I Fatti

DISAVANZO E DEBITI:
CHE SUCCEDE IN CASAGIT?

  • 10/11/2008 23.50.38

Che sta succedendo alla Casagit, la cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti? Anzi, che sta succedendo della Casagit? E’ vero che, senza radicali e dolorosi provvedimenti, “fra tre-quattro anni sarà morta”? Due dati paiono acclarati: il disavanzo gestionale di 3,9 milioni di nel consuntivo 2007 e 13,6 milioni di euro di “buco” pregresso. Leggiamo questi tre documenti per tentare di capirci qualcosa.

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L’insostenibile vaghezza

degli amministratori Casagit

di Maria Grazia Molinari

(Stampa democratica, Milano, 10 novembre 2008)

I dati sono “affiorati” improvvisamente, in tutta la loro drammaticità: 3,9 milioni di euro di rosso nel bilancio 2007, 13,6 milioni di euro di “buco” pregresso. Dati a sorpresa, sottolineati da una solenne “promessa” del presidente Casagit, Andrea Leone: sono in arrivo tempi grami, di sacrificio per tutti. Senza sacrifici la Casagit fra tre-quattro anni sarà morta. Come, morta la nostra Cassa? Uno dei fiori all’occhiello, dei presidi dei giornalisti italiani. Ma cosa è successo? E, noi soci, dov’eravamo intanto che succedeva il finimondo? Personalmente ho cercato di capire - andando a rileggere i dati messi a disposizione dalla Casagit - dove mi fossi distratta. Ho riletto comunicati e comunicazioni ufficiali e sono stata improvvisamente abbagliata dall’insostenibile vaghezza degli amministratori della Cassa. Di questa “vaghezza”, per la verità, avevano tentato di avvertirci sia Paola D’Amico sia Costantino Muscau, delegati senza potere: ne avevo preso buona nota ma non li ho aiutati a spezzare la rete di “osanna” che avvolgeva i vertici Casagit. Posto d’onore, ovviamente, al Presidente che in una sua nota del 3 novembre (curiosamente diffusa da Autonomia e Solidarietà, la componente di maggioranza di cui è esponente di rilievo) esordisce così: “All’inizio del mio mandato avevo preso l’impegno di arrivare alla fine del quadriennio con un bilancio più chiaro che fosse trasparente e, quindi, certificabile.” L’affermazione lascia a bocca aperta. Ma di quale quadriennio parla il presidente Leone? Perché, almeno ad una prima lettura, la frase sembra voler dire che, al suo insediamento, egli avesse notato una sostanziale e preoccupante mancanza di trasparenza cui porre rimedio. Invece… Ecco chi ha governato la Casagit negli ultimi dieci anni. 5 luglio 1998, presidente è (ancora) Mimmo Ferrara, vicepresidente vicario Andrea Leone 6 luglio 2001, Leone diventa presidente Casagit, vicepresidente vicario è Laura Delli Colli 23 novembre 2005, Leone è confermato presidente per acclamazione (strana acclamazione visto che nel frattempo c’era stato il pasticciaccio delle prime elezioni elettroniche, rinviate a gran richiesta per totale mancanza di segretezza del voto). In questa legislatura Laura Delli Colli è confermata vicepresidente vicario, affiancata da Andrea Camporese, attuale presidente Inpgi. Dunque, Andrea Leone ha un ruolo decisionale da almeno dieci anni. E solo oggi scopre (e con lui ci si augura che l’abbia scoperto l’intero Cda) che, accanto al rosso di bilancio, esiste un buco nero di quasi 14 milioni di euro. Questa voragine sarebbe emersa per un diverso metodo di redazione del bilancio (cassa/competenza) che avrebbe evidenziato forti ritardi nelle richieste di rimborso facendo sì che i risultati dei singoli anni non fossero realistici. In altre parole, scrive Leone, “le riserve accumulate negli anni non erano di fatto avanzi di gestione, ma mancati pagamenti di spese già fatte dai soci e, quindi, da rimborsare”. Attualmente le richieste di rimborso possono essere presentate fino a due anni dopo il prodursi dell’evento. Anzi, dichiara il presidente che, in realtà, Casagit è arrivata a rimborsare pratiche vecchie di cinque anni (quando si dice il rispetto delle regole…). Bene, ora arriva il giro di vite: non più due anni, neppure un anno, neppure sei mesi bensì tre mesi. Sarà interessante capire come faranno gli uffici visto che vige la raccomandazione di raggruppare pratiche fino a raggiungere almeno i 100 euro. E’ chiaro che i soci saranno spinti a presentare anche un solo giustificativo per volta. Bilancio 2007. Il 29 maggio 2008 si svolge l’assemblea nazionale dei delegati. Sul sito Casagit, accanto a una foto del presidente e del tavolo presidenziale, compare un testo nel quale si comunica che l’assemblea ha approvato il bilancio consuntivo 2007 “che ha risentito della stagnazione dei contributi determinata tra l’altro dal mancato rinnovo del contratto collettivo di lavoro dei giornalisti…”. Non una cifra. E solo pochi giorni fa emerge la dura realtà: il bilancio 2007 registra una perdita di ben 3,9 milioni di euro. Quello del 2008 non sarà meglio. Torna la domanda: cosa è successo? Da cosa derivano queste perdite? Sarebbe bene che qualcuno spiegasse chiaramente e senza reticenze la situazione. Il bilancio 2006 si era chiuso con una perdita contenuta in 814mila euro così commentata sul sito Casagit: il “rosso deriva dal mancato rinnovo del contratto nazionale”. Ma, si precisa, “non è un negativo strutturale ed è ampiamente bilanciato dal Fondo di garanzia”. Nel 2004 i conti avevano registrato addirittura un utile di 5 milioni di euro. Fatto anomalo perché un ente come la Casagit non deve accumulare utili ma gestire possibili avanzi in modo da fornire una migliore assistenza ai soci, come enunciato dal presidente della Cassa. Dopo di che l’apocalisse. Obbligazioni Lehman Brothers. 600 mila euro investiti e inghiottiti (speriamo non tutti) dai ripetuti crolli dei mercati finanziari. Ora il problema è sì rappresentato dalla perdita ma, ancor prima, dalla scelta di investire i soldi dei giornalisti italiani sul mercato speculativo. Due quesiti ai quali il vertice Casagit dovrà dare risposta: chi ha deciso di investire sui mercati mondiali? E chi ha scelto (sceglie) il tipo di investimento? Ancora: quanto è costata la sanatoria per i colleghi con contratto Aer-Anti-Corallo? Un contratto che ha sancito il fatto che esistono giornalisti di serie A e di serie B. Un contratto che ha riflessi negativi su Inpgi e Casagit ma al quale Casagit non si è mai opposta. Di risposte ha bisogno la categoria. Molte risposte, rapide e precise. (www.stampademocratica.it)

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I debiti della Casagit

di Andrea Leone

(Presidente della Cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti italiani)

All'inizio del mio mandato avevo preso l'impegno di arrivare alla fine del quadriennio con un bilancio più chiaro che fosse trasparente e, quindi, certificabile. Un processo necessariamente lungo e difficile che ora è arrivato a conclusione. Alla base di tutto c'è la regola della Casagit che consente di presentare le pratiche entro due anni. Un termine non ultimativo cui, spesso, si deroga arrivando a rimborsare a percentuale ridotta anche pratiche di cinque anni prima. Gli enti no profit non hanno regole per la preparazione dei bilanci, se non, ovviamente, quella di non presentare dati falsi. In altre parole, quando si compila un bilancio si può scegliere di stabilire che entrano nell'esercizio tutti i contributi e le spese di cui la Cassa ha avuto conoscenza fino alla fine dell'anno, ovvero tutte le pratiche di rimborso arrivate agli uffici. La presunzione è che l'andamento sia costante nel tempo e che le pratiche di anni precedenti valgano all'incirca lo stesso negli anni successivi. In questo modo, però, ci si accorge di eventuali aumenti delle richieste di rimborso, sia in numero sia in valore, con un anno di ritardo. Questo modo di procedere si chiama contabilità per cassa. Per le aziende profit, quotate o no, si deve, invece, procedere con il principio di competenza. Ogni spesa che matura in un certo periodo (un ricovero, ad esempio, del 2007) deve entrare nel bilancio di quell'anno e non in quello successivo. Questo consente di avere una visibilità più immediata di ciò che accade. Il passaggio da un sistema all'altro comporta alcune complessità. Si devono accantonare somme per le fatture da ricevere, prudenzialmente stimate al rialzo, e il primo anno si devono conteggiare sia quelle provenienti dagli anni precedenti sia quelle che arriveranno. Non essendo stato fatto all'inizio, questo modo di procedere ha fatto sì che si accumulasse un fardello, che prima o poi doveva essere esposto. Questo succede nel bilancio del 2008. Scontiamo il trascinamento degli anni precedenti e anticipiamo quanto arriverà nei prossimi. In pratica, basandoci sul flusso di richieste di rimborso relative agli anni scorsi, inseriamo anche il controvalore di due mesi di lavorazione. E' come se avessimo lavorato 14 mesi invece di 12. Le riserve accumulate negli anni non erano di fatto avanzi di gestione, ma mancati pagamenti di spese già fatte dai soci e, quindi, da rimborsare. Si tratta di quei famosi 13.6 milioni che graveranno sul bilancio 2008. Un primo inderogabile provvedimento che ne consegue è l'accorciamento dei termini per la presentazione delle richieste di rimborso. Ma per arrivarci era necessario impostare il nuovo sistema contabile. Due domande sorgono a questo punto spontanee: perché non lo avete fatto prima? Risposta: perché abbiamo dovuto aggiornare i sistemi informativi per rendere possibile la raccolta dei dati necessari. La seconda: perché lo fate ora? Perché, innanzi tutto, pensiamo che sia indispensabile per la salute della Casagit e, poi, ci saremo costretti entro il 2010 dalle normative sui fondi sanitari integrativi, che prevederanno la presentazione di bilanci di questo tipo. Altra cosa è il deficit di esercizio (3.9 milioni) al quale bisogna urgentemente porre rimedio. E stiamo provvedendo. Dovremo realizzare un risparmio del 10%, buona parte del quale necessariamente ricadrà sugli assistiti. L'alternativa, conti alla mano, è che tra tre-quattro anni la Casagit chiuda. Martedì 4 novembre il Consiglio d'amministrazione si riunisce e discute delle possibili misure da adottare, mantendo fermo il criterio della solidarietà e della socialità che caratterizza la Cassa. Di ogni orientamento assunto daremo adeguata informazione.

(www.affaritaliani.it, 4 novembre 2008)

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Nel 2008 3,9 milioni di perdite per la Casagit.

La Cassa obbligazioni ha 600mila euro

di Fondi Lehman Brothers in pancia

 (da www.francoabruzzo.it, 31 ottobre 2008)

Debiti per la Casagit, che comunica che "il Consiglio di Amministrazione della Casagit si è riunito oggi per esaminare il preconsuntivo dell'esercizio 2008. Secondo le previsioni il disavanzo gestionale dovrebbe essere di 3,9 milioni di euro in linea con il consuntivo 2007. Il risparmio che la Cassa deve realizzare è pari al 10 per cento. Questa misura consentirà di riportare nell'arco di un biennio i conti della Casagit in attivo. Sul disavanzo pesano le condizioni generali dell'offerta sanitaria del nostro paese, il mancato rinnovo contrattuale dei giornalisti italiani (ogni punto percentuale di incremento retributivo porta alla Cassa circa 750.000 euro), il crescente divario tra le contribuzioni ed il costo delle prestazioni, il calo del numero dei giornalisti contrattualizzati e l'invecchiamento medio della nostra popolazione di assistiti. Nel corso di questo mandato il Consiglio ha deciso di adottare regole che prevedono l'applicazione del criterio di competenza in luogo di quello di cassa per la redazione dei bilanci, prassi seguita sinora dalla maggioranza dei Fondi Sanitari. Questo cambiamento, che nasce anche dall'esigenza di allineare la Casagit alle prossime normativa in materia, ha evidenziato 14 milioni di euro di oneri pregressi. Casagit precisa che si tratta di somme comunque ampiamente garantite dal Fondo di Riserva il cui onere sarà ammortizzato consentendo di liberare, del tutto, i prossimi esercizi da 'fardelli" contabili non compatibili con le nuove regole. D'ora in poi dovranno, quindi, entrare nel bilancio di esercizio tutte le voci di spesa effettuate nell'anno di competenza. Aver riclassificato anche gli esercizi precedenti con queste procedure offre un quadro che, seppur difficile, ci permette di orientare le scelte future per il mantenimento dell'efficienza della Casagit. Impone, responsabilmente, misure sulle quali confidiamo di incontrare il consenso dei colleghi. Il Consiglio di Amministrazione proseguirà i lavori martedì prossimo”.

Nota. In pancia alla Cassa obbligazioni Lehman Brothers per 600mila euro. Dal corrispondente Francesco M. De Bonis (cronista collettivo) Il comunicato della Casagit fa capire che la vigilanza sui conti negli anni passati è stata almeno approssimativa. Il Fondo di riserva è forte di 29 milioni di euro. Senza misure strutturali efficaci, la Casagit ha soltanto 4 anni di vita (con perdite annuali di 4 milioni di euro). Il comunicato, però, non spende una parola sulle obbligazioni Lehman Brothers per 600mila euro in pancia. Si sa che alla prossima assemblea dei delegati il presidente Andrea Leone (Autonomia&Solidarietà-Nuova informazione) chiederà che ne sia approvata la svalutazione al 70 per cento. La Casagit, quindi, ha sbagliato come tante banche e tante assicurazioni. L’obiettivo è quello di recuperare 180mila dei 600mila euro investiti in quelle fatali obbligazioni. Vedremo.

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