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Soldi ai giornali: l'ultima dalla Sicilia

di SICILIAINFORMAZIONI.COM (*)

  • 16/08/2009 13.50.54

Un dizionario politicamente scorretto definirebbe la pubblicità “governativa” come lo strumento per ingraziarsi i giornali, riviste, gazzette. Alla voce “ingraziarsi”, trovereste: incensare, appoggiare il governo ed i suoi rappresentanti, promuovere le iniziative ancor prima che esse divengano atti concreti, creando il bisogno o le aspettative. Magari verrebbe proposto qualche esempio: trasformare l’inaugurazione di un breve tratto di autostrada come una svolta epocale, facendo dimenticare il fatto che ci sono voluti sessanta anni per il taglio del nastro. La voce “ingraziarsi” potrebbe arricchirsi di un sinonimo: foraggiare, finanziare, tenere in piedi iniziative editoriali di dubbia qualità, in difficoltà economica o schierate dalla parte di di concede la pubblicità

Così come, talvolta, il servizio pubblico si trasforma in un carrozzone, un “postificio” piuttosto che un servizio, allo stesso modo la pubblicità può trasformarsi in un finanziamento occulto, al pari di una consulenza.

La pubblicità è una sorta di riciclaggio morbido e legale della distribuzione di denaro pubblico. Ma questo è, non dimenticatelo, il dizionario politicamente scorretto. Il dizionario corretto pretende che la pubblicità sia una forma di promozione di un servizio e null’altro, una prestazione professionale che viene retribuita, com’è giusto che sia. Promuovere il turismo in Sicilia è essenziale, se lo si fa male o è un mezzo per finanziare i media, non serve a niente, o meglio serve solo a dare quattrini agli editori. In concreto, regalare pubblicità – tanto per fare un esempio – a testate che vengono lette in Sicilia, per promuovere flussi turistici di tedeschi e cinesi, è da farabutti: procura danno emergente e lucro cessante. Affossa la Sicilia due volte, facendogli mancare il terreno sotto i piedi. Molto meglio, più giudizioso, avere una legge che aiuti l’editoria a tirare avanti, sia per ragioni di trasparenza sia per lasciare a cesare quel che è di Cesare.

La questione, dunque, è grande quanto una casa. Se il governo regionale chiude i rubinetti della pubblicità in Sicilia, anche parzialmente, succede la fine del mondo. Magari dal giorno dopo, i media passano tutti all’opposizione e fanno le pulci a chi si sente il meglio, come si dice in Sicilia. Problema grande, dunque, e senza tempo.

Il governo di Raffaele Lombardo l’ha affrontato con piglio decisionista istituendo una cabina di regia incaricata di razionalizzare le campagne pubblicitarie, evitando, per esempio che sulla stessa manifestazione ci siano i loghi di due, tre o quattro assessorati, che significano – potenzialmente – quattrini pubblici, che il dizionario politicamente scorretto definisce “finanziamenti” occulti all’informazione in cambio di benevolenza. La pensata non è malvagia, ma ci sono delle perplessità da rimuovere: la prima, la cabina di regia è composta da componenti che con la comunicazione non hanno niente a che spartire, fatta eccezione di una giornalista che si è occupata della materia recentemente per conto dell’ex vice presidente Titti Bufardeci; la seconda perplessità, la cabina di regia è utile per evitare “repliche” ma non è di per sé uno strumento che garantisce la buona promozione del servizio pubblico.

La comunicazione ha bisogno di buone idee, creatività, esperienza, target, strumenti idonei e un progetto. Che cosa si vuole comunicare, a chi, dove e quando? Se la cabina di regia, invece, distribuisce, magari con oculatezza e sobrietà, le risorse, ha evitato ingiustizie senza raggiungere alcun obiettivo. Soldi persi comunque. Terza perplessità. Gli assessori, stando alle voci successiva alla cabina di regia, avrebbero mugugnato e qualcuno, come Strano (turismo), si è lamentato, perché l’organismo impedirebbe una legittima autonomia “creativa”, che – tradotto nel vocabolario che sappiamo, significa: non posso dare soldi a chi mi pare; oppure, in positivo, non posso assumere alcuna decisione specifica per il mio settore e devo demandare ad altri il mio lavoro. In definitiva la cabina di regia è la cosa con la quale o senza la quale si rimane tale e quale. Invece che gli assessori sono i registi, sulla carta a spartire i soldi. La razionalizzazione è una scelta giusta ma “neutra” perché si possono razionalizzare i finanziamenti e tutto finisce lì.

Per affrontare la questione senza spargimento di sangue c’è un solo modo: pubblicizzare il progetto comunicazionale, i mezzi con il quale si vuole veicolarlo (carta stampata, radio, tv, rete ecc), gli obiettivi da raggiungere, la quantità di denaro che si spende. La questione su cui puntare l’attenzione dunque è “come” la cabina di regia si muoverà e se si servirà di esperti per i progetti di comunicazione della Regione siciliana.

Mettersi “contro” l’editoria rasenta l’incoscienza. Per come stanno le cose, sarebbe un karakiri per il governo. Chi tocca la pubblicità è come se toccasse i fili dell’alta tensione. Ma il finanziamento occulto dell’informazione è anche una questione cdi democrazia. Se i media vengono finanziati, perdono la loro indipendenza e i cittadini non sanno tutto ciò che devono sapere, o lo sanno in modo distorto. Una cosa comunque è certa. La cabina di regia c’è stata di fatto, ci sono aziende di comunicazione nate dall’oggi al domani o di incerta esperienza che hanno gestito budget enormi in modo vergognoso. Vedremo che succede, ora.

(*) 16 agosto 2009

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