I Fatti

Garante per la privacy
non pedagogo!

  • 27/07/2009 14.19.01

Che sia "necessario che i giornalisti verifichino sempre con attenzione le informazioni personali e le immagini che si possono trovare su Facebook e gli altri social network" appare semplicemente indiscutibile. Ma che questo auspicio e questa doverosa assunzione di responsabilità da parte dei giornalisti debba trasformarsi in una lettera formale di un'autorità, il Garante per la privacy, al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e alla Fieg, è perlomeno inutile, se non chiaramente il frutto di una concezione distorta delle funzioni di una istituzione pubblica, che in quanto tale dovrebbe tenersi alla larga da pratiche eticistiche. 

Comunque, riferisono le cronache, il Garante per la privacy "ha avviato un'opera di sensibilizzazione sul corretto utilizzo delle informazioni presenti sulla rete. Internet costituisce oggi, infatti, per i giornalisti una ricca fonte di dati. Tuttavia la facile accessibilità agli stessi non può consentire un uso indiscriminato, senza adeguate verifiche sulla loro esattezza e completezza, oltre che sulla loro pertinenza sui fatti narrati. La scrupolosa verifica delle informazioni è tanto più necessaria se si considera il fatto che gli utenti dei social network non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali da loro inseriti su Facebook e su altri siti sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca". 
E tutto questo dovrebbe rientrare nelle competenze di esternazione e "di sensibilizzazione" del Garante? Pare di sì. Tanto è vero che, aggiungono le cronache, "nei mesi scorsi la stessa Autorità è dovuta intervenire a seguito delle segnalazioni di alcuni cittadini che lamentavano la diffusione, su quotidiani e testate televisive, di informazioni e fotografie da loro inserite su Facebook, associate però a persone omonime". 
Conclusioni: "Il Garante, in linea con altre Autorità europee, ha dunque invitato sia l'Ordine nazionale dei giornalisti, sia la Federazione italiana degli editori giornali, a condividere l'opera di sensibilizzazione richiamando i direttori e i giornalisti al più scrupoloso rispetto dei principi 'che costituiscono l'essenza di una corretta e professionale attività giornalistica'".
Con tutto ciò che avviene in Italia - con il "diritto alla privacy" quotidianamente calpestato o difeso di volta in volta, da questo e da quello, in base ai propri interessi contingenti - dal Garante per la privacy ci si aspetterebbe non auspici, appelli, opera di sensibilizzazione et similia, come se dovesse svolgere un'azione pedagogica, ma una vigilanza e un'azione rigorose e severe finalizzata semplicemente all'applicazione delle leggi, con annesse sanzioni.

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