Osservatorio sulla crisi: Calta, agenzie, Mtv...
Brevi aggiornamenti sullo stato di crisi dell'editoria. Si inasprisce la vertenza al Messaggero. Caltagirone - anche per il tipo di "ristrutturazioni" in corso al Mattino e al Gazzettino, e per quelle preannunciate nelle altre sue testate minori - comincia ad essere visto dal sindacato dei giornalisti come la testa di lancia di "quella parte degli editori che, complici le reali difficoltà, tende a rendere residuale il ruolo dei giornalisti nella fattura dei giornali". Taglio di 48 giornalisti al quotidiano romano. "Drastico piano di licenziamenti” nelle agenzie Apcom e Dire. Tagli di 50 lavoratori alla Mtv. Crepe anche in provincia: tocca ora alla Provincia di Como. Una buona notizia solo dall'Unità: vende (o venderebbe) di più che l'anno scorso.
SI INASPRISCE LA VERTENZA AL MESSAGGERO
“La vertenza che riguarda la redazione del Messaggero si va inasprendo sempre più, ma in controluce mostra anche il suo rilievo di questione nazionale nel panorama dell’editoria italiana". Per il segretario dell’Associazione Stampa Romana, Paolo Butturini, "siamo di fronte a un editore impuro che, all’indomani della firma del contratto nazionale, ha avviato un piano di ristrutturazione in varie testate del suo gruppo: Il Mattino di Napoli, Il Gazzettino e, appunto, Il Messaggero. Il numero di esuberi indicati nella testata romana, 48, rappresenta un taglio pesantissimo che mette a rischio l’identità stessa del giornale, la sua funzione di organo di informazione nazionale e di punto di riferimento della regione Lazio. Anche sotto il profilo del conto economico appare del tutto evidente la sproporzione, anche in prospettiva, fra gli effetti di una crisi che attanaglia il settore editoriale e i sacrifici chiesti alla redazione che non possono non avere effetti sulla qualità dell’informazione e sul futuro della testata. L’impressione è che Caltagirone guidi quella parte degli editori che, complici le reali difficoltà, tende a rendere residuale il ruolo dei giornalisti nella fattura del giornale. Ma questo attacco per la sua dimensione e profondità, per i riflessi su una questione come la libertà di informazione, non può non avere riflessi più generali sul ruolo che devono svolgere il dipartimento dell’Editoria, il Ministero del Lavoro e quello del Tesoro. Va attentamente ridefinito il delicato equilibrio fra risorse destinate al settore, agli ammortizzatori sociali e allo sviluppo, parte, quest’ultima, sempre relegata al ruolo di foglia di fico dei piani editoriali presentati. Penso che la Fnsi dovrebbe chiedere al Governo una pausa di riflessione, eccezion fatta per i casi di crisi reale, provando disegnare un percorso alla luce delle risorse disponibili, della loro possibile ricollocazione in una prospettiva di rilancio e modernizzazione del settore".
POSSONO FARE LIBERAMENTE LICENZIARE
LE SOVVENZIONATE APCOM E DIRE?
Il governo deve chiarire quanti contributi pubblici ricevono le agenzie di stampa Apcom e Dire, "se e come intenda intervenire per salvaguardare i posti di lavoro e se siano stati effettuati tutti i necessari controlli per verificare che gli ammortizzatori sociali siano utilizzati per reali esigenze di ristrutturazione dell’azienda e se la stessa sia avvenuta nel pieno rispetto della normativa nazionale; se il governo ritenga che un gruppo editoriale che beneficia di finanziamenti pubblici per l’editoria, possa procedere con un simile drastico piano di licenziamenti”. Lo chiedono in una interpellanza al presidente del Consiglio e al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, i senatori del Partito Democratico Vincenzo Vita, Fabrizio Morri e Roberto Di Giovan Paolo, come già fatto dai colleghi della Camera Sereni e Bressa. “E’ necessario che il governo chiarisca al più presto la situazione di crisi che sta investendo le due agenzie di stampa Apcom e Dire”. La cui situazione "desta forti preoccupazione anche alla luce di fatti recenti come la cessione da parte di Telecom Italia Media del 60 per cento dell’Apcom a Sviluppo Programmi editoriali (società controllata dal Gruppo A.be.te. già proprietario dell’agenzia Asca e che quindi beneficia due volte dei fondi per l’editoria della Presidenza del Consiglio)". Per l’Apcom "si tratta di un calo di organico del 30 percento comunicato dall’azienda al cdr il 23 giugno a fronte di una situazione di crescita di ricavi e di calo del costo del personale. Per l’Agenzia Dire invece la notizia che l’assemblea dei soci ha disdetto il contratto che li legava a Dire new Srl (società con la quale sono contrattualizzati la maggior parte dei giornalisti dell’agenzia e che, come denunciato da Stampa romana, non ha una testata, né committenti né sede) potrebbe portare a licenziamenti di fatto celati dietro l’ufficiale mantenimento di posti di lavoro”.
MTV TAGLIA 50 LAVORATORI
I vertici della Mtv (controllata al 51% da Telecom Italia Media e al 49% da Viacom) hanno comunicato di non voler rinnovare il contratto in scadenza di più di 50 lavoratori. E i dipendenti di Mtv pronti a scendere in agitazione, con modalità in via di definizione. Su Facebook e sul blog degli "Mtv boys" i dipendenti denunciato che "l'azienda ha bisogno di questi lavoratori ai quali propone il rinnovo, ma sceglie di ricattarli: 'ti faccio lavorare solo se annulli tutti i tuoi diritti acquisiti'". Per i lavoratori, "le proposte economiche fatte da Mtv sono insufficienti: a un lavoratore a tempo determinato, in azienda da 5 anni, vengono proposte 7 mensilità e l’impegno di una continuità lavorativa di alcuni mesi; questo a fronte di una rinuncia totale ai propri diritti. Non solo: l'azienda, in assenza di un accordo complessivo, non intende attivare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori che vengono lasciati a casa". Da gennaio Mtv Italia ha già tagliato una ventina di redattori su circa 265, e altri 34 dovrebbero terminare il loro rapporto di lavoro entro l'estate.
STATO DI CRISI ANCHE ALLA SESAAB
Nella lista dei giornali in stato di crisi, figurerà per un anno anche la Provincia di Como, con due prepensionamenti e un pensionamento fra i giornalisti. Raggiunto un accordo, di durata biennale, per lo smaltimento delle ferie dei giornalisti, con la riduzione della foliazione di 4-8 pagine su 60. Nella casa editrice Sesaab, alla quale fanno capo anche L'Eco di Bergamo e Il Cittadino di Monza, è scattato anche lo stato di crisi biennale per i poligrafici (9 esuberi su una trentina).
UNA BUONA NOTIZIA: DALL'UNITA'
Nel giugno 2009, l’Unità ha venduto il 25% di copie in più rispetto a giugno 2008. Lo fa sapere la direzione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Le copie vendute in edicola nel mese di giugno 2009 “sono state 50.314. Se alle stesse si aggiungono gli abbonamenti e le vendite fuori edicola il dato complessivo si attesta a 53.516 segnando un +2,3% rispetto al pari dato di maggio 2009 e un +25% rispetto allo stesso mese del 2008″. Questo dato, conclude la direzione, “conferma ancora di più un trend che ha segnato costanti crescite dal mese di settembre 2008″.
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