AFFAIRE RADIO RADICALE

NO, LA PIATTAFORMA ROUSSEAU
NON HA ASSOGGETTATO
LA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

BEPPE LOPEZ

Non si può non condividere l’allarme lanciato autorevolmente, fra gli altri, da Michele Ainis per Tutti i limiti di Rousseau (la Repubblica, 2 settembre 2019), mentre è in atto la consultazione on line del Movimento Cinque Stelle su quella piattaforma digitale.
Nelle stesse ore in cui questa nota viene scritta, i partecipanti al “referendum” sulla partecipazione del Movimento al Conte-due avrebbero superato le 56 mila unità. “Abbiamo fatto il record mondiale di partecipazione online a una votazione politica”, ha dichiarato soddisfatto Davide Casaleggio, titolare della Casaleggio Associati e presidente dell’associazione Rousseau.
Casaleggio e la consultazione – il cui risultato favorevole al varo dell’alleanza di governo M5S-Pd viene dato quasi per scontato – non hanno sciolto nemmeno in questa occasione le mille perplessità e le forti preoccupazioni che suscitano, la singolarità e la pericolosità, dal punto di vista democratico e costituzionale, dei rapporti fra la Casaleggio Associati e il M5S. Autentica inquietudine per le sorti della democrazia italiana hanno suscitato in particolare l’esistenza e il potere della Piattaforma Rousseau, specie da quando, alle elezioni politiche del 2018, il M5S ha preso il 32 % dei voti, la maggioranza parlamentare e la guida del governo nazionale.
A questo portale, controllato da una società privata e commerciale, fanno capo l’operatività del Movimento, le procedure di selezione del suo personale politico (compresi i parlamentari e i membri del governo) e i processi decisionali interni. E in queste ore le 115 mila persone (o “profili”) iscritte alla Piattaforma sono chiamate ad esprimersi su una decisione fondamentale non solo per il Movimento ma per l’intero Paese: consentire la formazione di un governo fra il M5S e il Pd, e la prosecuzione di una legislatura quinquennale appena a quattordici mesi dal suo avvio. In un contesto di crisi istituzionale, di crisi dell’Europa, di ondata sovranista e autoritaria, e chi più ne ha, più ne metta…
Centomila persone – a parte i consolidati sospetti di penetrabilità della Piattaforma e di manipolabilità dei dati - dovrebbero dunque decidere i destini di una delle più grandi potenze economiche e delle più importanti democrazie del mondo (e per ricaduta dell’Europa), della vita e del futuro di sessanta milioni di abitanti, sostituendosi a 51 milioni di elettori e in particolare al 32% di essi che votò per il M5S nel 2018. Anche dal punto di vista del legittimo diritto dei pentastellati di elaborare da sé le proprie decisioni – a prescindere dalle loro conseguenze per tutti – c’è da rilevare che in queste ore potrebbero decidere di mandare a casa anzitempo fra gli altri i parlamentari pentastellati solo l’1% (peraltro teorico) dei dieci milioni e mezzo di italiani che li inviarono come propri rappresentanti in Parlamento nel 2018.
Ma condividere queste perplessità e preoccupazioni, ribadite in maniera convincente da Ainis anche in questa occasione, non basta per considerare perfettamente appropriata la formulazione, un po’ schematica e forse fuorviante, che egli usa per criticare e bocciare la consultazione attivata dal M5S sulla Piattaforma Rousseau (“Sei d'accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?”). Infatti, questa iniziativa, questa specie di “referendum” - certamente criticabile e bocciabile, da altri e molti punti di vista - per Ainis addirittura “assoggetta la massima espressione della democrazia indiretta (il voto di Fiducia in Parlamento) al massimo istituto di democrazia diretta”.
E’ proprio così? E’ vero che la procedura avviata dal M5S sulla Piattaforma Rousseau “assoggetta la massima espressione della democrazia indiretta (il voto di Fiducia in Parlamento) al massimo istituto di democrazia diretta”? Che i tempi della consultazione “s’incrociano con l’agenda del presidente Mattarella, condizionandola, sottoponendola a decisioni esterne. Lui vuole far presto, e ne ha tutte le ragioni. Dovrà invece aspettare che la Piattaforma Rousseau decida di decidere”? E che “fino a quel momento qualsiasi impegno, qualsiasi dichiarazione resa al Quirinale dai vertici del Movimento è come scritta sull’acqua”?
Qui sembrano intrecciati e confusi due aspetti della questione, invece da distinguere: uno interno al Movimento, più propriamente politico e un altro –con un più forte e immediato profilo istituzionale - riguardante i rapporti, in sede di trattative per la formazione del nuovo governo, fra il presidente della Repubblica e il Movimento, fra le altre forze politiche e il Movimento.
Le procedure e le modalità di elaborazione di una decisione di partito o di movimento – anche riguardo la formazione di un nuovo governo – rientrano fra le prerogative e i diritti esclusivi di quel partito o movimento. Esso può autonomamente ricorrere a un comitato centrale, a un “caminetto” di correnti, alla lettura dei fondi di caffè, a una seduta spiritica, a un padre-padrone o a una piattaforma digitale. Rispetto a queste procedure e modalità è ovviamente consentito, anzi doveroso il massimo di critica e di opposizione da parte dei sinceri democratici. Laddove possibile e necessario – come per alcuni aspetti controversi dei “patti” intercorrenti fra Movimento e Casaleggio - deve essere praticata persino la via giuridica.
Ma è Mattarella che decide l’agenda delle consultazioni e sta a lui decidere di non aspettare che Rousseau decida di decidere. Decide lui quale atteggiamento assumere di fronte all’eventuale inaffidabilità delle dichiarazioni e degli impegni assunti dai suoi interlocutori. Del resto, il presidente della Repubblica ha giustamente fatto sapere, proprio a tal proposito, sin dall’inizio delle consultazioni al Quirinale, che avrebbe tenuto presente solo ciò che si sarebbe detto nel suo studio, in sede ufficiale. Punto.
Per lui era importante che Conte gli chiedesse di vedersi nella giornata di mercoledì per l’accettazione dell’incarico e che quella giornata a lui andasse bene. Quello che avrebbe fatto o avrebbe atteso Conte prima di andare da lui, mercoledì – una preghiera a Padre Pio, una telefonata dalla Merkel, l’esito della consultazione-Rousseau o una preghiera sulla tomba del cardinale Silvestrini – poteva non riguardargli e certamente poteva non condizionarlo. L’importante è che Mattarella, non avendo ovviamente alcun interesse a mettere il bastone fra le ruote al tentativo di Conte e sapendo di alcune sue esigenze di tempistica, compatibili con quelle del Quirinale, abbia deciso di non farsene condizionare, tanto per cominciare a livello formale e, sostanzialmente, per i contenuti e l’obiettivo delle consultazioni ufficiali.
Similmente, dipendeva da Zingaretti decidere insieme a Di Maio quando incontrarsi, senza necessariamente dirsi i motivi per cui l’uno o l’altro non potesse fare il nuovo incontro il giorno dopo perché impegnato in un precedente incontro magari privato o perché volesse aspettare gli esiti di una seduta spiritica o di un referendum on line fra un nutrito gruppo di suoi amici e sostenitori.
A quest’ora, mentre si aspettano i risultati finali della Piattaforma Rousseau, e dopo lunghe, ennesime giornate purtroppo segnate da analfabetismo costituzionale, furbizie, bugie e trasformismi, si può forse tirare un sospiro di sollievo e dire che le regole della democrazia parlamentare non sono state assoggettate alle sregolatezze di una approssimativa democrazia diretta e che il presidente Mattarella ha saputo gestire con stile e decisione l’agenda delle consultazioni ufficiali.
Questo non toglie che, nel corso dell’attività del nuovo governo e comunque a risultato acquisito, si dovrà e si potrà finalmente portare a ulteriore chiarimento la questione. All’interno del Movimento e soprattutto in Parlamento, dove giace minacciosa da qualche parte una legge per l’introduzione del referendum propositivo finalizzata non a rianimare e arricchire la democrazia parlamentare, ma a superarla. Cioè ad azzerarla.