LA CRISI POLITICA

CASO MORO: QUELLE RIVELAZIONI SEMBRANO
UN FILM

NICOLA LOFOCO

Avevano senza ombra di dubbio azzeccato in pieno il titolo del loro libro sul caso Moro il magistrato Silvio Bonfigli ed il consulente Jacopo Scè: “Il Delitto infinito”. Siamo a ben 36 anni di distanza dal massacro di via Fani e dalla tragica uccisione dello statista democristiano, eppure ancora non si riesce a scrivere nero su bianco la parola fine per la dolorosa vicenda che durò 55 giorni e 54 notti. In questi giorni è riemerso un altro inquietante mistero: un ex agente dei servizi segreti in una lettera nel 2009, ha affermato di essere stato nel 1978 a bordo della famosa moto Honda, vista da alcuni testimoni in via Fani. Nella lettera, anonima, il misterioso agente afferma testualmente: “il cancro mi sta consumando” ed aggiunge di aver “passato la vita nel rimorso”. Dispone anche che la lettera sia spedita al quotidiano La Stampa dopo sei mesi dalla sua morte. La lettera finirà nel 2011 sul tavolo dell'ex ispettore di polizia Enrico Rossi.

E aggiunge anche due particolari importanti: il primo relativo a chi guidava la moto, dando riferimenti precisi per rintracciarlo. Il secondo: quel giorno lui e l’altro uomo della moto lavoravano per il colonnello del Sismi Camillo Guglielmi, che quel giorno erano nei pressi di via Fani. Quella mattina il misterioso anonimo 007 aveva il compito, insieme al guidatore, di proteggere le Brigate Rosse nella loro imboscata. E l’ex ispettore Rossi, dopo aver avviato le sue indagini, denuncia di essere stato ostacolato nella sua azione investigativa. Uno scenario letteralmente agghiacciante, dunque, che attesterebbe il ruolo determinante del servizio segreto militare Sismi nel massacro dei cinque agenti di scorta di Moro. Un pezzo dello stato italiano complice dei terroristi.

Le dichiarazioni di questo anonimo testimone si prestano ad alcune considerazioni. Che la moto con due uomini a bordo fosse quella mattina in via Mario Fani è fatto certo e acquisito. Della sua presenza parlano alcuni testimoni, in particolare Alessandro Marini, ritenuto il testimone chiave dell’agguato. Uno dei due indossava un passamontagna ed altri testimoni dicono di aver visto proprio un uomo con il passamontagna sparare all’agente Raffaele Iozzino. L’identità di questi due uomini non è mai stata accertata e non si è mai saputo se fossero estranei alle Brigate Rosse oppure fossero altri terroristi di cui viene taciuta l'identità anche dai brigatisti pentiti e che hanno collaborato. Ma che fossero uomini agli ordini di Guglielmi non è mai stato provato. Della presenza di Guglielmi nei pressi di via Fani parla solo nel 1990, bel 12 anni dopo, l’ex agente del Sismi e di Gladio Pierluigi Ravasio, affermando che quella mattina Guglielmi si trovava in quella zona su ordine del generale Pietro Musumeci, appartenente anch’egli al Sismi e iscritto alla loggia P2.

Bisogna a questo punto però affermare che in quella data il colonello Guglielmi apparteneva alla Quarta Brigata Carabinieri di Modena, e che il suo ingresso nel Sismi risale all’agosto 1978, cinque mesi dopo via Fani. Prove che Guglielmi fosse già nel Sismi il 16 Marzo 1978 non ce ne sono mai state. Quando nel 1991 lo stesso Ravasio venne ascoltato dalla Procura della Repubblica di Roma - in merito alle sue dichiarazioni su Guglielmi che del 1990 all’onorevole Cipriani, componente della commissione stragi -ritrattò tutto quanto aveva precedentemente detto. E non ci sono mai state prove che fosse stato costretto a quella ritrattazione. Come non è mai stata trovata alcuna documentata prova che Guglielmi si trovasse proprio in via Fani all'ora dell’agguato. Guglielmi si trovava esattamente in via Stresa 117, cioè nella strada che incrocia via Fani.

Facendo due passi da quella parti di Roma, è facile notare che per raggiungere dal civico 117 l’incrocio con via Fani è necessario scendere la tortuosa via Stresa per un lungo tratto, ed era impossibile dal quel civico tenere sotto controllo il luogo dell’agguato e di rendersi conto di quanto stava accadendo di tragico quella mattina.

La presenza di Guglielmi al civico 117 viene confermata dal colonnello dei carabinieri Armando D’Ambrosio con una deposizione, lo ricordiamo, fatta 12 anni dopo. Guglielmi aveva infatti sostenuto di trovarsi in via Stresa perché invitato a pranzo dal collega D’Ambrosio che abitava proprio in via Stresa 117. D’Ambrosio conferma che intorno alle 9 del mattino ricevette la visita di Guglielmi ma non ricordava di averlo invitato a pranzo. E’ infatti forse questa l’unico punto oscuro nel racconto di Guglielmi: le 9 del mattino per andare a casa da un amico, per pranzo, non sono un congruo orario. Il colonnello ha sempre detto di essere stato quel giorno in congedo e di essersi recato a Roma solo per motivi personali.

Se pur le dichiarazioni confrontate con quelle di D’Ambrosio siano da chiarire (ricordiamo che Guglielmi è ormai deceduto), resta il fatto che non vi è mai stata alcuna prova in sede giudiziaria di un coinvolgimento di Guglielmi nell’agguato di via Fani. Nessuna prova fotografica, nessuno che lo veda quella mattina parlare o avvicinarsi ad una moto Honda. Nessuna prova che il 16 marzo 1978 fosse già in contatto con il Sismi o con la rete di Gladio. E nessuna prova certa che non fosse in quel posto per motivi personali. Su tutto questo viene data ampia documentazione da Vladimiro Satta nella sua pubblicazione “Odissea nel caso Moro”.

Tre considerazioni. La prima è che la lettera è anonima e scritta da una persona che dichiara, testualmente, che sarà resa pubblica solo sei mesi dopo la sua morte. Una lettera anonima scritta da una persona che oggi è deceduta. Insomma lo potremmo definire un anonimo morto. Un particolare non di poco conto  e su cui bisogna riflettere. La seconda è che, secondo le sue indicazioni, è stato individuato come il secondo uomo della moto un certo Antonio Fissore,  anche lui oggi deceduto e di cui sua moglie smentisce l’appartenenza ai servizi segreti. La terza è che il racconto (uno dei due della moto Honda di via Fani malato di cancro e prossimo alla morte) è identico a quello fatto nel film “Piazza delle Cinque Lune del regista Renzo Martinelli nel 2003. Che ci sia un ruolo ispiratore del film di Martinelli in tutto questo?