LIBRI, FICTION E LINGUA

ADDIO ANGELO SFERRAZZA, PARTIGIANO CATTOLICO, EUROPEISTA
E BLOGGER

GIUSEPPE MARCHETTI TRICAMO

Segnaliamo con dolore la scomparsa di Angelo Sferrazza, partigiano cattolico, giornalista Rai e tante altre cose ancora. Non solo perché era tra i nostri più apprezzati e autorevoli blogger, ma soprattutto perché unanimemente apprezzato per la sua carica umana, la sua cultura, la sua competenza specie in politica estera e la sua ferma passione europeista. Ce lo ha portato via, a 84 anni, il coronavirus, alleato in questa tristissima impresa da vecchi problemi di cuore. Lo ricordiamo con un pezzo del suo vecchio amico GIUSEPPE MARCHETTI TRICAMO, l'ultimo suo blog su infodem e il ricordo di BARBARA SCARAMUCCI su Articolo21, di VINCENZO VARAGONA sul sito dell'Ucsi e di SILVIA COSTA, già deputata democristiana ed eurodeputata.

Un intellettuale a tutto tondo, protagonista della cultura democratica del nostro Paese fin dagli anni della gioventù. Europeista convinto: “Nella poltrona per tre di Cina, Russia e Stati Uniti”, diceva, “non c’è posto per l’Europa. Ma questo ha contribuito ad un risveglio e un salto di qualità nella politica europea, seppur faticoso, ma reale”. Angelo Sferrazza eraun profondo conoscitore delle vicende internazionali (in particolare degli Usa e del Medio Oriente). Per me era l’amico di una vita: prima nei movimenti giovanili e poi in Rai. E lì, tra viale Mazzini e via Col di Lana, la nostra frequentazione era diventata assidua ed era continuata anche dopo il nostro distacco dall’Azienda.
Frequentemente mi ricordava una delle massime di Bacone: “C’è poca amicizia nel mondo e men che mai fra eguali”, aggiungendo: “Lla nostra teniamocela stretta”. E nel tempo è diventata ancora più intensa quasi giornaliera. Anche d’estate quando lasciava Roma per la sua Fano.
La prima volta che è venuto a Roma l’ha fatto per conoscere Spinelli e la moglie Ursula. “Abitavano”, mi raccontò, “in una modesta villetta all’inizio di Monte Mario, quando non c’era l’Hilton, ma prati e greggi di pecore. La famiglia Spinelli ospitava per alcuni giorni gruppi di 5,6 giovani di varie parti d’Italia. Io venivo da Fano, per la prima volta a Roma e fresco di maturità classica. Ore e ore a sentire i ricordi, i progetti. Il mio più forte ricordo: la sua pacatezza nel ragionamento, nel parlare, quasi un sussurro... Ripartimmo da Roma con la tessera del Mfe con la sua firma autografa”.
Con Angelo Sferrazza, ci scambiavamo le nostre riflessioni sulla storia, sui libri in uscita, sui fatti della vita. Anche su questo virus assassino. Durante il precedente lockdown ci siamo chiesti quali sarebbero stati i cambiamenti “dopo”. Tante le buone intenzioni, ma rimandate a tempi migliori. A cominciare dal proposito di continuare a collaborare assieme. Lui aveva accolto con entusiasmo l’invito a scrivere per Infodem. Sul suo blog troverete i suoi articoli più recenti.
Era un uomo gentile, Angelo. Concludeva ogni telefonata con un grazie. Anche quando era l’interlocutore a dover ringraziare lui.
La notizia della sua scomparsa, in questo tristissimo dicembre, mi ha trafitto il cuore. Non avevo notizie da qualche giorno. Non avevo dato il giusto peso a quel suo messaggio nel quale mi diceva che non poteva rispondere perché i medici gli avevano proibito l’uso del telefono per qualche giorno. E l’indomani, in qualche riga, mi annunciava di essere sottoposto ad una lunga e faticosa terapia per l’ossigenazione, con pochi effetti. E al mio whatsapp di incoraggiamento rispondeva, come sua abitudine, "grazie". Grazie a te, Angelo, per la tua amicizia.

Il suo ultimo blog
ELEZIONI IN USA
MENTRE IL COVID-19 TESSE
LA SUA TELA DI RAGNO
data: 28/10/2020 09:10

-9 alle elezioni Usa (mentre scriviamo) e la seconda ondata del Covid-19 che colpisce con forza tutti i Paesi, soprattutto l’Europa e gli Stati Uniti. Fuori dal covid-19 sembrano essere la Cina ed altri paesi asiatici, Corea e in parte Giappone. Durante il precedente lockdown ci siama chiesti quali sarebbere stati i cambiamenti “dopo”. Tante le buone intenzioni, ma al dunque se non travolte, certamente rimandate a tempi migliori. A cominciare dal proposito di collaborare assieme, in una specie di irenico ONU. Invece stiamo assistendo ad un procedere isolato, egoistico, dove anzi si sfruttano le difficoltà degli altri a fini politici e speculativi.
L’esempio più eclatante è quello del vaccino, come si vede nel conflitto fra Cina, Russia e Stati Uniti. Nella poltrona per tre, non c’è posto per l’Europa. Ma questo ha contribuito ad un risveglio e un salto di qualità nella politica europea, seppur faticoso, ma reale. Divisa fra chi condivide la linea Merkel-Macron, i Paesi “frugali” e gruppo Visegrad, abbiamo assistito ultimamente ad una unità di voto sulle sanzioni alla Bielorussia e alla Turchia. La situazione generale obbliga l’Europa, se non vuol sparire, ad avere una politica estera e di difesa comune. Anche perché l’Europa deve recuperare tempo, generare un pensiero comune e strutture nuove. Si era subito capito che la linea trumpiana era quella dello stravolgimento della politica estera nei confronti dell’Europa, non più alleata, ma concorrente. Tutti ricordano i giochetti del ritiro delle truppe americane dalla Germania e la disputa per la condivisione dei costi della Nato. Una politica che è piaciuta a Putin, ma che non ne ha ricavato molto, preso com’è da una serie di difficoltà interne ed esterne.
La tela di ragno del Covid-19 non ha bloccato mutamenti dell’assetto e degli equilibri internazionali. Come in una zona che sembrava bloccata e sempre sull’orlo di una guerra: il Grande Medio Oriente. Il 15 settembre si è firmato a Washington l’accordo “Abramo” fra Israele e gli Emirati Uniti Arabi e il Bahrein. “Notaio” il Presidente Trump che incassa un successo per la sua campagna elettorale e soprattutto per il premier Benjamin Netanyahu, in affanno per come ha gestito il problema Covid-19, ma soprattutto per i suoi guai giudiziari. L’accordo cambia totalmente la situazione politica, militare ed economica dell’area consentendo agli Usa di poter ritirare truppe dalla zona, conservando i loro interessi da Suez allo stretto di Hormuz, dove passa il 30% del petrolio del mondo e dove si affrontano navi iraniane e americane. Ma di questi cambiamenti è Israele ad avere il maggior successo per il futuro e la sicurezza del Paese. Israele porta a cinque, ultimo il Sudan, i Paesi con cui avrà rapporti diplomatici. Altri in attesa. L’”operazione” è iniziata il 6 dicembre del 2017 con il riconoscimente da parte degli Usa di Gerusalemme capitale di Israele. Tiepide le reazioni di alcuni Paesi Arabi a cominciare dall’Arabia Saudita del principe Mohamed Bin Salman.
Prendeva così corpo quell’alleanza di fatto dei sunniti contro gli sciiti dell’Iran. Ma l’area si allarga fino al Mediterraneo Orientale. Un’area dai confini marini incerti fra Turchia, Cipro e Grecia, dove navi da guerra che battono bandiere diverse e aerei si sfiorano pericolosamente, con la Francia presente con una portaerei, la Charles De Gaulle. Ma anche altri, Israeliani, Egiziani, libanesi, Russi. La posta? Gas e gasdotti, petrolio sotto l’azzurro Mediterraneo. La storia ci insegna che quando si parla di petrolio e gas, che valgono miliardi di dollari, il gioco si fa duro. Se ne potrebbe accorgere Joe Biden, che nell’ultimo dibattito con Trump ha detto cose sacrosante sul petrolio, ma da maneggiare con cura in una campagna elettorale così tesa e incerta. E la crisi dell’area è frutto anche della politica di Erdogan, che forte di una grande tradizione storica come l’Iran, cerca di avere un posto fra le medie potenze sognando di rinnovare l’impero ottomano. Lo dimostra nel Kurdistan, in Siria, dove affronta la Russia.
Ma ora tutti siamo in attesa del 3 novembre. L’America al voto. Prevedere chi vincerà è un rischio che dopo l’esperienza di Hillary Clinton non ci possiamo permettere. Una campagna elettorale fuori degli schemi per il coronavirus di Trump, ma superato con facilità, cavia di nuovi farmaci miracolosi, solo per lui! Il Covid-19 è stato uno dei temi più importanti dello scontro elettorale. Una dimostrazione ancora una volta, della “variabilità” di Trump, reduce da un quadriennio di politiche alternanti e contraddittorie in casa e fuori. Con viaggi entusiasti nella tana del lupo, Cina, Corea del Nord, qui al limite del macchiettismo, in India, Giappone, Europa con brutte figure di ogni genere e in casa un viavai di collaboratori di ogni livello. Un elenco senza fine, con qualche strappo alla Costituzione e alla prassi. Un uso disinvolto della Guardia Nazionale e Fbi nelle proteste in seguito alla morte di George Perry Floid a Minneapolis. Per capire il successo di Trump bisogna conoscere gli Stati Uniti, non fermarsi a New York, Washington, Boston, S. Fracisco. Bisogna scendere nell’Arkansas, in Alabama, Georgia, Michigan o Stati del centro come Nebraska, Tennessee ed altri. Trump è un grande attore, parla alla pancia degli elettori, si immedesima in loro. Questo basta per vincere una elezione, ma non per conservare il ruolo degli Stati Uniti come guida e prima potenza del mondo. Gli Stati Uniti sono di fatto sotto assedio e il dopo elezioni sarà il momento della verità. A chi spetta il ruolo di potenza egemone? Alla Cina? Sarà una guerra non combattuta con le armi, ma sulle nuove tecnologie e a chi avrà più alleati. Quella che gli esperti chiamano “guerra irregolare”. La Cina che ha battuto il coronavirus prima di noi è pronta con una economia in espansione, un Pil in aumento ed un vivace mercato interno.
I democratici hanno un programma ragionato, volto verso il futuro, ambiente, lotta alla povertà, corente con la Costituzione. E Biden con qualche inciampo e tentennamento è stato capace di presentarlo. Accanto a lui Obama che è uscito allo scoperto e con coraggio. Ma gli americani sanno che questa volta si vota anche per i vice Presidenti, data l’età dei candidati, 74 Trump e 77 Biden, per il conservatore Mike Pence e Kamala Harris, la prima donna che sarebbe eletta come Vice-Presidente, senatrice della California, di madre indiana, padre giamaicano e un marito ebreo. Sarebbe la nuova America che avanza. -8….. a mercoledi 3!

IL RICORDO DI BARBARA SCARAMUCCI
SU ARTICOLO21
Anche Angelo ha ceduto in 10 giorni a questo flagello: a 84 anni e già tanti problemi al cuore Angelo Sferrazza ci ha lasciati. Per lunghi anni tesoriere dell’Ucsi e vice presidente dei partigiani cattolici, e per lunghi anni vicedirettore con me alle Teche Rai, Sferrazza era un giornalista sui generis, che aveva cominciato il mestiere giovanissimo al Popolo, ma poi si era dedicato alla politica estera e alla cultura, lavorando a lungo proprio nella produzione culturale della Rai. Amava approfondire ogni argomento, qualsiasi tema, anche quello apparentemente più banale, era per lui spunto di riflessione, di collegamenti con la storia, con il pensiero filosofico, con lo scenario internazionale.
Angelo era un conversatore meraviglioso, una enciclopedia vivente, una persona impegnata per decenni in ogni evento in difesa della costituzione, della resistenza, dei valori democratici, partecipava a iniziative di volontariato soprattutto per parlare ai giovani delle radici della nostra repubblica, della forza dei principi su cui era fondata. Voleva ricostruire lo spirito della resistenza e della fondazione dell’Europa, alla quale pure aveva partecipato lavorando con i fondatori della CEE fin dal lontano 1957.
Ci mancherà Angelo, come ci mancano i troppi morti di Covid di quella generazione che ha ricostruito l’Italia e la cui lenta scomparsa ci sta privando di un contributo di storia, di cultura, di senso civico di cui ancora non ci rendiamo neanche conto.

VINCENZO VARAGONA SUL SITO
DELL’UNIONE CATTOLICA DELLA STAMPA ITALIANA
Angelo, uomo colto, navigato, di mondo, aveva una conoscenza sconfinata, in particolare delle vicende internazionali, soprattutto di Medio Oriente e di Stati Uniti, due mondi uniti nella stessa scacchiera. Una preparazione che ho potuto sperimentare nel corso di un viaggio, insieme, in Terra santa, due anni fa. Sapeva tutto e la consapevolezza di saperlo gli permetteva una disinvoltura impressionante negli incontri con autorità e giornalisti locali.
Giornalista Rai, nell’esperienza Ucsi è stato vicepresidente e segretario nazionale. Chi ha condiviso con lui quel periodo ne ricorda, appunto, il notevole spessore intellettuale e anche il carattere molto deciso. Aveva tanta energia, che ultimamente canalizzava in un blog, molto seguito, per la competenza e la conoscenza di dinamiche internazionali essenziali per capire equilibri spesso nascosti e individuare prospettive di soluzioni che puntualmente poi si avveravano.
Si era formato nel "Popolo" e aveva maturato una sua capacità di navigare in ambienti anche politici difficili: quando lo definivano ‘vecchia volpe democristiana’ non si mostrava infastidito. Anzi ne era orgoglioso, perché gli si riconosceva una classe e uno spessore ormai pressoché irreperibili. E lui, quei personaggi che avevano fatto la Costituzione, li aveva conosciuti, bene o male, tutti.
Scriveva anche per il giornale dell’Associazione Carabinieri, segnalava i suoi pezzi attraverso i social, e leggeva tanto, seguiva tutto. L’ultimo messaggio, poche settimane fa. Aveva visto un mio articolo su Avvenire e ci teneva a farmi sapere che gli era piaciuto. Un modo per sentirci vicini.
La sua ‘scorza’ da uomo si mondo era stata scalfita dalla malattia e dalla morte della moglie. Un colpo durissimo, che avevo cercato di attenuare con il libro di padre Alberto Maggi: “Chi non muore si rivede”, un ‘farmaco’ che più che rigenerare resuscita. Mi aveva ringraziato, perché aveva trovato il modo di continuare a vivere meglio sentendosi più vicino alla moglie. Così era riuscito a tornare alle sue passioni civili, il diritto dovere e valore del giornalismo, della politica, dell’Europa, cominciando dall’antifascismo e dalla Resistenza. Come tutti temeva questa pandemia, che ha accorciato quella strada, che aveva voluto cominciare lentamente a percorrere per raggiungere la persona che più aveva amato.

IL RICORDO DI SILVIA COSTA
(già deputata della Dc, eurodeputata, oggi Commissario Straordinario per il recupero dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano-Ventotene)

Purtroppo ieri notte ci ha lasciato Angelo Sferrazza. Un uomo indimenticabile ed elegante, un giornalista di grande cultura, vice presidente della Associazione dei partigiani cristiani, esperto di politica estera, un grande democratico e un cattolico coerente e aperto al dialogo. L’avevo conosciuto più di 40 anni fa. Lui lavorava in Rai, dove si occupava di politica estera, collaborava al Popolo a e alla Discussione dove era direttore un brillante e colto giovane parlamentare, Bartolo Ciccardini. E Angelo insieme a tanti altri intellettuali cattolici democratici aveva accettato di fare una specie di scuola politica a un gruppetto di neo laureati tra cui io, che avevano cominciato a collaborare con la Discussione e poi a curare un suo supplemento che ci era stato affidato (“Noi giovani idee”). Ma, sempre, leggere i suoi articoli lì e le sue analisi profonde o ascoltarlo in conferenze o incontri all’Istituto Sturzo o altrove era un piacere e un insegnamento offerto con generosità, grande cultura storica e politica, con garbo e onestà intellettuale. Ritrovare Angelo, grazie a Beppe Matulli e all’Associazione nazionale partigiani cristiani, io diventata Vice presidente e Maria Pia Garavaglia Presidente, e condividere con lui questi mesi è stato un dono e una grazia. Angelo era un profondo conoscitore della storia della Resistenza ed era un partigiano cristiano nel cuore, così come aveva nel cuore la sua Fano, sempre. Mi sembra impossibile non poterlo più vedere alle nostre riunioni a stimolarci con le sue idee e la sua grande e inesausta passione di democratico colto e di cattolico esigente. Ma soprattutto mi mancherà la sua amicizia così leale e fedele. Ciao, caro Angelo e un abbraccio alla sua bella famiglia