I Fatti

Tutte le intercettazioni, dai "furbetti" al Cav

di NICOLA LOFOCO

  • 10/09/2009 17.28.23

“In un paese come questo, in cui tutti gli anticorpi sono stati disinnescati e dove solo le macchine e le microspie svolgono una funziona di opposizione e di visibilità democratica, quando anche le macchine saranno messe a tacere, il paese sarà messo a tacere“. Queste parole del giudice Roberto Scarpinato sono leggibili sul retro del nuovo libro di Gianni Barbacetto intitolato “Se telefonando” (edizioni Melampo, 14 euro), presentato a Roma il 9 settembre presso la libreria Feltrinelli. Presenti l’autore, il giornalista Gianni Barbacetto, Furio Colombo ed il presidente dell’associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. 

Il libro viene definito dallo stesso autore una vera “antologia“ delle intercettazioni più importanti della cronaca giudiziaria italiana. Dalle conversazioni dei “furbetti del quartierino” di Stefano Ricucci, a quelle di Berlusconi con il direttore di Raifiction Agostino Saccà, dell’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, sino ad arrivare a Luciano Moggi e alle telefonate scomode dello scandalo “calciopoli”. Barbacetto ha ricordato come per tutti i politici italiani una legge che limiti le intercettazioni telefoniche sia diventata un ossessione enorme. 
Già nel 2001, dopo la vittoria elettorale del centrodestra, si era tanto discusso e parlato di una nuova legge che non solo ridisegnasse l’intero sistema giudiziario italiano, ma modificasse radicalmente e profondamente il sistema di intercettazione delle utenze telefoniche. Ma fino al 2006, anno in cui si chiuse quella legislatura, il governo Berlusconi non riuscì ad approvare alcuna modifica. Tra il 2006 ed il 2008, ci aveva provato l’allora guardasigilli Clemente Mastella ad introdurre una legge che nei fatti avrebbe limitato l’utilizzo delle intercettazioni. Il tutto dopo numerosi scandali giudiziari, compreso quello che coinvolgeva lo stesso Mastella, indagato dal pubblico ministero Luigi De Magistris nell’inchiesta “Why not”. Attualmente vi è una proposta di legge del governo Berlusconi che vorrebbe limitare le intercettazioni per soli 90 giorni e ai soli reati di mafia e terrorismo. Un provvedimento che, a detta dell’associazione nazionale magistrati, colpirebbe duramente l’intero apparato investigativo della giustizia italiana. 
Il libro nasce quindi per far comprendere ai lettori su cosa l’opinione pubblica verrebbe tenuta all’oscuro, e sulle conseguenze a livello giudiziario che si avrebbero con una fortissima limitazione del ricorso alle intercettazioni. Per Furio Colombo, questa proposta di legge vede la luce nel momento peggiore della vita pubblica italiana dal 1945 ad oggi. E sostiene che questo nuovo libro di Barbacetto costituisce una chiara testimonianza di come la legalità sia ormai caduta in basso nel nostro paese. Un paese sempre più diviso, sempre più in crisi, che ha bisogno di tante riforme. L’unica cosa di cui non c'è proprio bisogno, è una legge come questa. 
Luca Palamara sottolinea che proprio da intercettazioni come quelle presenti nel libro si è potuti arrivare a scoprire reati gravi e complessi. Spesso è proprio iniziando ad intercettare le telefonate legate a reati considerati minori, come ad esempio un furto, che è stato possibile inquadrare il tutto in reati più grandi, come l’associazione mafiosa. Se l’attuale proposta di legge venisse approvata, non si potrebbe iniziare un'indagine in questo modo. E verrebbero seriamente puniti i giornalisti e i giornali che pubblicassero le conversazioni sui quotidiani. 
Barbacetto ha poi ricordato che i testi delle intercettazioni presenti nel libro sono stati adottati da alcuni attori milanesi (fra i quali Paolo Rossi) e proposti al pubblico in versione teatrale.

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