I Fatti

Polemica sul "Fatto" tra Ferrara e Gruppo Mauri

di IL VELINO (*)

  • 14/07/2009 21.36.36

Non è nemmeno nato, ma già “scalda” da settimane le cronache editoriali. “Il fatto”, il quotidiano di Antonio Padellaro che dovrebbe uscire a partire da settembre, un punto pare averlo già segnato: quello di aver acceso su di sé i riflettori del mondo dell’informazione, grazie anche alla presenza di un nome “ingombrante” e di assicuro richiamo: Marco Travaglio. Ma la manovra che nell’arco di un paio di mesi dovrebbe portare nelle edicole la nuova avventura dell’ex direttore dell’Unità ha finito per coinvolgere in breve anche il suo sponsor editoriale, il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (Gems), attraverso una sua controllata (al 49 per cento): la casa editrice Chiarelettere. Della fitta rete di relazione dietro l’operazione ha dato conto martedì scorso Il Foglio, di Giuliano Ferrara, che ha apertamente accusato l’editore l’intenzione di varare “un giornale forcaiolo e antiberlusconiano” per cercare di “costruire un gruppo editoriale alternativo al polo di Segrate”, proponendosi al mercato come “il cuore pulsante dell’ideologia antiberlusconiana”. Casus belli? L’acquisizione, da parte di Gems, della torinese Bollati Boringhieri, che porta ormai il presidente e amministratore delegato Mauri Spagnoli a ridosso della seconda posizione di Rcs (8,9 contro 12,8 per cento del mercato editoriale italiano). A sostegno delle proprie tesi, il quotidiano di Giuliano Ferrara porta due delle ultime pubblicazioni “strappate” dal vasto universo Gems per il mancato esercizio delle legittime prelazioni delle case proprietarie dell’esclusiva: “Il corpo del capo” di Marco Belpoliti, pubblicato da Guanda dopo il rifiuto di Einaudi per l’azzardato paragone iconografico Mussolini-Berlusconi e il “Quaderno” del Nobel Josè Saramago, bocciato (sempre da Einaudi) per la definizione di “delinquente” affibbiata a Silvio Berlusconi e per i tipi della nuova recluta Bollati Boringhieri. Senza considerare, aggiunge “Il Foglio, che proprio Chiarelettere pubblica - “a getto continuo”, è la chiosa – gli istant book di Marco Travaglio & Co (non a caso “Travaglio editore” era il titolo del servizio di prima pagina). Quanto basta per una replica a stretto giro di posta, sotto forma di “precisazione” dello stesso Stefano Mauri. Una puntigliosa contestazione delle deduzioni del giornale, a cominciare dall’intenzione di svolgere il ruolo di centrale editoriale dell’antiberlusconismo, tanto da riservare un tributo alla “conduzione manageriale della Mondadori, il cui vertice ricorda ogni volta che può che sono gli autori a scrivere i libri e non gli editori. Possibile che pochi libri, sulle migliaia che pubblichiamo, bastino a etichettare una ricca attività editoriale?”. Infine, la puntualizzazione politica: “Non sono mai stato né ‘berlusconista’ né comunista”. A controreplicare, stavolta, è Ferrara in persona, sotto lo stemma dell’elefantino rosso con cui sigla i suoi pezzi. Il direttore difende “l’analisi fattuale ‘piccante’”, punzecchia l’excusatio non petita della professione di “a-comunismo” e conclude: “Basta non nascondere la mano che tira il sasso”.

(*) 13 luglio 2009

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