L'analisi
ATTENTI A QUELLA
MULTA AGLI EDITORI!
rimediazioni.com intervista Beppe Lopez
di NICOLA LOFOCO (*)
- 15/07/2010 20.09.39
rimediazioni.com intervista Beppe Lopez
Lasciamo corsi e rincorsi storici ai saccenti. La contestatissima “legge bavaglio” che è stata proposta dal governo Berlusconi va letta ed analizzata senza alcuna polemica politica o alchimie dietrologhe. Ma, soprattutto, senza dare giudizi su basi politiche o ideologiche. Questa legge, da qualsiasi governo potesse essere proposta, lede uno dei diritti fondamentale della nostra costituzione: la libertà. Quella stessa libertà tanto usata dal nostro governo come principale bandiera di ogni sua iniziativa. Limitare drasticamente e contemporaneamente libertà di stampa e intercettazioni telefoniche nelle indagini della magistratura è un atto che relatore speciale sulla libertà di espressione delle Nazioni Unite Frank La Rue ha definito “inaccettabile” e da “ abolire immediatamente “.
Su tutto questo abbiamo sentito l’opinione di Beppe Lopez, giornalista e scrittore, e responsabile di un proprio blog sul sito de “Il Fatto quotidiano”
Lopez, il governo sta promuovendo una nuova legge che limita fortemente l'uso delle intercettazioni telefoniche nelle indagini della magistratura e la possibilità da parte dei giornalisti di pubblicare i testi delle intercettazioni. Con la sua esperienza di giornalista e scrittore, cosa ne pensa di questo provvedimento?
Penso che sia un caso emblematico della situazione ricattatoria in cui ci troviamo tutti, giornalisti e cittadini, stretti fra un sistema dell’informazione (che coincide ampiamente con il sistema di potere economico-politico, i cosiddetti “poteri forti”) formalmente animato dai principi-cardine della libertà di stampa e della democrazia ma in realtà succube, anzi agito da prepotenti interessi alla concentrazione e alla omologazione, e una cricca incistàtasi ai livelli alti delle istituzioni che vorrebbe metterci sotto e ridurre a sudditi, e mettere sotto e costringere ad alleanze subalterne pezzi del sistema di potere e dell’informazione tradizionale. Di intercettazioni si è fatto uso e abuso, com’è noto, in qualche caso anche infame e comunque “strategico”: i grandi giornali in particolare le hanno usate spesso per eterodirigere la politica (in particolare la selezione del gruppo dirigente del Pd), i giornali della cricca per fare squadrismo politico, bastonando e ricattando. E’ a questo punto che Berlusconi dice: qui si esagera, e ne approfitta per cercare di togliere dalle mani della magistratura l’essenziale strumento delle intercettazioni (a tutto e diretto vantaggio delle cricche criminali), per intimidire i giornalisti e “punire” gli editori....
E allora, che si fa?
Battersi in tutti i modi contro quel provvedimento – anche in alleanza temporanea con quanti, anche da domani, potrebbero essere, anzi saranno nostri “avversari” (i grandi gruppi editoriali, la Fieg, ecc.) - perché non si intralci l’attività della magistratura in un paese il cui più grosso problema è la legalità, non si intimidiscano i giornalisti (già annichiliti da direttori al servizio degli editori e da editori che piegano sistematicamente la “linea del giornale” ai propri interessi e a quelli dei propri alleati finanziari del momento) e non si metta la multa agli editori a causa del contenuto di un articolo.
Perché tanta attenzione da parte sua per gli interessi economici degli editori? Se non sbaglio, ne ha già parlato in una pagina su Liberazione e in una nota su www.ilfattoquotidiano.it/blog/blopez?
Ah, questo è l’aspetto più singolare della vicenda. Pochissimi ne hanno parlato, ma l’introduzione di questa sanzione agli editori è la cosa più importante e devastante del ddl berlusconiano. Per la prima volta si autorizzerebbe anzi si imporrebbe agli editori di entrare in redazione, di leggere il giornale prima della sua uscita, di entrare nel merito della pubblicazione di ogni singolo articolo...”.
Ma non è quello che già avviene di fatto nei giornali?
In uno stato di diritto, in una democrazia, la norma è fondamentale. Certo, te la puoi mettere sotto i piedi, ma nel momento in cui lo fai ti metti fuori dalla legge, dal costume repubblicano, dalla dignità istituzionale ed anche fuori dalla moralità e dall’etica così come comunemente percepite. Certo, come fa Berlusconi. Certo, come fanno l’editore e il direttore di un giornale quando l’editore ha interessi immobiliari e il giornale tratta di piano regolatore. Ma qui ed ora, grazie alla normativa e ai contratti conquistati dalla categoria negli anni Sessanta e Settanta, il direttore potrebbe dire all’editore: guardi, noi abbiamo un contratto, lei si occupi della gestione dell’azienda e io sono responsabile (anche penale) del contenuto del giornale, quindi la cronaca del giornale sul piano regolatore lei dovrà leggerla domani a giornale uscito. Non lo dice? Vuol dire che non ha la schiena dritta, ha terrore del licenziamento o di un arretramento di carriera. Ma può dirlo e farlo. Qualcuno lo ha fatto, pagandone certo le conseguenze. Ma si può fare. Anzi, si deve fare. E comunque noi possiamo criticare i direttori e gli editori che si comportano nei modi che sappiamo. E potremmo persino – anzi si è persino – fatto valere questa distinzione di ruoli e di responsabilità anche in sede giuridica. Perciò dico che se passasse il disegno di legge di Berlusconi – se cioè per la prima volta la legge chiedesse conto agli editori di un contenuto del giornale – l’editore entrerebbe in redazione. Sarebbe una svolta epocale. E insieme la fine anche formale dell’indipendenza dell’informazione.
Se la legge dovesse essere approvata, quali iniziative dovrebbe promuovere il settore dell'informazione italiana?
Tutte quelle consentite ed anche di più. Credo anche in collaborazione con la categoria dei magistrati. Anche quelle più estreme che, in un sistema normale, avrebbero dovuto essere assunte da una opposizione politica vera in presenza di queste ripetute, mortali ferite inferte ai principi più elementari della democrazia e della moralità pubblica.
(*) www.rimediazioni.com (15 Luglio 2010)
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