi, Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle, e il segretario regionale dell’Assostampa, Alberto Cicero. “Poco meno della metà dei giornalisti che lavorano senza un contratto ha un reddito inferiore ai 5 mila euro all’anno” ha affermato il vice-segretario nazionale della Fnsi, Luigi Ronsisvalle. “E’ un dato allarmante - ha proseguito - che indica la pericolosa deriva assunta da una categoria già duramente segnata dalla crisi del settore editoriale e che sta pagando pesanti prezzi in termini occupazionali”. Daniela Stigliano, vice-segretario nazionale della Fnsi, ha aggiunto: “La situazione attuale richiede una urgente ridefinizione delle regole dell’accesso ad una professione che sta per implodere sotto il peso crescente di proposte da lavoro sempre più scadenti, mal pagate e senza garanzie per i giornalisti. Il sindacato lavora per garantire al lavoro autonomo pari dignità e garanzie rispetto al lavoro contrattualizzato”. Il segretario regionale dell’Assostampa, Alberto Cicero, ha precisato che: “Abbiamo iniziato oggi un percorso importante che porterà il sindacato ancora più vicino alla sua base e ai suoi problemi. Ancora una volta la Sicilia indica la strada da seguire puntando a un pieno coinvolgimento del lavoro autonomo all’interno delle strutture sindacali”. “Occorre dire basta una volta per tutte alle iniziative indiscriminate di accesso alla professione giornalistica senza la garanzia di sbocchi occupazionali seri. Questa gestione dell’Ordine sta portando al collasso la professione”. Lo ha chiesto con forza la seconda assemblea regionale dei free lance, collaboratori, precari e co.co.co. organizzata dalla Federazione nazionale della stampa e dall’Associazione siciliana della stampa svoltasi a Palermo, alla quale hanno partecipato i vicesegretari nazionali della Fnsi, Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle, il segretario regionale Alberto Cicero e il segretario provinciale di Palermo Roberto Ginex. “Con centinaia di aziende editoriali in crisi e oltre 700 colleghi collocati in prepensionamento perché ritenuti esuberi strutturali non c’è più spazio per iniziative anche di livello universitario che, pur garantendo l’accesso alla professione, non possono offrire e tanto meno garantire alcuno sbocco occupazionale” ha sostenuto il vicesegretario nazionale della Fnsi, Luigi Ronsisvalle. “Il crescente numero di lavoratori autonomi e l’inarrestabile avanzata del precariato malpagato e non garantito, come ha testimoniato l’incontro di oggi, conferma che non è più rinviabile una riforma profonda del nostro Ordine – ha affermato il vicesegretario nazionale della Fnsi, Daniela Stigliano. – Bisogna prevedere regole di accesso alla professione più rispondenti alle trasformazioni del giornalismo e del mercato del lavoro. E pretendere un maggiore rigore nel rispetto dell’etica e della deontologia professionale”. “Queste due giornate – osserva il segretario regionale Alberto Cicero – devono costituire un punto di svolta nell’approccio del sindacato verso i problemi dei colleghi e nella considerazione stessa che la categoria deve avere di sé, delle prospettive di lavoro, delle regole deontologiche e delle capacità di seguire i mutamenti che avvengono nel settore”. Alla fine della riunione è stata costituita la Consulta dei free lance, nell’ambito della segreteria provinciale dell’Assostampa di Palermo composta dai giornalisti Nando Calaciura, Alessia Cannizzaro, Riccardo Lupo, Salvo Ricco e Alma Torretta.

LA RISPOSTA DI DEL BOCA

“Eliminare il percorso universitario significa, invece, contraddire il dibattito che la categoria ha sviluppato negli ultimi venti anni. Una scuola che preceda l’ingresso nella professione e una solida preparazione scientifica sono stati considerati la condizione indispensabile per poter praticare il mondo dell’informazione, in costante e, qualche volta, caotica evoluzione, dominato da questioni anche lessicalmente complicate. Lo studio e la conoscenza – si è ripetuto fino alla noia – diventano patrimonio irrinunciabile per “leggere” le vicende del mondo ed essere nelle condizioni di raccontarle”. Da giorni appare sul sito della Federazione nazionale della stampa un comunicato insultante per la verità e gravemente offensivo per l’Odg. L’Ordine, in spirito di collaborazione, ha segnalato l’accaduto ai massimi livelli della Fnsi, sperando si trattasse dell’ennesima improvvida iniziativa di un qualche dipendente o della conclamata ostilità di un qualche dirigente. Il documento – che contiene una proposta che contraddice impegni pubblici dello stesso sindacato, già in altre occasioni contraddetti – resta lì. Riguarda una assemblea tenuta in Sicilia, presieduta da Gigi Ronsisvalle e Daniela Stigliano, vice segretari della Fnsi, che si è conclusa con la diffusione di un comunicato, distribuito a tutti gli organi di informazione dell’isola, e che appare anche sul sito dell’Assostampa siciliana (www.assostampasicilia.it ). Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, perdurando il silenzio della Fnsi, ha ritenuto doverose alcune considerazioni. “Se non venisse direttamente dal vertice del sindacato dei giornalisti, la Fnsi, la proposta sarebbe considerata rozza o naif. Invece, proprio i vice segretari Luigi Ronsisvalle e Daniela Stigliano immaginano che l’Ordine dei giornalisti debba sospendere l’organizzazione degli esami professionali perché i colleghi stanno diventando troppi e il precariato aumenta a dismisura. E questo indica quanta poca capacità di analisi riposi fra i leader della categoria e, dunque, quanto poco incisive risultino le strategie adottate per superare le difficoltà. Chiudere con gli esami significa che non avranno il riconoscimento d’ufficio colleghi che da anni – e qualche volta da decenni – svolgono un lavoro a tempo pieno nelle redazioni senza che i comitati di redazione (cioè il sindacato) siano stati nelle condizioni di affrontare il problema per abbozzare una soluzione. Cornuti e mazziati: questi ragazzi - diventati signori e padri di famiglia - non godrebbero delle garanzie contrattuali che la Fnsi ha il dovere di assicurare loro, ma non potrebbero aspirare nemmeno allo status “di diritto” che si sono conquistati sul campo. Eliminare il percorso universitario significa, invece, contraddire il dibattito che la categoria ha sviluppato negli ultimi venti anni. Una scuola che preceda l’ingresso nella professione e una solida preparazione scientifica sono stati considerati la condizione indispensabile per poter praticare il mondo dell’informazione, in costante e, qualche volta, caotica evoluzione, dominato da questioni anche lessicalmente complicate. Lo studio e la conoscenza – si è ripetuto fino alla noia – diventano patrimonio irrinunciabile per “leggere” le vicende del mondo ed essere nelle condizioni di raccontarle. Ancora nell’ultimo dibattito che si è sviluppato a Positano per la definizione di una proposta di modifica legislativa delle legge istitutiva dell’Ordine si è lungamente insistito sul fatto che l’accesso accademico doveva essere l’unico. Dunque, la proposta del sindacato otterrebbe il solo risultato di impoverire la categoria dal punto di vista culturale e di negare a una buona fetta di precariato anche il riconoscimento del lavoro praticato in precedenza. I giornalisti diventerebbero una super casta, chiusa al proprio interno, con confini ben delimitati e difesi da bunker poderosi, impermeabile al mondo esterno e sorda ai richiami della cosiddetta società civile perché “siamo troppi” e dobbiamo difenderci. Il giornalismo diventerebbe una piccola chiesa dove a cantare messa sarebbero soltanto i sacerdoti già investiti di ordine divino. Soluzioni ridicole, prima ancora che impraticabili. La verità è che i vertici Fnsi, rilevando la gravità di una questione che, davvero, sta diventando esplosiva, si scaricano la coscienza, addossando ad altri responsabilità che sono soltanto loro. Nelle redazioni, andrebbe stroncato il ricorso allo sfruttamento delle legittime ambizioni di tanti giovani che finiscono per consegnarsi mani e piedi ai pochi scrupoli di troppi editori. Ma questa attività di contrasto è il primo compito dell’attività sindacale. Il lavoro nelle redazioni deve essere regolamentato e retribuito correttamente, ma l’uno e l’altro risultato devono essere assicurati dalle strutture di cui la Fnsi dispone in ogni testata. Nel contratto, non è stato immaginato nulla per figure professionali che operano da free lance: non un minimo di stabilità occupazionale e nessuna certezza economica. Il contratto si è limitato a prevedere un mega-esodo di giornalisti che risultavano assunti “a tempo indeterminato” in modo che, per ognuno che lascia un posto di lavoro sicuro, possa subentrare una dozzina di precari con retribuzioni ignobili e le garanzie di cui dispongono i malati terminali”.

AUTONOMIA E SOLIDARIETA'/ GIORNALISTI UNITI

Sul sito della Fnsi, per qualche giorno e fino al 20 gennaio, è apparsa una nota su due riunioni di freelance a Catania e Palermo con un resoconto degli interventi dei vicesegretari Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle che attribuiscono all’Ordine dei giornalisti la responsabilità di portare con la sua politica dell¹accesso la professione al collasso. Tale analisi è stata presentata non già come posizione dei due vicesesegretari ma come espressione dei vertici del Sindacato. A chiunque appartenga, è un’opinione che non condividiamo. Se vogliamo parlare di responsabilità vere, esse vanno attribuite innanzitutto agli editori, che negano il contratto a giornalisti che ne avrebbero tutto il diritto e pagano con cifre scandalosamente basse le collaborazioni. Poi possiamo parlare anche delle insufficienze con le quali Fnsi e Ordine dei giornalisti fronteggiano questo fenomeno intollerabile, senza tuttavia negare l’impegno dell’una e dell’altro. Per quanto più direttamente ci riguarda, ci preme osservare che il superamento dei troppi canali attraverso cui avviene oggi l’accesso alla professione, è alla base della proposta di riforma che individua come unico percorso quello universitario accompagnato da un biennio di specializzazione. Ma nell’attesa che la riforma diventi operante, intervenendo sul Parlamento con un maggiore impegno, non sono rinviabili alcune misure di gestione dell’accesso. Ci riferiamo, in particolare, ai troppi riconoscimenti d’ufficio della compiuta pratica. Non abbiamo condiviso la proposta di eliminare questi riconoscimenti contenuta nel manifesto sottoscritto da sei componenti il Comitato esecutivo, tra cui il presidente Lorenzo Del Boca, che ora si erge a difensore di tutti i praticantati d’ufficio. Ma non ci nascondiamo che in alcuni casi si tratta del riconoscimento di diritti acquisiti. In tanti altri si tratta di riconoscimenti che sia gli Ordini regionali, sia il Consiglio nazionale, adottano con troppa disinvoltura e poche giustificazioni, fino a fare dei praticantati d’ufficio il canale più numeroso. Ci riferiamo anche alle commissioni d’esame, che appaiono di manica troppo larga e promuovono tutti, o quasi. Ci stupisce che il presidente Del Boca sorvoli su questi problemi, che dovrebbero essere a lui ben noti. Sarebbe bene che, per la propria parte, ciascuno si assumesse le proprie responsabilità.

(Firmato dal Coordinamento dei consiglieri nazionali dell'Ordine aderenti a Autonomia e solidarietà e Giornalisti uniti: Gegia Celotti, Francesco De Vito, Beppe Errani, Giancarlo Ghirra, Michele Taddei)

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