ROMANZI E SOCIETA'

INTERVISTA/
AUTORITRATTO
DI UNA GRANDE ARTISTA
E INTELLETTUALE

VALENTINA CHIARINI

Nel novembre 2018 chiesi a Maria Monti di parlarmi di un libro per lei importante o fondamentale. Questo il testo della chiacchierata che ne è seguita, svoltasi a casa sua, toccando altri aspetti della sua vita di donna e di artista.
Cosa non ha fatto Maria Monti, in questi ultimi sessanta/settant’anni, vissuti da protagonista, mai conformista, della vita artistica e culturale italiana? E’ nei cabaret milanesi anni Cinquanta, in teatro con artisti come Tognazzi e Paolo Poli, nella televisione con le sorelle Kessler, al Festival di Sanremo, nel femminismo militante, nel cinema con Bertolucci in Novecento. E le canzoni. Le canzoni impegnate e le canzoni popolari, nel cui mondo è considerata un mito vivente. E' stata, è anche autrice teatrale. Ma cominciamo dal libro di formazione e da come Maria Monti è oggi.
“Ricordo ormai poco data la giovinezza che avanza (ride, ndr). Però vorrei ricordare Il terzo occhio, un libro scritto da un inglese, Lobsang Rampa, che in seguito ne scrisse altri, sempre di genere aprente, intendo rivolti alla mente, all’anima e agli altri occhi di cui non sappiamo abbastanza perché sono nascosti e crediamo non vedano, mentre invece vedono, eccome. E chissà, forse esistono anche altre orecchie, che sentono, ascoltano, e di cui ignoriamo l’esistenza… A proposito io ci sento bene, l’udito c’è ancora, ma quando leggo faccio una gran fatica perché non vedo bene, nonostante la lente d’ingrandimento.. Allora può essere così gentile da leggere questo passo per me? Non si tratta del Terzo Occhio ma di un volume che ha per titolo Ascoltare i pensieri, quando dicevo che la vista può ascoltare è perché l’ho letto lì.
Brano da Ascoltare i pensieri:
Praticando l’apertura mentale, ossia lasciando andare, portiamo l’attenzione sul semplice fatto del guardare, dell’essere il testimone silenzioso e consapevole di quello che viene e va. In questo tipo di meditazione che si definisce VIPASSANA osserviamo i fenomeni fisici e mentali alla luce delle tre caratteristiche:
Anika
cambiamento
dukka
carattere insoddisfacente
Anatta
impersonalità
Così facendo liberiamo la mente dalla tendenza a reprimere ciecamente. Dunque se ci troviamo ossessionati da pensieri banali o paure o da sentimenti di preoccupazione o rabbia non dobbiamo capire perché li abbiamo ma solo farli emergere pienamente alla coscienza.

“Ecco, è chiaro fin qua? Lasciar emergere quei pensieri senza andare dallo psicanalista. Lasciare che emergano nonostante possano non piacerci, possano contenere ricordi spiacevoli, traumi o sgradevolezze di vario genere, di varia provenienza".
Perciò si parla di accettare anche le brutture che sono dentro di noi? Per esempio che si può anche essere molto molto arrabbiati?
“Sì, non censurare niente, lasciare che tutto emerga alla coscienza. Prego, vuole essere così gentile da andare ancora avanti?”.
Brano da Ascoltare i pensieri:
Se siete molto spaventati siate spaventati consciamente. Non ritraetevi, ma notate la tendenza a volervi sbarazzare dalla paura. fate emergere l’oggetto della vostra paura. Pensateci deliberatamente e ascoltate i vostri pensieri. Non si tratta di analizzarli ma di portare agli estremi la paura, al punto in cui diventa così assurda da poterne ridere (Maria Monti ride, ndr). Ascoltate il desiderio, la furia del voglio questo, voglio quello, devo averlo cosa farò se non riesco ad averlo, lo voglio assolutamente. A volte nella mente c’è solo un grido inarticolato: Voglio! Ed è possibile ascoltarlo.

Questo libro lo ha letto prima del Terzo Occhio?
“No, ma ogni tanto lo rileggo perché ho bisogno di una rinfrescata”.
Si è sempre interessata al buddismo?
“Dal 1968 pratico la Meditazione Trascendentale; siamo molto vicini al buddismo. Anche se la Meditazione Trascendentale nasceva per noi occidentali con un evento di cui furono protagonisti i Beatles e Mia Farrow, nel ’67 o ’68, chiamati da uno che in questa parte di mondo era considerato un furbacchione. In realtà era un guru che vendeva un metodo utilissimo affinché avvenga ciò che lei ha appena letto”.
Come si chiamava questo guru?
“Maharishi Mahesh Yogi. Qualcuno, non capendo niente, ne ha detto di tutti i colori su di lui. Ma per comprendere cosa insegnava l’unico modo valido era farsi iniziare e sperimentare. Io ho iniziato la MT nel ’68, e non l’ho mai mollata. Non ho mai mollato questo metodo”.
Cosa è la Meditazione Trascendentale? Quando ero ragazza, negli anni Settanta, ne sentivo parlare ma di fatto non so cosa sia.
“Be’ questa meditazione si basa su vari metodi. Il metodo di Maharishi era utilizzare un mantra. Un mantra è una parolina che viene ripetuta e funziona ai livelli profondi della persona che pratica. Si comincia con la respirazione e col ripetere questi mantra in silenzio. I mantra sono segreti; il motivo di questa segretezza è che è come buttare un seme, e il seme lavora in silenzio nella terra. Perciò non è giusto, non va bene che io lo dica a lei o a chiunque altro”.
Ma il mantra si sceglie o viene dato?
"No, glielo da il guru che ne sceglie uno adatto alla persona che lo riceve. Per cui io non so quale mantra sia stato dato al mio amico che pratica la MT da quando la faccio io, dal ’68.Poi sì, secondo Maharishi sarebbe dovuto accadere che, se sempre più persone avessero praticato questa meditazione, questa avrebbe influito sulla pace nel mondo. Perché avrebbe portato la pace a una comunità e poi a un’altra, e così di comunità in comunità poteva scoppiare (ride, ndr) la pace nel mondo. E’ chiaro che questo non succede, perché chi è disposto a farlo? Un po’ forse lo sono i cattolici, ma a modo loro. Mentre in India queste cose vengono fatte con molta serietà”.
Nel ’68, in quell’anno non facile, lei come si è trovata a cominciare questa pratica?
“Cercavo qualcosa che mi desse una calmata. E un bel giorno un amico che ora è morto, un filosofo, me ne parlò, mi chiese se conoscevo questa meditazione profonda, lui la chiamava così. Si chiamava Giordano Falsoni, purtroppo se ne è andato, d’altra parte ce ne andiamo tutti, ormai se ne è andato anche il guru, gli anni passano, anche un guru se ne va. Lei ascolta mai Uomini e profeti, quella trasmissione tanto bella che va in onda la domenica mattina?”.
Sì, l’ascolto spesso.
“In questo momento si stanno occupando dell’Islam perché sono aperti a tutti. Non si sono mai chiusi nel cattolicesimo”.
O nel buddismo.
“Sì, infatti”.
Nel ’68, questa pratica come la poneva rispetto alle altre persone, con gli operai e gli studenti in piazza, la politica?
“Oh, sì, la politica. Ricordo che Fuksas, a quel tempo studente di architettura, aveva avuto dei guai e in galera aveva incontrato un mio amico che adesso è morto, un filosofo, ricercatore di nome Aldo Braibanti. Braibanti ebbe fior di guai perché grazie a lui era stato abolito il reato di plagio presso i ragazzi, perché lui aveva una sorta di discepolato, e questi ragazzi preferivano stare con lui, imparare a fare i collages, a dipingere a fare queste attività che non erano quelle ufficiali… E ora chiudo con Aldo Braibanti e con questi ricordi”.
Però mi interesserebbe la reazione delle persone che la circondavano di fronte alla MT o a cose di questo tipo. Adesso è molto più comune, c’è molta gente che pratica in vari modi, nel ’68 c’erano gli hippie, pochi, da una parte e i politicizzati da un’altra. Come hanno reagito gli altri, i suoi amici, i suoi conoscenti, la società intorno a lei?
“Stupore è già una parola gentile. Diciamo che tutti quelli che mi circondavano, compresa la mia famiglia, non solo non capivano ma non volevano nemmeno fare il tentativo”.
E i suoi amici e colleghi politicizzati?
“Qualcuno reagiva deridendo; non capivano, questo è il minimo che si possa dire , e succedeva quasi sempre”.
Eravate in pochi, allora.
“Ma non è mica tanto cambiato, sa, oggi come oggi. Io dico alla mia camerierina che devo fare la mia meditazione e lei: cos’è sta meditazione? E’ una cosa che si fa, rispondo, e via. Lei è rumena”.
Però se ne parla di più. Mi ricordo che quando ero ragazzina dominava un pensiero molto politico, l’attenzione era concentrata, come dire, sui fatti.
“Ma una cosa non esclude l’altra. Cioè il fatto di respirare e ragionare mentre respiri. Gli animali sono più semplici, respirano e sono contenti. Non è che al mattino si svegliano di cattivo umore. Siamo noi che possiamo essere soggetti agli stati d’animo, ai sogni che abbiamo fatto. E i sogni possono essere più o meno simpatici, possono essere un ricordo piacevole o sgradevole, ma sappiamo che sono nuvole che vanno via dalla mente. Sono molto simili alle nuvole”.
Ritiene che i sogni possano essere un aggancio con una forza fuori di noi, che ci connettano con qualcos’altro?
“Quello che dice può essere benissimo. O sono connessioni con vari stati d’animo, come dice il brano che ha letto prima. Questa roba arriva alla coscienza, ma poi passa”.
Questa pratica che lei fa, sottintende che ci sia un’energia, o quello che è, sia al di fuori che dentro di noi? E la meditazione è un modo per connettersi con questa energia?
“Sì, sì. E’ fuori e dentro di noi. L’importante è che durante la meditazione si sia consapevoli che esiste un rapporto tra questi due piani”.
E lei ci riesce? Non è facile …
“La mente è libera di divagare e andare dove vuole. Sta a noi scegliere il luogo in cui stiamo meglio. Quel percorso, chiamiamolo provvisoriamente camminamento, è dove ci muoviamo meglio, il panorama è più bello, i suoni più gradevoli; dove ci troviamo bene respirando, come fanno gli animali in un certo senso, anche se siamo un gradino più su. Anche gli animali imparano alcune cose, anche se a un livello elementare. E quindi io pratico perché sento che mi fa bene”.
In tutti questi anni non l’ha mai abbandonata, non ha mai avuto un ripensamento?
“No. La faccio al mattino e la riprendo alla sera. Si può fare anche in due, con un compagno scelto da noi perché ci piace fisicamente e spiritualmente. Anche se è difficilissimo trovarne uno così. Io per esempio sarei una zitella, non sono sposata e non ho avuto figli, perciò mi si può appioppare la qualifica di zitella; gli inglesi direbbero single. Come mai non sono riuscita a stare più di tanto con un compagno? Io affibbiavo degli appellativi, sa, definizioni non proprio positive, dicevo ma questo è troppo borghese, quello è un bacchettone, quell’altro non ci arriva, non arriva a entrare in uno stato meditativo, analitico. Perché credo che in un certo senso ci sia anche qualcosa di scientifico, in questo. Galilei lo ha detto, Eppur si muove… Quanto ha meditato sul cielo, quanto lo ha studiato. Mi sembra una strada simile a tutto quello che le sto raccontando. Poterci prendere il lusso di fermarci e percepire, sì, è un gran lusso. Abbiamo sempre fretta, abbiamo sempre cose più importanti e necessarie da fare, e dobbiamo sempre correre. E dobbiamo pensare a ripararci da un sacco di cose, esattamente come per i capricci delle intemperie; tutte queste cose spesso si subiscono. Sa, quella frase che dicono nei film, va tutto bene”.
Sì, la dicono sempre quando tutto sta andando malissimo.
“E anche quando le cose vanno malissimo, io dentro di me, come sto? E’ a questo proposito che nel brano che ha letto prima si dice di lasciar venire a galla tutto il malessere”.
Che peso ha avuto la meditazione sul rapporto che ha avuto con i suoi compagni?
“Sicuramente l’accorgersi che qualcosa non funzionava era collegato a questo. Ma l’ideale sarebbe non aspettarsi niente se non da se stessi”.
Sarebbe bello se ci fosse piena accettazione dell’altro.
“Questa è la base della democrazia! Ma non è facile. Guardi come si discute sempre. Ciascuno è convinto che il suo convincimento sia il migliore, che gli altri siano più stupidi anche se non è affatto vero, e che probabilmente percepiscono e respirano un microuniverso diverso. Non so se mi spiego”.
Mi sembra di sì. Sul lavoro condivideva queste idee sulla meditazione con i colleghi? Ne parlava?
“No, cercavo di non parlarne, nel camerino meditavo e poi andavo in scena e saltavo dentro una realtà, un’atmosfera, completamente diversa, una realtà nella quale è meglio cantare bene perché poi arriva un bell’applauso, ed è meglio essere applauditi che fischiati o subire l’indifferenza generale”.
La meditazione l’aiutava nei confronti del pubblico? Le dava sicurezza?
“Credo proprio di sì”.
Questo libro, Il Terzo occhio, le ha schiuso una nuova strada. E’ accaduto anche con una o più canzoni?
“Be’, ho sempre voluto fare la canterina, andavo a scuola di canto. Anche ora vorrei fare un nuovo disco ma non ci riesco. Guardi quel disco lì, quel cd, Il Bestiario. E’ stato ristampato tre volte. Io ero attirata dalle canzoni, lo sono sempre stata. Una delle mie prime canzoni, una di quelle che ha avuto più successo è stata Non arrossire, l’ha mai sentita?”.
No…
Non arrossire quando ti guardo… (canta, ndr). Questa è la più famosa. L’ho scritta insieme a Giorgio Gaber, lui fece la musica e io il testo, poi con lui ne ho fatte altre”.
Allora fin da ragazzina aveva il desiderio di cantare?
“Sì, lo volevo e ho fatto questa scelta”.
Come si può definire? Qualcosa che ti preme dentro, un’esigenza, qualcosa di più?
“Credo che il paragone lei lo possa fare con il suo scrivere”.
Però io ci sono arrivata tardi.
“Be’, non ha importanza. Non è mai troppo tardi, ma nemmeno troppo presto. Io dovevo anche lavorare, perché negli anni Cinquanta, dai quindici anni e mezzo ai venti, ho lavorato. In questo periodo soffro un po’ all’idea di non poter disegnare. Disegnare per me è come cantare”.
Le copertine le ha fatte lei?
“No, quelle non le ho fatte io, l’ha fatte il copertinista. E perché Bestiario vuol dire proprio tanti animali, ne ha messo tanti intorno alla mia faccia. Poi ogni animale può avere mille riferimenti, somiglianze, simbologie”.
In che anno è uscito?
“Un bel po’ di anni fa, venti, venticinque. Ma non lo sento vecchio. Be’, se vuol sapere un po’ della mia storia, in senso lavorativo, artistico, canterino, qualcosa si trova su Google sotto Maria Monti; anche il sito, www.mariamonti.it racconta queste cose”.
Ma sentirlo da lei è diverso.
“Vero, ma è giusto per sapere cosa cavolo uno può aver fatto (ride, ndr)”.
So che lei ha lavorato tanto e con persone note.
“Be’, sì ho lavorato un po’. Sì, ho lavorato anche con gente come Gassmann, ma anche con persone non sono così conosciute; con Bertolucci ho fatto l’attrice, in Novecento, interpretavo la mamma di Olmo. Siccome erano due film, era diviso in due perché era troppo lungo”.
Si divertiva a recitare?
“Sì, sì. Ma io ho sempre visto il lavoro come un misto di dovere, fatica, piacere. Anche in teatro, idem”.
Lei faceva il paragone con lo scrivere: a me piace, ma insomma non è sempre piacevole e divertente, a volte fa persino arrabbiare, non è tutto limpido. Succede anche a lei?
“E’ così per tutto, anche per cucinare. Adesso la mia capacità di creare buoni piatti è diminuita. Mi piaceva molto cucinare, ma sono peggiorata. Lo devo accettare, ma mi piacerebbe migliorare, tornare come prima. Strane fasi”.
Lei ha sempre vissuto a Roma, dopo essere andata via da Milano?
“Sì. Ho scelto Roma perché è molto più bella ed è più vicina al mare. Venivo a Roma per fare quelle trasmissioni dirette da Antonello Falqui, quelle dove c’erano anche le Kessler, che andavano in onda il sabato. Bisognava essere a Roma il giovedì, fare le prove, il sabato andavano in onda. Si chiamavano Giardino d’inverno. Generalmente erano registrate, a volte andavano in diretta la sera stessa. Venivo a fare queste trasmissioni e la domenica dovevo tornare, poi ci aggiungevo il lunedì, il martedì, il mercoledì, restavo proprio per visitare Roma. Poi ho conosciuto un mio fidanzato, faceva il pittore, sono stata con lui finché ho resistito. Ma prima di lui c’era stato il Gaber, una storia durata tre anni, circa. Qualche volta gli lanciavo degli ultimatum, perché capisse che dovevo lasciarlo, perché era fatto in un certo modo e rispetto a me era immaturo. Non che mi vanti di essere stata più matura, però... a quel punto saltarono fuori anche altre ragioni, perché lui veniva da una famiglia più borghese. Però lui era uno in movimento, a modo suo, non è un caso che dopo che ci siamo lasciati lui abbia fatto grandi progressi, psicofisici psicoculturali, psicomentali psico tutto. Ma c’era sempre di mezzo un grande aiutante che, non a caso, lui ha pizzicato (ride, ndr), Sandro Luporini, il suo paroliere, diciamo”.
Non scriveva lui i testi?
“L’uno e l’altro, sa, quando si lavora in due c’è chi mette l’idea, c’è chi aiuta a elaborarla. Luporini diceva: Ah, ma io sto facendo un esercizietto e in realtà ha cominciato con un esercizietto, poi ha tirato fuori tutte le sue ricerche psicopolitiche e sociologiche insieme al Gaber, con grande soddisfazione e compiacimento lavorativo di entrambi, e così io mi sono messa da parte… Be’ le racconto il finale. Gli anni successivi, quando non stavamo più insieme, ogni tanto lo andavo a vedere, il Gaber, poi andavo a salutarlo in camerino, e qualche volta ci siamo ritrovati al ristorante. Una di queste volte lui, in mezzo a tutta quella gente, ad altissima voce, mi ha detto: Ma tu, perché mi hai mollato venticinque anni fa? (ride, ndr). Io avevo in mano un bicchiere di vino ed ero in piedi, perché stavo in una saletta attigua con alcuni amici, avevamo tutti visto il suo spettacolo prima di andare al ristorante, e la risposta che gli ho dato è stata: Perché ti amavo. Amare per me, in quel momento e forse sempre, voleva dire una strada evolutiva che comprenda elementi buddisti, elementi meditativi”.
E lui in quel periodo non era permeabile, diciamo?
“Sì e no. Lui era anche ragioniere. Sapeva fare i conti. Io no. Questo è un mio debole”.
Non lo dica a me
“Ma lei di che segno è?”.
Bilancia ascendente scorpione.
“Io sono cancro ascendente vergine”.
Il cancro non è un segno facile.
“Perché, lo scorpione lo è?” (Ridiamo, ndr)
In fondo quale segno lo è?
“L’astrologia, piace molto anche a me. Quindi, forse, adesso dobbiamo parlare di lei
No, io volevo scrivere su di lei. E poi non mi piace parlare di me.
“Ah, grazie, (ride, ndr) ma non vogliamo fare uno scambio, democraticamente?”.
No, altrimenti spengo…
“Allora, io sono partita da Il Terzo Occhio”.
Quando lo ha letto, più o meno? Quando è uscito?
“No, era già stato pubblicato e l’avevano già letto in molti. Lei ha quel congegno che può vedere i titoli sul computer”.
Sì, lo posso fare con il cellulare.
“Era già in giro da tempo, quando l’ho letto. A parte che se lei lo leggesse adesso le piacerebbe, apprenderebbe molto”.
E’ uscito nel 1958.
“Ne ha scritti anche altri… Ma questo ha venduto un sacco di copie. Pensa, io forse sarei pure pronta a rileggerlo, oggi. Allora me lo sono bevuto, mangiato… ma forse oggi sarei pronta a rileggerlo, come alcuni fanno con I promessi sposi, con libri letti venti, trent’anni prima”.
Sì, i romanzi di formazione, appunto. E’ stato questo il libro che l’ha cambiata, che l’ha portata alla meditazione?
“E’ stato un desiderio partito da lì, ma poi prima di realizzare un’idea ci vuole del tempo. In seguito sono stata molte volte in India, proprio per respirare quell’aria, anche se il libro si svolge in Tibet”.
Come si è trovata in India?
“Benissimo. E’ un posto che ti mette in contatto con i tuoi spazi interiori; non puoi farne a meno, anzi direi che spesso ci si va apposta, anche se l’India possiede realmente dei posti bellissimi. L’induismo... lei si avvicina a un tempio indiano e sulla porta due o tre monaci ti invitano a entrare. Dentro ci sono varie statue rappresentanti diverse correnti meditative. Una delle ultime riguarda un seguace della scuola di Gandhi che non c’è più, Aurobindo, ci deve essere la foto là su quella mensola.
Io vedo una bellissima foto di Volontè.
“Sì, ma vicino… (ride, ndr) Aurobindo, eccola là la sua foto, era un bellissimo uomo da giovane, ha scritto dei libri di grande saggezza, di grande intelligenza. Questo è un testo bellissimo, Savitri”.
Quante volte è stata in India?
“Sei o sette, ogni volta rimanevo circa tre mesi. Stavo in varie comunità, delle specie di case-albergo, le chiamano boarding house, in inglese”.
In quali parti dell’India è stata?
“Allora, all’inizio nell’India centrale, vicino a Bangalore, da Sai Baba. Poi sono andata nell’India dell’est, la parte che si affaccia sul golfo del Bengala, in un posto chiamato Auroville. L’ultima volta ci sono stata quattro o cinque anni fa. Si arriva in aereo a Chennai, quella che prima si chiamava Madras, e da lì in due ore di macchina si arriva ad Auroville”.
Tornando ai libri, lei ha letto sempre saggi? I romanzi non le piacciono?
“Dipende, le dirò che l’ultimo libro che ho iniziato a leggere, un libro bellissimo, non mi stancherò mai di dirlo, è L’idiota. Ma non sono riuscita perché non ho la pazienza di seguirlo, è un mio difetto.… Sì ho letto molto su argomenti iniziatici. Purtroppo ora che ho la vista inguaiata non posso più leggere. Shakespeare, per esempio, lo rileggerei tanto volentieri, mi piace, moltissimo. Perciò ascolto molto la radio”.
Certo che in Italia questa propensione al misticismo non deve essere stata facile.
“E’ più difficile l’altro aspetto, quello al di là di ciò che lei chiama misticismo”.
Non afferro.
“La normalità del vivere, senza quell’aiuto, mi sembra molto più difficile. Non a caso ti assegnano un mantra”.
A lei lo ha dato Mahrishi Mahesh?
“No, lui ha creato degli iniziatori, uno di questi iniziatori era andato in India, forse per curiosità ma quando ha conosciuto Mahrishi si è innamorato delle sue teorie ed è restato là. Poi quando è tornato era in grado di iniziare altri. E’ stato lui a iniziarmi, ma poi lui per campare si è messo in affari e ha sfondato in un modo molto occidentale; però questo succede anche a molti indiani che praticano la MT, una cosa non esclude l’altra”.
Nel senso che la MT non implica la rinuncia ai beni mondani?
“Certo, no. Invece nel Terzo Occhio si parla di monaci che vivono in alcune zone molto isolate del Tibet. Il Tibet è per antonomasia il posto ideale, con quei grandi silenzi”.
Ha letto Terzani, Un altro giro di giostra?
“Sì, certo. Lui è stato contagiato da tutto ciò che abbiamo detto in queste due ore. Mi dispiace che gli sia venuta quella malattia che lo ha portato via. Ma pensi che del Buddha si dice che sia morto mangiando carne di maiale. Ma sembra che i sapienti sapessero che carne di maiale è un’erba in realtà, chiamata così. Allora Buddha è morto mangiando l’erba carne di maiale o la carne di maiale? (ride, ndr). Questo rimarrà un mistero”.
Nel buddismo mi stupisce che sia lecito mangiare carne, mi sembra un controsenso.
“Sì, però quando mangio il prosciutto mi accorgo che mi tira su. Ma nella meditazione appesantisce, disturba un po’. Difatti in questi posti dove sono stata, in India, sono sempre tutti vegetariani. Solo una volta ho acquistato un pesce e l’ho regalato alle ultime persone che mi hanno ospitato in una boarding house ad Auroville; era un pesce lungo così… pesava tanto. Ci abbiamo mangiato in sette od otto persone, è stato fatto un pranzo apposta, condito con patate verdure; un pezzetto a testa. Comunque anche il pesce é carne. Però fa bene…”.