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MARIA ROSARIA GRIFONE

  • TUTTI AL MUSEO
    PER VACCINARSI

    data: 01/03/2021 17:09

    La campagna vaccinale ha preso il via anche in Italia e si cercano spazi ampi che possano essere allestiti allo scopo. In Gran Bretagna sono stati creati centri vaccinali ovunque, anche nelle chiese, per accelerare al massimo la campagna di immunizzazione della popolazione dal covid. In questa situazione, anche i musei - come il Science Museum di Londra così come il Black Country Living Museum di Dudley e il Thackray Museum of Medicine di Leeds - sono stati inseriti tra i luoghi da utilizzare per effettuare le vaccinazioni.
    In Italia, con lo stesso obiettivo, il Museo d'Arte Contemporanea del Castello di Rivoli diventerà la prima istituzione museale del Paese ad essere utilizzata come centro vaccini contro il coronavirus. Il polo delle vaccinazioni sarà allestito al terzo piano dell'edificio patrimonio dell'Umanità dell'Unesco e per l'occasione sarà esposta una serie di installazioni ambientali di Claudia Comte, accompagnate da un brano audio recentemente commissionato dall'artista svizzera. “L’arte cura” è il nome del progetto, nato in collaborazione tra la città di Rivoli e l’Asl Torino 3 con l'obiettivo di offrire un ambiente confortevole e sicuro a tutti coloro che si sottoporranno alla vaccinazione. “I primi musei al mondo sono stati degli ospedali - ha dichiarato la direttrice del Museo d'Arte Contemporanea del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev - Adesso vorremmo restituire il favore mettendo a disposizione le nostre sale per il piano di vaccinazione nazionale”.
    Prima di Torino, ci aveva già pensato Milano ad offrire degli spazi museali in occasione della somministrazione di una vaccinazione. In quel caso si è trattato della campagna anti-influenzale. Nel mese di novembre scorso, infatti, erano state allestite quattro postazioni al Museo della Scienza e della Tecnologia presso la Sala Biancamano.
    Disponibilità anche dal comune di Firenze che si è detto pronto a far effettuare le vaccinazioni all'interno dei musei civici. “Nei prossimi mesi - ha detto l’assessore alla cultura di Firenze Tommaso Sacchi - dovremo ripensare le istituzioni culturali, musei in primis: devono avere un approccio circolare, devono cambiare pelle e mettersi a disposizione della società. Lo abbiamo fatto per esempio aprendo il teatro della Pergola alla scuola, lo faremo mettendo a disposizione i musei civici per le vaccinazioni, se necessario. I musei devono sempre più essere parte della nostra vita, della nostra educazione, della nostra società”.
    Da Nord a Sud, anche Napoli sembra particolarmente attiva in tema di riconversione dei propri spazi museali in centri per la vaccinazione anti-covid. La città partenopea ha infatti messo a disposizione gli ambienti del Museo Madre, della Stazione Marittima e della Fagianeria del Real bosco di Capodimonte.
     

  • COVID 19: VENDITE RECORD
    PER I VIDEOGIOCHI

    data: 29/01/2021 13:00

    Il videogioco è diventato un medium fondamentale durante l’isolamento dovuto alla pandemia. Il 2020, l’anno in cui siamo tutti rimasti a casa, è stato infatti quello in cui si è giocato ai videogame come mai non si era fatto prima. Basti pensare che nel corso dell’anno, per la prima volta nella storia di Twitter, sono stati pubblicati più di 2 miliardi di tweet a tema gaming. Per i produttori di videogiochi come Nintendo, Sony e Microsoft, il 2020 è stato un anno di vendite da record poiché milioni di persone sono rimaste in casa per lunghi periodi a causa dell'emergenza sanitaria. La spesa digitale per i videogiochi nel 2020 è cresciuta del 12%, raggiungendo i 127 miliardi di dollari tra dispositivi mobili, pc e console. A fornire i dati in merito è SuperData, noto ente attivo sul fronte delle analisi statistiche e di mercato dei videogiochi, che prevede un'ulteriore crescita del settore nel 2021 pari al 2%. Si scommette quindi sul fatto che le abitudini emerse nel corso del 2020 a seguito della pandemia possano persistere.
    L’industria dei videogiochi è tra i grandi vincitori economici di questo difficile periodo. I lockdown hanno abbattuto uno dopo l’altro tutti i tipi di intrattenimento “non domestico”: viaggi, sport, cinema, teatri, bar, pub, ristoranti, discoteche, locali notturni, feste. Sono fortemente scoraggiate anche le forme più domestiche di intrattenimento, dalle cene con gli amici agli inviti a casa. Quindi la competizione per il tempo libero si è ristretta a pochi svaghi: tra gli hobby rimasti praticabili, oltre alla lettura e alla televisione, si sono fatti largo proprio i videogame. Persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo aver introdotto la dipendenza da videogiochi tra le malattie mentali, ha fatto marcia indietro e ha deciso di collaborare con il settore e di sostenere #PlayApartTogether, l’iniziativa con cui diciotto grandi produttori di videogame hanno invitato i giocatori a contribuire a ridurre i contagi promuovendo i videogiochi come strumenti di socializzazione a distanza.
    Secondo una stima degli analisti di International Data Corporation, nel 2020 i videogame hanno superato le entrate generate da cinema e sport messi insieme, due settori fortemente penalizzati dai lockdown che hanno imposto la chiusura di stadi e sale cinematografiche. La crescita del tempo di gioco si è diffusa in tutti i segmenti demografici ma è stata più pronunciata tra le persone di età compresa tra 35 e 54 anni e, in maniera sorprendente, gli aumenti maggiori sono stati registrati tra le persone tra i 45 e i 54 anni. Di conseguenza lo stesso gruppo di 45-54enni ha aumentato la spesa per il gaming addirittura del 76%. Tra i videogiochi di maggior successo, “Animal Crossing: New Horizons”, ha venduto quasi 30 milioni di copie tra marzo e ottobre. Il giocatore colonizza un’isola prima disabitata riempiendola di case e di abitanti (rappresentati come animali antropomorfi) e guida il suo avatar (l’unico essere umano presente) nella sua vita quotidiana, occupata dalla ricerca di risorse per costruire nuovi oggetti, dalla pesca e dalla cattura di insetti. Anche il lancio di nuove console per videogame - da PlayStation di Sony a Xbox di Microsoft - ha suscitato un enorme interesse durante le festività natalizie.
    L’aumento dell’abitudine ad usare i videogiochi resterà anche a emergenza sanitaria finita. Gli esperti prevedono che la forte crescita registrata dal settore continuerà nel 2021 anche grazie alla recente introduzione di console di gioco di nuova generazione. Il guadagno maggiore verrà però dai giochi “mobile” con la Cina che si è ritagliata un ruolo importante nelle entrate dei videogame per smartphone e tablet. Difficile dire se siano più i danni o i vantaggi derivanti da questa espansione del gaming che può diventare straordinariamente coinvolgente, fino a tendere a isolare dal reale il videogiocatore concentrato sulle sue sfide virtuali.

     

     

     

  • DIVENTANO "LIBERI"
    I LIBRI DI PAVESE, VIVIANI,
    JOVINE E TRILUSSA

    data: 31/12/2020 11:19

    Ogni anno, a partire dal 1° gennaio, molte opere perdono lo status di protezione di cui possono godere grazie al diritto d’autore, che è un vero caposaldo della nostra cultura, ed entrano nell’ambito del pubblico dominio. Da quel momento un editore può pubblicare un libro che fino ad allora era di esclusiva competenza dei detentori dei diritti. Le opere cadute in pubblico dominio possono essere riedite, messe online, riprodotte e utilizzate liberamente senza limitazione, anche se generalmente sono i classici di lungo corso quelli sui quali si concentrano gli editori perché, avendo superato brillantemente la prova del tempo, entrano con successo nel mercato anche dopo decenni. Se gli editori che non avevano nel loro catalogo quei titoli predispongono nuove edizioni appena decorsi i termini; le case editrici storiche, invece, cercano di prevenire il momento della scadenza pubblicando i testi uno o due anni prima.
    Le regole, però, non sono esattamente le stesse in tutti i Paesi. In Europa, ad esempio, le opere sono tutelate per altri settant’anni dalla morte dell’autore mentre in Cina, in Canada e in Nuova Zelanda il copyright ha una durata di cinquant’anni. Negli Stati Uniti, invece, la legge fissa i limiti di tutela di un libro a novantacinque anni dalla sua prima uscita.
    In Italia il 2021 si preannuncia con numerose ristampe, visto che il nuovo anno porta con sé anniversari eccellenti. Nel 1950, infatti, sono morti autori del calibro di Cesare Pavese, Raffaele Viviani, Francesco Jovine e Trilussa. In particolare, per le opere di Cesare Pavese, finora pubblicate in esclusiva da Einaudi, scendono in campo Rizzoli, Mondadori, Giunti-Barbera, Newton Compton e alcune piccole case editrici. E non va trascurato il fatto che nel corso del 2020, forse proprio in previsione della scadenza dei diritti, Einaudi ha ristampato molti dei suoi libri con nuove prefazioni di autori contemporanei. D’altronde, la casa editrice torinese ha totalizzato più di quattro milioni di copie vendute delle opere di Pavese a partire dagli anni quaranta del Novecento, escludendo edizioni tascabili e scolastiche. Un dato che dimostra quanto l’autore di titoli come “La luna e i falò”, “La casa in collina” o “Dialoghi con Leucò” continui ad essere letto.
    Anche le opere di Raffaele Viviani, noto drammaturgo, compositore e poeta, diventano di dominio pubblico nel 2021. I testi teatrali sono stati raccolti (con le musiche) per la prima volta nell’edizione in sei volumi pubblicata da Guida Editori di Napoli. I primi cinque tomi erano usciti tra il 1987 e il 1991 mentre il sesto venne stampato nel 1994. Libri preziosi ed introvabili, soprattutto dopo il fallimento della casa editrice. Grazie a quei volumi pubblicati, le opere di Viviani tornarono ad essere oggetto di attenzione da parte di studiosi, registi, attori e critici. È stata però la digitalizzazione dell’opera omnia di Raffaele Viviani, realizzata presso i laboratori del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Salerno, ad aver garantito l’accesso al teatro di Viviani a tutti gli studiosi, attori o appassionati della materia. Sono in programma anche altre iniziative di sicuro interesse, che saranno concluse nel 2021, tra cui la traduzione di testi e una nuova monografia per tenere alta l’attenzione su questo autore che va ancora sostenuto per essere divulgato come merita.
    Francesco Jovine moriva a Roma il 30 aprile 1950. Era nato in Molise, a Guardialfiera, un piccolo paese dove trascorse l’infanzia per poi allontanarsene per proseguire gli studi, fatti tra grandi difficoltà economiche. Nelle sue opere è riflessa la dura realtà storico-sociale della sua terra d’origine con i problemi e i drammi dei contadini. Il suo primo romanzo è “Un uomo provvisorio”, pubblicato nel 1934. Il libro fu censurato e giudicato duramente dalla critica fascista perché, in un regime che predicava sicurezze e certezze, metteva in luce la provvisorietà e il vuoto interiore di un uomo che si sentiva solo ed estraneo al clamore circostante. Dopo essere tornato in Molise come inviato del Giornale d’Italia nel 1941, l’anno seguente Jovine pubblicò il romanzo “Signora Ava”, definito da Carlo Cassola “il più bel romanzo del ‘900”, una storia corale ambientata tra gli ultimi anni del regno borbonico e i primi tempi dell’unità d’Italia. L’altro suo romanzo, “Le terre del sacramento”, apparve postumo pochi mesi dopo la morte dell’autore e fu insignito del Premio Viareggio. Nel racconto, che riscosse unanime consenso di critica e di pubblico, non c’è più il tempo lirico-fiabesco e quasi mitologico di “Signora Ava”, ma l’atmosfera è quella del primo dopoguerra segnato dall’avvento del fascismo. La miseria e le lotte per la terra non sono più quelle ataviche e immutabili d’impronta verista, anche se i vincitori e i vinti restano gli stessi.
    Trilussa è l’anagramma di Salustri, il vero cognome del talentuoso poeta romano che, intrecciando parole e riflessioni argute con versi e racconti, ha descritto il mondo della borghesia con il suo inconfondibile stile satirico. Con toni a volte disincantati, sferzanti e dissacranti, nei suoi versi descrisse l’età giolittiana, gli anni del fascismo e quelli del dopoguerra. Le sue fonti d’ispirazione furono soprattutto le strade e il popolo di Roma. Venti giorni prima della sua morte, avvenuta il 21 dicembre 1950, fu nominato senatore a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo letterario e artistico”. La popolarità di Trilussa ha varcato i confini di Roma e dell’Italia. I suoi versi senza tempo sono stati interpretati da numerosi artisti del cinema e del teatro e continuano a rappresentare l’anima popolare autentica.
    Anno nuovo, vita nuova dunque anche per i libri, con la possibilità ogni primo gennaio di rendere disponibili al grande pubblico i frutti della creatività di autori indimenticabili.


     

  • 400 LIBRERIE INDIPENDENTI
    SI METTONO INSIEME
    E SFIDANO AMAZON

    data: 02/12/2020 21:39

    A causa della crisi del settore, effetto indiretto della pandemia, i librai si sono trovati di fronte ad un calo delle vendite e a un aumento del ricorso agli acquisti di libri su Amazon. Le ragioni? C’è sicuramente la comodità del servizio, i prezzi proposti e anche l’abitudine ad utilizzare questo canale da parte di una fetta consistente di lettori. La grande accelerata per Amazon è partita all'inizio dell'emergenza sanitaria, che ha fatto impennare gli affari del commercio online (non solo per quanto riguarda la vendita di libri) e ha reso l’azienda di Bezos vincitrice assoluta della crisi. L’espansione di Amazon durante i mesi della pandemia da Coronavirus è stata uno dei fenomeni più visibili dell’economia globale, che nel 2020 ha subito complessivamente una notevole contrazione. I lockdown e le restrizioni alle attività e agli spostamenti hanno fatto crescere l’e-commerce un po’ ovunque e a sfruttare questa tendenza sono state in particolare le società che già in precedenza avevano posizioni egemoniche in questo ambito, proprio come Amazon.

    Da fine febbraio, il valore delle azioni di Amazon è aumentato di circa il 60% e nel corso del 2020 la società ha raggiunto i profitti più alti della sua storia, prosperando in un periodo di grave crisi economica per tante categorie di lavoratori, tra cui proprio i proprietari di negozi fisici, quelli che da anni in molti casi già pativano la competizione dell’e-commerce.
    In questa situazione Leonardo Taiuti, uno degli editori di Black Coffee, e Mattia Garavaglia, libraio torinese, si sono ispirati ad altre piattaforme estere, come Bookshop negli Stati Uniti, per creare Bookdealer. È un progetto che nasce dal basso, formato da una rete nazionale di librerie indipendenti che hanno scelto di investire sul digitale, creando un e-commerce “sostenibile”, per sfidare il gigante del retail online Amazon che per molte librerie rappresenta un concorrente quasi imbattibile.
    Attualmente sono oltre quattrocento le librerie che hanno aderito al progetto, distribuite in tutta Italia, e molte di esse effettuano sia la consegna diretta dei libri, anche in bicicletta se le distanze lo consentono, sia la spedizione tramite corriere per coprire ogni angolo del territorio nazionale.
    La piattaforma Bookdealer è accessibile e supporta le librerie indipendenti dal nord al sud Italia, consentendo ai lettori di vedere i negozi più vicini a casa loro e di scoprire quelli più lontani. I clienti possono cercare librerie, titoli o autori specifici e fare anche una visita virtuale. È possibile scoprire quali sono i titoli più venduti, leggere le recensioni degli altri utenti e approfittare delle iniziative promosse da ogni libreria. I lettori possono anche ricevere consigli dai librai, con l'obiettivo di mantenere il contatto umano che è centrale nel mondo delle librerie indipendenti. È un modo per mantenere vivo il rapporto con i clienti abituali, raggiungerne di nuovi e farsi conoscere al di fuori della propria area di competenza o in luoghi poco serviti, dove fino a quel momento il lettore non aveva altra scelta che acquistare dai grandi negozi online. Aderire a Bookdealer non costa nulla alle librerie mentre al cliente viene richiesto un piccolo sovrapprezzo per la consegna.

    Niente sarà più come prima anche per le librerie indipendenti? Lo vedremo solo con il tempo.

     

     

     

  • IL RILANCIO POSSIBILE
    DEI PICCOLI BORGHI
    DOPO LA CRISI-PANDEMIA

    data: 29/10/2020 22:31

    II virus ha spazzato via la frenesia del turismo di massa, il turismo frettoloso che nei decenni scorsi ha spinto milioni di visitatori a fare una sorta di caccia al tesoro tra i nostri monumenti. Improvvisamente, con il sopraggiungere della pandemia, quel tipo di turismo che si limitava al tentativo di afferrare l'immagine vaga del monumento come un trofeo da esibire sui social media non è più possibile.

    Con il turismo di massa in crisi a causa dell'emergenza sanitaria, i piccoli borghi sono diventati improvvisamente una risorsa soprattutto in Italia che, con i suoi numerosi paesi ricchi di storia, offre tante opportunità. Circa il 70% dei comuni italiani ha infatti meno di 5.000 abitanti e molte di queste realtà, soprattutto nelle aree più interne della fascia appenninica, vivono da anni situazioni di difficoltà per il progressivo spopolamento causato dallo spostamento delle persone verso i grandi centri abitati, dove si concentrano le opportunità di lavoro e gli interessi sociali. È la storia delle zone interne che si stanno svuotando dal momento della grande ondata migratoria iniziata, e mai interrottta, subito dopo la seconda guerra mondiale che ha spinto altrove energie giovani impoverendo così un territorio ricco di vita e di attività.
    La crisi generata dalla pandemia ha evidenziato anche la fragilità del settore culturale, che si è trovato del tutto impreparato ad affrontare i danni forse permanenti causati alle industrie creative. Nella nuova situazione il comparto culturale deve adottare dunque strategie produttive nuove. In questo contesto si inserisce l'iniziativa guidata da Laura Barreca, direttrice del Museo Civico di Castelbuono, in provincia di Palermo, che con il Manifesto dei Musei dei Piccoli Borghi e dei Territori ha voluto proporre in dieci punti un nuovo modello nel segno di un radicale cambiamento dell'attuale paradigma culturale. Il documento vuole alimentare un dibattito molto importante intorno al ruolo del museo come “dispositivo di produzione culturale” a supporto dei processi di sviluppo delle piccole comunità e rigenerazione delle aree interne.
    “Ripensare un modello museale più vicino alle persone, all’ambiente e centrato sulle comunità, capace di coinvolgere pubblici diversificati, attraverso programmazioni artistiche fondate sul potenziale locale ma rivisitate attraverso i linguaggi del presente – si legge nel Manifesto - Un atteggiamento virtuoso che i musei dei piccoli borghi, caratterizzati spesso da storie, tradizioni, attività sociali e culturali vivaci, possono continuare a costruire”. Si tratta quindi di riconfigurare un cambiamento radicale del ruolo dell’istituzione all’interno della comunità, per esempio attraverso la costruzione di reti territoriali diffuse tra musei di piccole e medie dimensioni.
    I piccoli borghi infatti rappresentano non solo la storia e l’identità del nostro Paese ma sono un patrimonio di cultura, arte e storia. Tenerli vivi significare preservare questo patrimonio e quel museo diffuso che è il valore aggiunto della nostra offerta turistica.
    Le piccole comunità incarnano quello che molti paesaggisti e architetti individuano oggi come i luoghi-simbolo di un futuro ecosostenibile. Prendersi cura dei borghi italiani significa infatti tutelare il nostro territorio, così fragile e così bisognoso di manutenzione, attenzione ed investimenti per la salvaguardia idrogeologica. In questo modo, quando la pandemia sarà un brutto ricordo, avremo altri luoghi di bellezza da far ammirare e scoprire ai turisti di tutto il mondo.
     

  • LIBRI, C'E' CRISI MA A ROMA
    SI METTONO INSIEME
    LETTORI, AUTORI, EDITORI

    data: 24/09/2020 11:05

    Rilanciare l’intero settore editoriale dopo la crisi causata dal Covid è una sfida impegnativa che Roma ha voluto raccogliere riunendo tre manifestazioni dedicate al libro in un unico evento in programma nei primi quattro giorni del mese di ottobre. Insieme - lettori, autori, editori - spiegano i promotori, tra cui il Centro per il libro e la lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo - "restituisce uno spazio fisico di incontro e di scambio a tutti gli appassionati di libri e di letteratura, portando nella Capitale una nuova esperienza di partecipazione culturale in epoca Covid". Per gli organizzatori è un evento straordinario e irripetibile, un'occasione unica. Sicuramente è una vera e propria scommessa, nata dall'idea e dalla collaborazione dei tre grandi appuntamenti letterari romani - "Letterature", "Libri Come" e "Più libri più liberi" - che coinvolgerà alcune tra le location più suggestive della Capitale come il Parco Archeologico del Colosseo e l'Auditorium Parco della Musica.

    Un evento eccezionale per Roma (e non solo) dopo i difficili mesi dovuti all’emergenza sanitaria. Non una versione adattata dei tre festival, ma un nuovo format, adeguato alle esigenze dettate dalla nuova situazione.
    All'Auditorium Parco della Musica ci saranno circa 170 editori che esporranno il proprio catalogo e saranno oltre 100 gli incontri con autori italiani e stranieri, sia dal vivo (con ingressi contingentati e rispettando tutte le misure anti-Covid) che in streaming. Le postazioni saranno allestite nelle aree esterne dell’Auditorium: nella zona pedonale di viale Pietro de Coubertin e sui giardini pensili Claudio Abbado.
    Numerosi gli ospiti annunciati. Tra questi, Salman Rushdie, Wole Soyinka, Yuval Noah Harari, Valérie Perrin, Maylis de Kerangal, Javier Cercas, Antonio Scurati, Valeria Parrella, Cristina Comencini, Edoardo Albinati, Maurizio de Giovanni, Gianrico Carofiglio, Michela Murgia, Vito Mancuso, Paolo Giordano e Stefania Auci. Il programma sarà ricco di commistioni tra letteratura, arte contemporanea e altri linguaggi di ricerca e sperimentazione. I collegamenti via internet saranno limitati a nomi di assoluta rilevanza culturale per privilegiare quell’unità di luogo in cui prima della pandemia si svolgevano lezioni, dialoghi, interviste e reading.
    Sarà nutrita anche la presenza di esponenti del mondo dell’informazione, proprio in virtù del fatto che spetta ai giornalisti, in prima istanza, fornire un’interpretazione dei mutamenti della realtà. Parteciperanno, tra gli altri, Maurizio Molinari, Aldo Cazzullo, Giovanni Floris, Riccardo Iacona, Federica Sciarelli, Stefano Liberti, Rita Dalla Chiesa e Salvo Sottile. Marco Frittella dialogherà con il ministro Dario Franceschini e con Andrea Vianello nell’appuntamento a cura di RAI Libri “Italia green” mentre Marino Sinibaldi condurrà alcuni incontri che avranno come titolo “Il coraggio e la cura, riflessioni sui temi dettati dalla pandemia”. Da segnalare anche la mostra del vignettista Ellekappa e la presenza, domenica 4 ottobre, del cantautore Francesco De Gregori, che parteciperà alla presentazione del volume “Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” di Enrico Deregibus.

    Il programma all’interno del Parco archeologico del Colosseo sarà a cura del Festival Letterature. Gli appuntamenti si svolgeranno in due sedi distinte, secondo due modalità differenti. La prima è concepita come un percorso esperienziale dal titolo “Massenzio - Tempio di Venere e Roma” e metterà le arti in dialogo attraverso installazioni, performance artistiche e musicali e la compresenza di letture autoriali. La seconda sede sarà nello Stadio Palatino, dove ogni sera tre autori che presenteranno una riflessione di dieci minuti su un tema condiviso a cui farà seguito un dibattito guidato da un moderatore. La presenza di ospiti internazionali sarà garantita attraverso un collegamento in streaming con traduzione simultanea su grande schermo. Nel contesto del dibattito verrà presentato in anteprima internazionale lo spettacolo teatrale “Ode laica per Chibock e Leah” del premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka con Moni Ovadia ed Esther Elisha, per la regia di Fabrizio Arcuri e Andrea Cusumano. In ognuna delle serate verrà proiettato inoltre il docu-film “Ode laica per Chibok e Leah” del regista newyorkese Awam Ampka.

    Nonostante iniziative come Insieme – Lettori, autori, editori non possano riuscire a contenere gli ingenti danni creati dalla crisi sanitaria in corso, possono comunque essere un valido strumento per arginare, almeno in parte, le perdite accumulate negli ultimi lunghi mesi.
    Cos'è cambiato nel mondo dell'editoria nel corso del 2020? Secondo i dati pubblicati dall'Osservatorio dell'Associazione Italiana Editori, il periodo maggio-agosto ha fatto registrare una brusca frenata nelle uscite, che nel 42% dei casi sono state rimandate. Si punta in modo particolare sull'ultima parte dell'anno sperando in un recupero nel periodo natalizio. I più esposti alla crisi sono i piccoli e medi editori: quasi uno su dieci (9%) sta valutando la chiusura già nel 2020. Un altro 21% la considera probabile. Si arriverebbe così al 30%. A fine 2020 si stima che la riduzione dei titoli dei piccoli e medi editori sarà del 32%.
    Questo vuol dire 21.000 opere in meno, il 54% di tutte quelle che andranno perdute nel 2020.

     

  • ORA LA VILLA DI ALBERTONE
    E' APERTA AL PUBBLICO

    data: 07/09/2020 16:43

    Apre finalmente le porte al pubblico la villa di Alberto Sordi per la mostra organizzata per celebrare i cento anni dalla nascita del grande attore romano. La situazione causata dall’emergenza coronavirus ha stravolto infatti anche la programmazione della grande esposizione intitolata “Il Centenario - Alberto Sordi 1920-2020” che doveva prendere il via lo scorso 7 marzo e invece aprirà il 16 settembre a Roma.
    A ospitare la mostra sarà la storica villa dell’attore in piazzale Numa Pompilio, divenuta la sua casa nel 1954. Sordi ne fu conquistato al punto da acquistarla il giorno stesso in cui la vide per la prima volta, soffiandola all’amico Vittorio De Sica. Costruita su progetto di Clemente Busiri Vici negli anni Trenta del secolo scorso per Alessandro Chiavolini, segretario particolare di Benito Mussolini, nel dopoguerra fu per poco tempo la residenza dell’ambasciatore britannico.
    Quello che viene raccontato nella mostra non è solo il grande attore ma soprattutto l’uomo che amava rifugiarsi in casa, il luogo in cui coltivava l’affetto delle sorelle e si circondava dei suoi oggetti preferiti. Un’oasi di tranquillità alla quale avevano accesso solo pochi intimi con un’unica eccezione, la festa di Santo Stefano, alla quale partecipavano praticamente tutti i protagonisti del cinema italiano. Una consuetudine che si interruppe bruscamente nel 1972 a causa della morte della sorella dell’artista, Savina.
    Per la prima volta sarà possibile visitare i vari ambienti della casa così come sono stati lasciati da Sordi. All'interno della casa, la vita e l'opera del grande attore interagiranno con gli ambienti, gli oggetti e le memorie.
    Percorrendo le stanze della villa, si potranno scoprire i gusti, le passioni e i particolari della vita privata dell’attore che si intersecano e dialogano con i tanti volti del suo talento. Sordi, infatti, è stato anche doppiatore, regista, produttore, sceneggiatore, editorialista per il Messaggero, cantante, compositore, filantropo e amava catalogare in modo quasi maniacale tutto il materiale della sua straordinaria carriera.
    In mostra ci saranno gli abiti di scena ma anche il guardaroba privato curato dalla sorella Aurelia, il suo studio con la macchina da scrivere, la sua bicicletta e la camera da letto dove è morto nel 2003. Uno degli ambienti più interessanti della casa è la barberia dove Sordi preparava i trucchi dei suoi personaggi. Ovviamente non mancheranno documenti, anche inediti, oltre a fotografie e spezzoni dei suoi film più famosi. In giardino si potrà vedere una Madonnina in ceramica bianca incastonata in una piccola grotta dove l’attore pregava ogni mattina.
    La mostra continua al Teatro dei Dioscuri che ospita una seconda sezione realizzata con una parte dello sterminato materiale trovato durante le ricerche per la realizzazione dell’esposizione e che contiene un importante focus su “Storia di un italiano”, il programma tv degli anni Settanta a cui Sordi era particolarmente affezionato.
    Tantissimi anche i libri dedicati ad Alberto Sordi per celebrare il centenario della sua nascita. Tra questi, “La Roma di Alberto Sordi” di Valeria Arnaldi pubblicato da Olmata, “Alberto, una vita da ridere” di Italo Moscati edito da Castelvecchi, “Alberto Sordi” di Alberto Anile, Edizioni Sabinae, “A Roma con Alberto Sordi” di Nicola Manuppelli edito da Giulio Perrone, “Storia di un italiano” di Giancarlo Governi pubblicato da Fandango libri, “Alberto racconta Sordi. Confidenze inedite su amore, arte e altri rimpianti” di Maria Antonietta Schiavina edito da Mondadori e “Alberto Sordi segreto. Amori nascosti, manie, rimpianti, maldicenze” di Igor Righetti pubblicato da Rubbettino con la prefazione di Gianni Canova.

     

     

     

     

     

     

  • SPETTACOLI DAL VIVO: COSI'
    L'IMPATTO DEL COVID-19

    data: 03/07/2020 17:36

    Si intitola After the interval – Dopo l’intervallo la ricerca effettuata fra il 27 maggio e il 19 giugno per valutare l’impatto dell’emergenza causata dal coronavirus sul pubblico italiano degli spettacoli dal vivo, in un interessante confronto con quello inglese.
    Quella degli eventi dal vivo è stata una delle prime attività ad essere sospese a titolo precauzionale, a partire da alcune regioni dell’Italia settentrionale, subito dopo la scoperta del primo paziente positivo al Covid-19, il 21 febbraio scorso all’Ospedale di Codogno. Nelle settimane successive la situazione è peggiorata su tutto il territorio nazionale e l’8 marzo è stato proclamato il lockdown. A partire dal 15 giugno gli spettacoli dal vivo sono nuovamente consentiti, con la limitazione di duecento spettatori per gli spazi al chiuso e di mille spettatori per gli spazi all’aperto, salvo deroghe da parte delle singole Regioni.
    Le istituzioni culturali aderenti all’iniziativa hanno inviato una newsletter al proprio pubblico di riferimento o hanno postato il link per la raccolta dei dati sui propri canali social e le risposte sono state raccolte in forma anonima. Alla ricerca nel Regno Unito e nella Repubblica d’Irlanda hanno partecipato 192 istituzioni culturali e le risposte sono state 86.000 mentre all’indagine italiana hanno aderito 53 istituzioni culturali e sono arrivate 32.000 risposte.
    I risultati del lavoro sono stati diffusi dai promotori della ricerca, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia in partnership con la società inglese Indigo, in collaborazione con Assomusica e Agis.
    Dall’indagine emerge che gli spettatori italiani sono più ottimisti rispetto agli inglesi, senza significative differenze fra regioni, attenti a limitare il contagio (presumibilmente ciò fa temere una flessione di pubblico, soprattutto nei primi mesi di riapertura) ma desiderosi, e molto, di riapplaudire gli spettacoli dal vivo, a partire dai più giovani. La differenza nelle risposte è motivata anche dal periodo in cui la ricerca si è svolta: in Italia è stata avviata in una fase meno drammatica dell’emergenza, circa due mesi dopo il Regno Unito.
    Il 96% degli spettatori italiani dichiarano di aver sentito la mancanza degli eventi dal vivo (contro il 93% degli inglesi). Il 30,5% di loro sta già comprando - o pensa di comprare a breve - biglietti per spettacoli (mentre nel Regno Unito lo fa il 17%). È molto interessante anche notare come gli indici positivi non si discostino significativamente di regione in regione, e come addirittura la Lombardia, che ha sofferto in modo violento l’emergenza sanitaria ed è ben rappresentata nella ricerca (il 30% delle risposte proviene da questa regione), mostri indicatori coerenti con il resto d’Italia.
    Dallo studio emerge che gli spettatori appartenenti alle fasce d’età più giovani ritorneranno nei luoghi di spettacolo con maggior fiducia e nell’immediato, mentre appaiono più preoccupati gli spettatori di fascia matura. Fra questi, si evidenzia una parte che aspetterà a lungo prima di prenotare per nuovi eventi (il 24% attenderà 3-4 mesi, il 18% addirittura fino a 6 mesi), dato che suscita una certa apprensione negli organizzatori che ipotizzano di poter subire nei primi mesi una flessione nella presenza di pubblico pari anche al 20-25%.
    Il pubblico della musica risulta avere una maggiore propensione all’acquisto dei biglietti già adesso (29% contro il 26% del pubblico dei teatri), ma la maggioranza (68%) prevede di acquistare biglietti da novembre in avanti ( tra gli appassionati di teatro la percentuale scende al 43%). Il pubblico teatrale dimostra invece una buona disponibilità ad acquistare gli abbonamenti per la stagione 2020-21 (il 67% degli interessati a questa formula prevede l’acquisto entro ottobre 2020 e il 24% già all’apertura della campagna abbonamenti).
    Per l’81,6% degli intervistati italiani, la maggiore aspettativa alla ripresa dell’attività è quella di vedere in carne e ossa i propri artisti preferiti (nel Regno Unito il dato è del 67%).
    I suggerimenti raccolti dalla ricerca possono offrire un significativo contributo alle scelte operative dei prossimi mesi per riprogrammare ed inventare nuove formule di partecipazione e di produzione artistica. Anche la condivisione dei dati raccolti in Paesi diversi può rappresentare un elemento fondamentale per ricostruire e rilanciare il settore culturale a livello globale.


     

  • LIBRERIE RESILIENTI
    AI TEMPI DELL’E-COMMERCE

    data: 30/05/2020 14:54

    In Italia il lockdown ha messo le ali all'e-commerce in tutti i settori e il mercato del libro non fa eccezione. Nelle prime sedici settimane dell'anno, il 47% delle vendite di libri è stata realizzata infatti attraverso gli store online mentre l'anno precedente la percentuale si era fermata al 26,7%. Parallelamente le vendite attraverso le librerie sono scese dal 66,2% al 45% mentre la grande distribuzione è rimasta stabile al 7,3%.

    Il mercato del libro esce dunque profondamente cambiato dalla crisi innescata dall'emergenza sanitaria causata dal coronavirus. È quanto emerge dai dati della ricerca condotta dall'AIE, l'Associazione Italiana Editori, in collaborazione con Nielsen e IE-Informazioni Editoriali. Un'analisi più approfondita dei dati rivela però una straordinaria capacità di resistenza delle librerie anche nel periodo più difficile della pandemia attraverso l'organizzazione di presentazioni e letture online e con la consegna a domicilio dei libri acquistati.

    I cambiamenti nelle abitudini di consumo e di lettura degli italiani portati dall'emergenza sanitaria sono tuttavia destinati a durare: sempre più lettori si rivolgono alla rete sia per scegliere che per acquistare i libri preferiti. Se nel 2019 il 16% dei frequentatori delle librerie a conduzione familiare acquistava prevalentemente nei negozi fisici, la percentuale è scesa ora al 4% e, per quanto riguarda le librerie di catena, la stessa percentuale è passata dal 40% al 29%. Parallelamente si è verificato un boom delle vendite sugli store online, passate dal 18% al 42%.

    È cresciuta anche l'influenza della rete nell'orientare le scelte di acquisto dei lettori: se prima della crisi il 59% acquistava sulla base delle segnalazioni su blog, siti dedicati o social network, adesso quella percentuale è salita al 64%.

    Purtroppo, nonostante l'ascesa degli store online, che oggi rappresentano il primo canale d'acquisto dei libri, nei primi quattro mesi dell'anno sono state perse ben 8 milioni di copie nel solo settore della varia (saggistica e fiction) con circa 134 milioni di euro di fatturato in meno nei primi quattro mesi dell'anno, concentrati tutti tra marzo e aprile. A questo risultato ha contribuito la paralisi nei lanci di nuovi titoli: dal 6 marzo al 3 maggio è stato congelato infatti il 91,1% delle uscite. Nelle stesse settimane, la crescita degli e-book ha sopperito solo in parte, registrando un aumento del 22,3% nel lancio delle novità.

    Complessivamente il calo del fatturato, che lo scorso anno era stato pari a 3,2 miliardi, è quantificabile tra i 650 e i 900 milioni di euro nel 2020 calcolando le perdite per l'intero mercato del libro che, oltre a saggistica e fiction, comprende anche testi scolastici, universitari e professionali, oltre alla vendita dei diritti.

    Il rilancio del settore sembra comunque affidato all'online. Anche il report dell'ISTAT “Editori e libri nello scenario del Covid-19”, pubblicato nel mese di aprile, ha evidenziato un'ampia possibilità di sviluppo per il digitale. Infatti, tra i canali di commercializzazione del settore rimasti aperti durante il lockdown, gli e-store italiani risultano complessivamente tra i più utilizzati. Dai dati ISTAT emerge che la pubblicazione di libri in formato e-book è appannaggio quasi esclusivo dei grandi editori, che hanno immesso sul mercato il 91,3% delle opere pubblicate in formato digitale. La materia prevalente delle opere pubblicate esclusivamente come e-book è la narrativa, che rappresenta il 44%. I grandi editori hanno incrementato inoltre negli ultimi anni anche la produzione di audiolibri e la collaborazione con piattaforme online per la loro fruizione.


     

  • CINEMA, CONCERTI. LIRICA:
    COME NEL DOPO-VIRUS?

    data: 02/05/2020 16:32

    Negli ultimi mesi, la pandemia senza precedenti che stiamo fronteggiando ha bloccato tutto il mondo dell'industria culturale. Non fa eccezione il cinema e il circuito dei festival internazionali che sta subendo pesanti ripercussioni con cancellazioni, rinvii e riorganizzazioni a causa delle misure adottate dai vari governi.
    In risposta alla crisi in corso, il gruppo americano Tribeca Enterprises e YouTube ha annunciato la creazione di un festival online internazionale unico, chiamato We Are One: A Global Film Festival, che inizierà il 29 maggio. L'iniziativa, presentata dalla rivista cinematografica britannica Screen International, sarà resa possibile grazie alla stretta collaborazione tra numerosi prestigiosi partner a partire da Cannes, Venezia, la Berlinale, Toronto, New York, San Sebastián, Karlovy Vary, Londra, Locarno, Guadalajara, Macao, Gerusalemme, Mumbai, Marrakech, Sarajevo, Sydney, Tokyo, Annecy e, ovviamente, Tribeca.
    We Are One: A Global Film Festival si svolgerà dal 29 maggio al 7 giugno su YouTube.com/WeAreOne. La programmazione includerà film, cortometraggi, documentari, musica, commedie e conversazioni. L'intero festival verrà trasmesso in streaming gratuitamente e le donazioni volontarie del pubblico saranno finalizzate a sostenere il Fondo di solidarietà COVID-19 dell'Organizzazione mondiale della sanità, nonché gli sforzi dei partner locali impegnati a combattere l'epidemia.
    “Tutto il mondo ha bisogno di cure in questo momento. We Are One: A Global Film Festival unisce curatori, artisti e narratori per intrattenere e offrire sollievo al pubblico di tutto il mondo. Lavorando con i nostri straordinari partner del festival e YouTube, speriamo che tutti abbiano un assaggio di ciò che rende ogni festival così unico e apprezzino l'arte e il potere dei film" ha detto la co-fondatrice e CEO di Tribeca Enterprises e Tribeca Film Festival Jane Rosenthal.
    Intanto, per riavvicinare le persone al fascino del grande schermo, si pensa di riaprire i drive-in, simbolo di un'America tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Attualmente in Germania ci sono due cinema che con questo sistema funzionano tutto l'anno mentre negli USA sono circa trecentocinquanta. Se gli Stati Uniti fecero da apripista, anche l'Italia vanta un suo primato: nel 1957 sul litorale romano funzionava infatti il Metro Drive-in, il più grande schermo del genere in Europa. L'esperienza di Ostia potrebbe servire per inventarsi i nuovi paradigmi di condivisioni cinematografiche e non solo. Potrebbe essere infatti anche un modo originale per organizzare concerti fino a quando non sarà possibile tornare a quegli eventi con migliaia di persone ai quali eravamo abituati. L'idea è stata già messa in pratica in Norvegia dal gruppo hip hop Klovner i Camp che lo scorso primo aprile si è esibito su un palco allestito in un parcheggio a venti minuti da Oslo, davanti a un pubblico di spettatori comodamente seduti in auto. L'Italia potrebbe presto seguire l'esempio. Il mondo della musica dal vivo prova a ripartire da un format chiamato appunto Live drive-in. Come sede, a Milano si pensa a Linate, dove si è svolto il Jova Beach Party, oppure all'ex area Expo.
    Anche la lirica immagina un futuro post virus che potrebbe prevedere i protagonisti delle opere a distanza di sicurezza con il pubblico in auto. Il progetto è quello dell'English National Opera, uno dei principali teatri del Regno Unito che in autunno prevede proprio una stagione in stile drive-in. Oltre che al Coliseum di Trafalgar Square, le star della compagnia si esibiranno ad Alexandra Palace, una struttura del diciannovesimo secolo che è stata la prima sede televisiva della BBC. Invece di applaudire, il pubblico potrà accendere i fari o suonare il clacson. Il drive-in, d'altronde, ha un suo fascino e non si esclude la possibilità di intraprendere una tournée internazionale.

     

  • L'ARTE VISTA DA CASA

    data: 30/03/2020 17:58

    L'intervallo forzato dalla normalità che stiamo vivendo ormai da alcune settimane ha imposto anche al settore culturale di riprogrammare le proprie attività e di inventare nuove modalità per continuare ad offrire, almeno virtualmente, la possibilità di continuare a godere del ricchissimo patrimonio del nostro Paese.
    Va in questa direzione “La cultura non si ferma”, l'iniziativa del Ministero per i beni e per le attività culturali e per il turismo basata su una complessa strategia digitale e articolata in sei sezioni: musei, libri, cinema, musica, istruzione e teatro. Attraverso la pagina dedicata al progetto sul sito del Mibact, storici dell'arte, archeologi, archivisti, bibliotecari, restauratori, architetti, autori, scrittori, attori e musicisti rivelano inediti, classici, capolavori, curiosità, segreti e il dietro le quinte delle loro istituzioni. Utilizzando l'hashtag #iorestoacasa, il Mibact ha lanciato sui propri profili social e su quelli di tutti i musei, degli archivi, delle biblioteche, dei parchi archeologici e dei luoghi della cultura statali una campagna per la condivisione di video e immagini di opere appartenenti a collezioni, di monumenti, di incisioni, di manoscritti, incunaboli e documenti rari raccogliendo un forte interesse. Sono previsti tour virtuali di musei, musica e spettacoli teatrali, letture, approfondimenti su capolavori e sbirciatine dietro le quinte delle istituzioni culturali italiane. Le iniziative vengono aggiornate quotidianamente e possono essere seguite con gli hashtag #iorestoacasa e #ioleggoacasa.
    Subito dopo è stata lanciata “L’Italia chiamò”, maratona solidale trasmessa dal vivo in streaming lo scorso 13 marzo dalle sei del mattino a mezzanotte con oltre settecentomila visualizzazioni solo sul canale del Mibact a cui hanno partecipato direttori di musei e parchi archeologici raccontando le attività in corso nei propri istituti in questo periodo di chiusura forzata. Sullo stesso canale YouTube del Ministero prosegue la programmazione di nuovi video prodotti dai musei italiani in cui vengono presentate mostre, attività in corso e le tante iniziative sui canali digitali.
    Tra le numerose iniziative organizzate per far sì che la cultura arrivi direttamente a casa nostra, c'è quella del Museo Egizio di Torino che consente agli utenti di visitare virtualmente le sale direttamente dal sito, mentre su Facebook il direttore Christian Greco realizza una serie di video tour per raccontare alcune opere d’arte, promuovendo l’iniziativa con l’hashtag #LaCulturaCura.
    La Pinacoteca di Brera, invece, offre agli utenti la possibilità di ammirare sul sito in altissima definizione i propri gioielli mentre la Galleria degli Uffizi di Firenze mette a disposizione con delle mostre virtuali alcuni capolavori, da Botticelli a Cimabue.
    Sul sito dei Musei Vaticani, poi, è possibile fruire di un tour virtuale alla Cappella Sistina nonché al Museo Pio Clementino, al Museo Chiaramonti, al Braccio Nuovo, alla Stanze di Raffaello, alla Cappella Nicolina e alla Sala dei Chiaroscuri.
    Hanno riaperto virtualmente anche le Scuderie del Quirinale con la presentazione della mostra “Raffaello.1520-1483” con video-racconti e approfondimenti che, attraverso i canali social, permettono di ammirare alcune tra le più belle opere esposte con dettagli e curiosità sull'arte del pittore rinascimentale. L’esposizione, allestita in occasione del cinquecentenario della scomparsa del grande pittore del Rinascimento, è stata aperta al pubblico il 5 marzo scorso ed è stato possibile visitarla solo per pochi giorni, prima che venisse chiusa insieme a tutti i luoghi della cultura in Italia.
    Anche il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli racconta sul sito e sulle sue pagine social i propri spazi, le mostre temporanee e le collezioni con tanti progetti, tra cui i mini-documentari della serie MANNstories, i cortometraggi del ciclo "Antico Presente" di Lucio Fiorentino per la prima volta online, il video di approfondimento sull'esposizione "Lascaux 3.0" e alcune anticipazioni dei reperti che saranno visibili nei grandi appuntamenti già programmati "Gli Etruschi e il MANN" e "I Gladiatori", la mostra-evento 2020.
    Tour virtuali ed esperienze immersive a portata di click anche in tanti musei stranieri. Il Louvre di Parigi offre una visione a 360 gradi delle sale espositive, delle gallerie e persino della piazza esterna del museo, compresa la facciata e la celebre piramide di vetro. Il British Museum di Londra invece ha messo online una carrellata di immagini di circa metà degli oggetti contenuti nella struttura mentre il Museo del Prado di Madrid, proprio a causa delle chiusure per il coronavirus, ha deciso di aumentare le opere e gli artisti presenti sul proprio sito, raccolti in una successione temporale raccontata dal direttore del polo museale, Miguel Falomir.
    Il Museo archeologico nazionale di Atene, che è il più grande della Grecia e uno tra i più importanti al mondo con una collezione ricchissima che comprende oltre undicimila reperti, offre al visitatore virtuale il panorama dell’antica cultura greca dalla preistoria fino alla tarda antichità. All’Hermitage di San Pietroburgo, invece, si possono ammirare online opere di Picasso, Van Gogh, Gauguin, Monet, Caravaggio, Cezanne, David e tanti altri artisti. Ottimo il sito anche del Van Gogh Museum di Amsterdam con una panoramica dei capolavori del geniale pittore che permette di apprezzare ancora meglio la pennellata nervosa di Vincent Van Gogh. Infine, il Moma di New York si può visitare proprio come se fosse una vera e propria galleria multimediale, grazie al progetto Google Art Project.
     

  • ANCHE I LIBRI MERITANO UNA SECONDA OPPORTUNITÁ

    data: 29/02/2020 18:06

    Periodicamente sulle pagine culturali dei giornali si legge dei problemi delle librerie e di come l’acquisto di libri online e varie caratteristiche del mercato editoriale contemporaneo rendano difficile portare avanti un negozio che vende libri. Anche per questo motivo, diventa sempre più breve il tempo di permanenza dei volumi sugli scaffali. Il libro sta diventando una merce sempre più deperibile per affrontare i forsennati ritmi di ricambio imposti dal mercato. In media la maggior parte dei volumi ha quindi una durata minima in libreria, insensata rispetto alla fatica e ai costi di stampa e di distribuzione sostenuti da autori ed editori, dopodiché il loro unico destino potrebbe essere il macero. Ci sono però tante iniziative nate per salvare i libri. Alcune sono eroiche e di piccola portata, altre invece sono più complesse e cercano di agire sui grandi numeri. Ogni città, ad esempio, ha i suoi mercatini dell'usato. Spesso anche librerie tipo Libraccio a Roma hanno delle aree dove comprare libri usati.
    Una seconda opportunità per i libri è quella di trovare posto a casa di curiosi e appassionati che li recuperano dal cosiddetto “scarto”, una procedura utilizzata da tutte le biblioteche pubbliche per fare posto ai nuovi arrivi. A volte, viceversa, sono gli stessi cittadini a regalare libri alle biblioteche, come succede per esempio a Milano. Quelli che non servono, perché ne hanno già alcune copie, vengono portati nel deposito-biblioteca di via Boifava per essere poi donati alle realtà del mondo no profit, a scuole e istituzioni.
    Equi-Libristi, invece, è un’associazione di Bologna attiva da qualche anno che si propone di salvare dal macero i libri ridistribuendoli gratuitamente in diversi luoghi, dai negozi agli studi medici. I generi sono vari e vanno dalla narrativa ai fumetti. Gli Equi-Libristi collocano i libri che hanno recuperato affinché i frequentatori del locale possano prelevarli, leggerli e, se vogliono, portarli a casa.
    Qualcuno non penserebbe mai di separarsi dai volumi della scuola, nemmeno sapendo che non li riaprirà mai più. Altri sì, un po’ per svuotare la libreria e un po’ per mettere insieme dei soldi che quando sei uno studente non guastano mai. Arianna Cortese, una studentessa di Torino, ha avuto l’idea di creare Pick my Book, un portale per vendere i libri scolastici senza fare ore e ore di coda davanti alle librerie e cercare di guadagnarci un po’ di più. Il sito ha avuto successo e funziona per qualsiasi tipo di pubblicazione.
    Un altro canale per condividere i libri è il bookcrossing, che ha preso piede nelle principali città di tutto il mondo. Consiste nel prelevare e lasciare libri in luoghi ben identificati in maniera del tutto libera. Decine di migliaia di persone decidono di leggere un libro e poi lasciarlo in un parco o in metropolitana perché qualcun altro lo raccolga, lo legga e poi faccia lo stesso. Una curiosità: recentemente a Ragusa sono state inaugurate due panchine speciali con funzione di bookcrossing. Chiunque può prendere i libri dal vano ricavato sotto la seduta oppure depositarli.
    Dal bookcrossing al booksharing il passo è breve. AccioBooks è un sito che offre un servizio semplice e rivoluzionario nello stesso tempo, permettendo di utilizzare i libri come merce di scambio. L’obiettivo è “rendere il più possibile libera e gratuita la più potente medicina del mondo: i libri”. Non è semplicemente una libreria dell’usato online, ma è anche un social reading, un social network cioè dedicato ai libri che accompagna gli utenti in tutta l’esperienza di lettura e oltre: dalla possibilità di tenere un diario virtuale delle proprie letture e dei libri che si vorrebbero avere, fino all’idea più ampia di raccogliere libri, esperienze, consigli e parole da lettori appassionati di tutta Italia. Gli utenti registrati possono scegliere fra tre differenti opzioni: scambiare, vendere o donare.
    Tutti, insomma, meritano una seconda opportunità, anche i libri, che possono tornare a far parte della vita culturale di una comunità invece di finire al macero.
     

  • QUANDO EDITORIA
    FA RIMA CON PIRATERIA

    data: 27/01/2020 16:46

    Per la prima volta un'indagine condotta su tutto il territorio nazionale ha alzato il velo sui danni che la pirateria crea al mondo del libro e all'economia nazionale. La ricerca Ipsos La pirateria nel mondo del libro. Danni e indispensabile contrasto, commissionata dall’Associazione Italiana Editori, fotografa l’ampiezza del fenomeno nel suo complesso e nei principali settori (editoria di varia, editoria universitaria, editoria professionale) e i mancati introiti per il fisco. Con questa iniziativa viene inaugurata la collaborazione tra l’associazione degli editori di libri e quella degli editori di quotidiani e periodici su un tema fondamentale per l’intero mondo dell’industria culturale e informativa.
    "I numeri della pirateria nel mondo del libro vanno al di là di ogni immaginazione. Bisogna agire con urgenza sul contrasto legale e sul piano culturale, cose che sono strettamente collegate tra loro" ha detto Ricardo Franco Levi, presidente AIE.
    La pirateria sottrae ogni anno al mondo del libro 528 milioni, pari al 23% del valore del mercato (escludendo scolastica ed export), 1,3 miliardi complessivi al sistema Paese e 216 milioni al fisco. In termini di mancata occupazione, si parla di 8.800 posti di lavoro, di cui 3.600 nella filiera del libro. Ogni giorno nel nostro Paese si compiono circa 300.000 atti di pirateria ai danni del mondo del libro, 107 milioni in un anno. Il fenomeno coinvolge più di un italiano su tre sopra i 15 anni, addirittura il 61% dei professionisti e l’80% degli studenti universitari.
    Secondo la ricerca Ipsos, gli italiani sono consapevoli che piratare libri ed e-book e accedere a banche dati è illecito e illegale ma una buona fetta lo considera un comportamento poco o per niente grave. Una decisa maggioranza ritiene addirittura poco o per nulla probabile che gli illeciti vengano scoperti e puniti.
    La maggior parte degli atti di pirateria passa attraverso il web: un italiano su quattro sopra i 15 anni ha scaricato gratuitamente almeno una volta un e-book o un audiolibro da siti o piattaforme illegali. L’incidenza della pirateria è particolarmente alta tra i “lettori forti” di libri cartacei (45%), tra quelli di e-book (68%) e tra quelli di audiolibri e podcast (66%).
    Ad essere danneggiati sono tutti i settori del mondo editoriale, non solo l’editoria universitaria: le vendite perse nel settore della varia (fiction e saggistica) sono pari a 29,2 milioni di copie (tra libri ed e-book) all’anno, per un mancato fatturato di 324 milioni di euro. Le copie perse nel settore universitario sono 4 milioni, per un fatturato di 105 milioni di euro, quelle nel settore professionale e banche dati 2,9 milioni, pari a 99 milioni di euro.
    Cosa fare per contrastare la pirateria? Per il presidente dell'AIE "le piste sono almeno tre: l'educazione, per spiegare quanto forte sia il danno, il contrasto con l'affermazione della legalità e il sostegno alla forma di acquisto legale".
    "Come governo non possiamo ignorare i dati emersi da questa ricerca e la richiesta di aiuto che viene dal settore dell'editoria - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria Andrea Martella - La pirateria va combattuta con la repressione dei comportamenti illegali, promuovendo l'educazione alla legalità ma anche con il sostegno a tutta la filiera, così gravemente colpita. Attraverso editoria 5.0 stiamo studiando nuovi strumenti di supporto per l'editoria periodica e quotidiana perché, come ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita all'agenzia Ansa la settimana scorsa, l'informazione primaria ‘costituisce un elemento decisivo per la democrazia nel nostro Paese’. Questo fa comprendere le esigenze di sostegno da parte delle istituzioni. L'impegno, coerentemente con quanto affermato dal ministro Franceschini - ha aggiunto Martella - è quindi quello di lavorare ad un progetto analogo anche per l'editoria libraria, a partire dalle richieste che ci vengono dal settore, con particolare attenzione al sostegno alla domanda''.
     

  • L'IMMAGINARIO COLLETTIVO
    ITALIANO AL MIAC

    data: 18/12/2019 16:06

    Per gli appassionati di cinema e audiovisivo, dal 18 dicembre c’è un nuovo luogo a Roma dove scoprire o ritrovare il nostro immaginario collettivo e in cui poter conoscere e vivere la storia e l’evoluzione della settima arte. Negli Studi di Cinecittà apre i battenti il MIAC, il Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema. Attraverso un approccio immersivo ed emozionale che si sviluppa per aree tematiche, i visitatori possono entrare in un racconto multimediale e interattivo che ripercorre la crescita del nostro Paese.
    Senza esporre reperti storici, come costumi o scenografie, il Museo racconta una storia in cui il cinema è una colonna portante in un insieme di altre suggestioni che hanno formato l'immaginario italiano, capace di condurci in un'esperienza immersiva in cui ripercorrere la storia dell’audiovisivo e non solo.
    Quello che il MIAC offre è un percorso nel patrimonio audiovisivo italiano partendo dalle origini del cinema e dai filmati dei grandi archivi, provenienti soprattutto dagli immensi fondi dell’Istituto Luce, delle Teche Rai e del CSC, fino all’arrivo della televisione e alla nascita e allo sviluppo della nuova immagine digitale. Il tutto reso particolarmente coinvolgente grazie a installazioni interattive, videoarte, linguaggi transmediali che sollecitano i sensi e le percezioni per restituire l’energia e la ricchezza di un patrimonio che ha posto l’Italia ai vertici della produzione audiovisiva.
    Il percorso si sviluppa in dodici ambienti. Ogni sala esplora un tema, mentre due elementi formano la spina dorsale del MIAC: la Timeline, una parete di oltre trenta metri in cui attraverso un sorprendente graffito animato leggiamo, vediamo, tocchiamo date ed eventi della storia dell’audiovisivo, e il Nastro trasportatore, rullo originale di oltre quaranta metri che per decenni ha portato in queste sale le pellicole per la lavorazione che oggi fa viaggiare i pensieri scritti dai visitatori su schermi luminosi, trasformandoli in piccoli biglietti stampati.
    La cura del Museo è affidata a Gianni Canova, Gabriele D’Autilia, Enrico Menduni e Roland Sejko. Il MIAC nasce come struttura in divenire che ospiterà anche mostre temporanee, installazioni, proiezioni, incontri. Ci sono poi una bibliomediateca per approfondire ricerche nell’immenso tesoro dell’Archivio Luce, una sala cinema per proiezioni e uno spazio conferenze. E già si lavora su nuove sale e uno spazio lettura con settemila volumi della biblioteca personale del grande critico cinematografico Tullio Kezich che sono stati donati al Museo.
     

  • COSI' I CONSUMI CULTURALI
    A DIECI ANNI DALLA CRISI

    data: 07/11/2019 15:38

    Nel 2018 gli italiani hanno speso 72,5 miliardi di euro in ricreazione e cultura, ovvero il 6,7% della spesa complessiva delle famiglie con un +2,4% sul 2017 (mentre i consumi generali sono saliti dell’1,9%). “Impresa cultura. Politiche, Reti, Competenze” è il titolo del quindicesimo rapporto annuale di Federculture, un appuntamento di verifica dello stato di salute della cultura italiana che disegna un quadro ricco e approfondito di ciò che accade nei territori, nella società, sul fronte delle politiche pubbliche e sul versante dell'impresa culturale in Italia. Quest’anno il Rapporto dedica un focus al decennio 2008-2018, periodo attraversato dalla grande crisi economica. I dati sono eloquenti: tra il 2008 e il 2013 la spesa delle famiglie in ambito culturale ha subito un crollo del 4,6%, mentre i consumi complessivi crescevano dell’1% e il Pil diminuiva dell'1,6%. Dal 2013 il dato è invece in netta ripresa con un +13,4% di spesa in cultura a fronte di un incremento della spesa totale dell'8,8% e del Pil del 9,9%.
    In questi dieci anni sono stati persi circa 700 milioni di risorse pubbliche in ricreazione e cultura da parte di Regioni, Comuni, Province. Se nel 2008 la spesa pubblica dedicata al settore era di circa 6 miliardi e 550 milioni di euro, sono diventati 5 miliardi e 849 milioni nel 2017. Cifre che, complessivamente, ci posizionano al quartultimo posto in Europa in rapporto alla spesa pubblica totale.
    Dati allarmanti emergono dal Rapporto per quanto riguarda la lettura: sono stati persi 1,3 milioni di lettori in dieci anni e l'emorragia prosegue nel 2018. Gli italiani che hanno letto almeno un libro l'anno sono stati circa 23 milioni lo scorso anno, l'1% in meno rispetto al 2017 e con una diminuzione del 5,5% nel decennio 2008-2018. Se non riesce a fare nuove conquiste, la lettura si consolida però tra chi già ne è appassionato: nel decennio aumentano, infatti, del 2,8% i lettori molto forti, quelli cioè che hanno letto oltre 12 libri nell'ultimo anno. Parallelamente la voce "libri" rappresenta la spesa maggiormente cresciuta nel budget familiare del 2018 (+5%), anche se a farla da padrone in termini assoluti sono i "servizi ricreativi e culturali" con 30,3 miliardi di euro spesi (42% dei 72,5 totali).
    A differenza di quanto accaduto nel mondo della lettura, i musei statali hanno fatto registrare un vero e proprio exploit. Sono oltre 55 milioni i visitatori nel 2018 con una crescita del +10% sul 2017, con forti incrementi in Campania e in Liguria. Nel 2008 erano 33 milioni e 38 milioni nel 2013. L'ottima performance appare trainata dai musei dotati di autonomia speciale, che nell'ultimo anno hanno registrato un aumento di visitatori di quasi il 15%, superando quota 30,5 milioni, con picchi molto più alti in alcune regioni come la Campania (+36%) e la Toscana (+46%). Salgono anche gli introiti, con una crescita del 18,4% per i musei statali e del 22,5% per gli autonomi. Anche i bambini italiani sono sempre più frequentatori di luoghi di cultura. Nel 2018 sono aumentati in misura significativa i piccoli di 6 anni o più che nell'arco dei dodici mesi hanno visitato almeno una volta musei e mostre (+3,6) e siti archeologici (+9,2%).
    Ogni mese le famiglie italiane spendono, in media 127,7 euro in cultura, ricreazione e spettacoli. Molto forti sono però, come in passato, le differenze territoriali: nelle regioni settentrionali si superano i 150 euro mensili, mentre si scende a 80 euro circa al Sud e nelle Isole. Confrontando i dati italiani con quelli europei, la spesa in cultura delle famiglie italiane resta tuttavia bassa: 6,7% sul totale dei consumi finali contro l'8,5% della media europea.
    Nel decennio 2008-2018, i turisti stranieri sono cresciuti del +51,2%. Più contenuta invece la crescita del turismo domestico con +20%. Con oltre 63 milioni di arrivi nel 2018, il turismo in Italia è cresciuto del 5,8% rispetto al 2017. Cresce, sebbene più a rilento, anche il turismo interno con un +3,9% di arrivi domestici nel 2018 mentre le presenze sono leggermente in flessione (-1,2%). Oltre ai turisti internazionali, è aumentata anche la loro spesa: complessivamente gli stranieri in visita in Italia hanno speso più di 41 miliardi di euro, il 6,5% in più del 2017. Le regioni in cui i turisti spendono maggiormente sono stabilmente il Lazio, la Lombardia, il Veneto e la Toscana, mentre il Sud Italia registra gli incrementi di spesa più elevati in confronto al 2017.
    Bene anche le donazioni in favore di musei, monumenti, siti archeologici e fondazioni lirico sinfoniche. A ottobre 2019 sono 12.871 i mecenati, grazie ai quali l'Art Bonus ha superato i 390 milioni di euro. A donare sono soprattutto privati cittadini (quasi il 60%) anche se l'impatto economico prevalente è determinato dalle donazioni di imprese e fondazioni bancarie, che da sole hanno contribuito con 256 milioni nel 2018. Come negli anni precedenti si rileva ancora, però, una forte territorializzazione dell'Art Bonus, utilizzato prevalentemente al Nord, dove si ferma anche l'81% delle erogazioni.
    Secondo il Rapporto Federculture, sostanzialmente stabili nell'ultimo anno sono invece gli ingressi a teatro (che nel decennio calano del 4,8%), in leggera flessione invece il cinema (-1,6%), mentre crescono i fruitori di musica classica (+2,2%) e leggera (+7,5%).
    Il Rapporto Federculture descrive, dunque, un Paese che ha affrontato la crisi e negli anni più recenti ha messo in atto politiche di incentivo al settore culturale che hanno prodotto risultati positivi ma evidenzia anche molti temi sui quali occorre intervenire con politiche decise per “dare un contributo complessivo al miglioramento dell’Italia, alla sua reputazione internazionale, alla sua consapevolezza di Paese ricco di storia e di un patrimonio culturale fra i primi al mondo, all’accompagnamento di processi economici di grande rilevanza – ha commentato Andrea Cancellato, Presidente di Federculture - Non ci mancano le risorse, ma occorrono programmazione, convinzione, continuità”.
     

  • COSI' ALLA BUCHMESSE
    L’EDITORIA ITALIANA

    data: 09/10/2019 18:47

    Si consolida la presenza dell’editoria italiana alla Fiera del Libro di Francoforte, la principale manifestazione del settore a livello internazionale, in programma dal 16 al 20 ottobre. Quest’anno saranno 252 gli editori e gli agenti letterari del nostro Paese presenti. Lo Spazio Italia, lo stand collettivo, ospiterà 134 editori e sarà la vetrina tricolore all’interno del più importante appuntamento internazionale per lo scambio dei diritti editoriali e per la promozione della cultura e dell’editoria italiana all’estero. Ci saranno anche quattro aree regionali: Lazio, Piemonte, Sardegna e Veneto. In un’ottica di avvicinamento al 2023, quando l’Italia sarà l’ospite d’onore della manifestazione, all’interno dello stand italiano è prevista, inoltre, un’area in cui si svolgeranno incontri dedicati al pubblico professionale e istituzionale dal mercoledì al venerdì, mentre sarà aperto a tutti nel weekend.
    L’atmosfera che si respira alla Fiera internazionale del libro è unica al mondo, con oltre settemila espositori da più di cento Paesi che promuovono la loro cultura in un contesto stimolante e ricco di occasioni. Da oltre trent’anni ad ogni edizione della Buchmesse è presente un Paese o una regione linguistica ospite. Quest’anno è la volta della Norvegia, che parteciperà alla fiera con una folta delegazione di oltre cento fra scrittori e scrittrici, guidata dalla principessa Mette-Marit, che giungerà a Francoforte con uno speciale “treno letterario” da Berlino. Il Paese scandinavo offrirà un tour nella letteratura del Nord Europa, dai classici di Henrik Ibsen ai best seller contemporanei di Jo Nesbø.
    La Buchmesse è un punto d’incontro privilegiato per gli amanti non solo della letteratura, ma anche dei migliori libri di arte, design e fotografia. Come ha sottolineato il direttore Jürgen Boss, la Buchmesse negli ultimi dieci anni si è trasformata da Fiera del libro come oggetto fisico in una “fiera dei contenuti”, in cui al testo si aggiungono, in particolare, le immagini in movimento. All’interno della Fiera è possibile infatti sperimentare nuove tecnologie, tra sessioni in realtà virtuale e novità nel campo dell’editoria digitale e dei media. Senza contare che anche quest’anno ospiterà le finali del campionato tedesco di cosplay. Il concetto dei cosiddetti “mondi tematici” (Themenwelten), introdotto nell’edizione dello scorso anno, è stato esteso quest’anno con la creazione di Frankfurt Audio e Frankfurt Authors. Nell’area Frankfurt Audio saranno concentrate le novità concernenti gli audiolibri, i podcast e gli assistenti vocali, che saranno discusse in varie relazioni e in una conferenza specifica, il Frankfurt Audio Summit, che si terrà giovedì 17 ottobre. Frankfurt Authors è invece l’evoluzione della sezione dedicata al self publishing, che si arricchisce di un palcoscenico apposito per relazioni e incontri con gli autori. In occasione della Buchmesse, inoltre, l’intera città si anima con spettacoli culturali che attraggono artisti e personalità di spicco da tutto il mondo.
    La storia della fiera del libro di Francoforte è molto antica. Alcuni ne rintracciano le origini nel Quattrocento quando Johannes Gutenberg inventò a Magonza la stampa a lettere mobili che avrebbe rivoluzionato il mondo del libro. Nel 1455 proprio a Francoforte veniva messa in vendita la prima edizione della sua Bibbia. Inizialmente la fiera fu organizzata da librai locali e per molto tempo la città divenne il centro di stampatori e rivenditori di mezza Europa. Poi, cambiamenti politici ed economici, ma soprattutto la stretta censura imperiale introdotta con la controriforma cattolica, fecero sì che molte case editrici si spostassero a Lipsia che diventò, un po' alla volta, il nuovo centro dell'industria dei libri e dell'editoria. Dopo la divisione della Germania nel 1949 - che collocarono Lipsia nella DDR mentre Francoforte faceva parte della Germania dell’Ovest - Francoforte riscoprì le vecchie tradizioni e così la Frankfurter Buchmesse è diventata la fiera del libro più grande del mondo e un vero marchio di qualità per la cultura.
     

  • SECONDA GIOVINEZZA
    PER IL VECCHIO VINILE

    data: 26/08/2019 21:19

    Gli intenditori lo sanno, il vinile suona diverso. Anche se l’innovazione tecnologica mantiene un impatto decisivo sull’ascolto di massa della musica, il ritorno di fiamma per il vinile è uno dei fenomeni più significativi registrati dall’industria del disco negli ultimi anni e lo streaming nell’era di Spotify deve fare i conti con un ascolto più meditato. Ovviamente il discorso vale per coloro che trovano nell'oggetto disco non solo un modo di ascoltare le sonorità preferite, ma anche un supporto fisico che unisca intrattenimento e cultura. La riscoperta del vinile sembra infatti segnare anche il ritorno a un consumo meno distratto e superficiale della musica, spesso ridotta a mero sottofondo. E forse è proprio il vinile, più del CD, ciò che rappresenta al meglio questa doppia valenza. Dato per morto oltre due decenni fa, è tornato ad essere oggetto di interesse per il suo formato che negli anni ha permesso la realizzazione di copertine artistiche e da sogno. Le etichette avevano persino pensato di fermare del tutto la produzione dei dischi in vinile, mandati in pensione dalla comparsa dei CD e, successivamente, dalla possibilità di scaricare la musica dal computer e di ascoltarla in streaming.
    Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non si stampano solo vinili di vecchi album ma anche di nuove produzioni. Niente a che vedere con il miliardo di pezzi prodotti nel 1981, ma sicuramene il mercato del vinile è in costante aumento e il vecchio 33 giri fa tendenza. E’ visto con molta simpatia dai giovani, che si sono appassionati al formato come oggetto di culto, e dai dee jay, per motivi professionali. E poi è un oggetto che assicura una sorta di contatto fisico con l’artista nell’era dello streaming. La musica scaricata dal web è infatti qualcosa di immateriale: non puoi toccarla né tantomeno possederla. Il microsolco, invece, è un pezzo da collezione, un atto romantico sin dall’acquisto. Va detto che un vinile nuovo costa in media una trentina di euro contro la manciata di centesimi di un brano scaricato, ma nonostante tutto la tendenza c’è. Un giro d’affari in crescita che non racconta più solo un hobby per consumatori nostalgici. È diventata insomma una ghiotta opportunità di marketing per grandi gruppi e major, una scusa per ripubblicare e riguadagnare, ma anche un’occasione per gli appassionati per tornare nel negozio di dischi, una dimensione completamente annullata dal web, che diventa una sorta di farmacia dell’anima.
    Gli ultimi dati pubblicati dalla Fimi (la federazione dell’industria musicale italiana) confermano la curva di crescita del vinile nel primo semestre dell’anno che, con un aumento del 4,8%, copre il 31% di tutto il mercato dei supporti fisici. Insomma, un fenomeno che ha essenzialmente una spiegazione: la passione. E che le cose marcino verso una rinascita del vinile lo testimonia anche l’interesse sempre crescente attorno all’high definition vynil, il vinile in HD, che secondo i suoi creatori dovrebbe avere una maggiore fedeltà sonora, un volume più alto e una resistenza decisamente maggiore dei vecchi Lp. Ciò che viene inciso è la matrice, ovvero il disco originale dal quale vengono poi stampate le copie. La produzione è quindi più veloce e non subisce perdite audio dalla copia multipla. Del resto, il mercato del vinile ha raccolto anche un tipo di pubblico che, stanco della ridotta qualità sonora dei formati digitali compressi, è alla ricerca di una maggiore resa acustica. 

    I dischi sono stati ufficialmente introdotti nel 1948 dalla Columbia Records negli Stati Uniti d'America come evoluzione dei precedenti 78 giri, dalle caratteristiche simili, realizzati in gommalacca, un materiale termoplastico caratterizzato da fragilità e da una struttura superficiale che generava un notevole fruscio. Successivamente la gommalacca è stata sostituita da una resina termoplastica, il PVC, da cui deriva la denominazione “vinile” usata per indicare i dischi prodotti con questa tecnologia. Inizialmente i vinili avevano un colore che indicava il genere musicale: i brani country erano colorati di verde, quelli classici di rosso, quelli per bambini di giallo e quelli R&B e gospel di arancione. Poi si impose il mitico 45 giri nero. 

  • DIRETTIVA COPYRIGHT
    IN VIGORE LE NUOVE NORME

    data: 12/06/2019 16:09

    Il 6 giugno è entrata in vigore la Direttiva sul copyright, pubblicata nella Gazzetta dell’Unione Europea lo scorso 17 aprile. A partire da questo momento gli stati membri avranno due anni di tempo per recepirla ma c’è chi è già al lavoro per accogliere le nuove norme. Il Parlamento francese, infatti, ha approvato il mese scorso un progetto di legge di recepimento della direttiva che ora dovrà essere votato anche dal Senato. Il fatto che oltralpe il governo fosse favorevole all'aggiornamento delle leggi sul diritto d'autore ha facilitato le cose. Anche se nella sostanza la bozza francese non va molto oltre la Direttiva, in un punto il progetto fa un passo ulteriore relativamente alla remunerazione dei giornalisti e degli autori: mentre secondo la Direttiva devono avere una quota adeguata degli introiti che arrivano agli editori grazie al nuovo diritto, per i francesi questa quota deve essere «equa» e, se giornalisti ed editori non raggiungono un accordo aziendale o collettivo entro sei mesi, ci sarà una commissione paritetica presieduta da un magistrato che dovrà indicare una soluzione.
    Dall'altro lato, invece, la Polonia, che si oppone da sempre alla Direttiva, ha presentato una denuncia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Secondo Varsavia, esigere dalle piattaforme online come Google e Facebook un controllo sui contenuti caricati apre le porte all’utilizzo della censura preventiva. Le nuove misure erano già state contestate nell’Europarlamento in fase di discussione del pacchetto normativo e all’ultimo Consiglio Ue, che ha dato ad aprile il via libera alla direttiva sul copyright, la Polonia, come l’Italia, ha votato contro. Altri “no” sono arrivati da Lussemburgo, Olanda, Finlandia e Svezia.
    Nonostante la preoccupazione degli utenti Internet, condizionati dal clamore mediatico, la Direttiva europea sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale non limita la libertà di espressione. L’obiettivo è applicare anche al mondo del web la regola per cui se si riproduce e si diffonde un’opera altrui a scopo di lucro, bisogna chiedere l’autorizzazione all’autore e remunerarlo. Parte della più generale Strategia per il mercato unico digitale adottata nel 2015, la Direttiva sul copyright risponde all’esigenza di riformare la disciplina comunitaria sul diritto d’autore (che finora era ferma al 2001) alla luce delle nuove tecnologie e della crescita delle piattaforme online, estendendo la protezione dei contenuti creativi al nuovo ambiente digitale.
    Negli ultimi anni Internet è diventato di fatto il principale mercato per la distribuzione e l'accesso ai contenuti protetti dal diritto d'autore. I titolari dei diritti incontrano, però, difficoltà quando cercano di essere remunerati per la diffusione online delle loro opere. Questo, in prospettiva, potrebbe mettere a rischio la produzione di contenuti creativi. Se attualmente, le aziende online sono poco incentivate a firmare accordi di licenza equi, perché non sono considerate responsabili dei contenuti che i loro utenti caricano, con la Direttiva diventano responsabili. In questo modo aumentano le possibilità dei titolari dei diritti - in particolare musicisti, artisti, interpreti, sceneggiatori, creativi ed editori di notizie - di ottenere una quota equa del valore generato dall'utilizzo delle loro opere attraverso accordi di licenza.

    Ci sono anche delle eccezioni all'applicazione delle regole contenute nella nuova Direttiva. È il caso del caricamento di opere su enciclopedie online per finalità di carattere non commerciale, come avviene per Wikipedia, o delle piattaforme software open source. Le piattaforme di nuova costituzione, le startup, saranno invece soggette a obblighi depotenziati. Potranno, a tutela degli utenti, circolare liberamente online meme e gif, così come le parodie, le caricature e le citazioni. Viene data inoltre la possibilità agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare per l'utilizzo dei loro contenuti. Da sottolineare che la condivisione di frammenti di articoli di attualità è espressamente esclusa dal campo di applicazione della Direttiva. Tuttavia, il testo contiene disposizioni per evitare che gli aggregatori di notizie ne abusino. Sarà sempre possibile far circolare liberamente le idee ma sarà vietato appropriarsi in blocco di contenuti dei quali non si è proprietari. 

  • LEONARDO, 500 ANNI DOPO

    data: 28/04/2019 17:23

    Un fitto calendario di celebrazioni ricorda quest’anno il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo, avvenuta il 2 maggio 1519 nel castello di Cloux vicino ad Amboise. Pittore, scultore, architetto, musicista, anatomista, ingegnere, filosofo e inventore, Leonardo da Vinci è sicuramente uno dei geni universali della storia umana. Al tempo stesso artista e scienziato, incarnò lo spirito universalista del Rinascimento di cui è uno dei simboli principali. Il suo era un approccio metodico alla conoscenza, all’apprendimento, all’osservazione e all’analisi che impressionò le generazioni successive, ma anche i suoi contemporanei.
    Leonardo non era uno scienziato ma ha aperto la strada alla scienza moderna, in quanto il suo modo di guardare la realtà, osservare, misurare, verificare si avvicina molto a quello che poi sarebbe diventato il percorso scientifico sperimentale di Galileo. Per ripercorrere l’attività di Leonardo da Vinci sul fronte tecnologico e scientifico, le Scuderie del Quirinale a Roma insieme al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” e alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano hanno allestito la mostra Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza, visitabile fino al 30 giugno.
    Sono oltre duecento le opere che accompagnano il pubblico in un percorso che si articola in dieci sezioni, ruotando attorno ad altrettanti bellissimi disegni del Codice Atlantico, provenienti dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, ma che vuole immergerlo nel suo contesto storico, mostrando quanto fu importante per Leonardo assorbire tutta la vivace cultura che stava attorno a lui, prima in Toscana e poi a Milano, seguendo tutti i luoghi delle sue peregrinazioni. In mostra anche i modelli storici della collezione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, che visualizzano in modo tridimensionale le sue idee e che furono creati nel 1952 per i 500 anni dalla nascita del Maestro toscano, e tanti manoscritti di artisti-ingegneri del Rinascimento provenienti dalle più importanti biblioteche nazionali. Non mancano altre opere particolari, come ad esempio un monumentale modello in gesso del Pantheon e i grandi portelli delle chiuse del Naviglio, esposte al pubblico per la prima volta dopo un grande restauro e che poi torneranno definitivamente a Milano, nella collezione permanente, per non spostarsi più.
    Ad arricchire il percorso, manoscritti, disegni, stampe, cinquecentine illustrate e dipinti provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed europee. Un’attenzione speciale è dedicata alla biblioteca di Leonardo, con l’esposizione del prezioso trattato di Francesco di Giorgio, in prestito dalla Biblioteca Laurenziana, unico volume appartenente con certezza al Maestro che riporta annotazioni di suo pugno. Eccezionalmente in prestito dalla Bibliothèque di Ginevra, è in mostra inoltre uno dei due manoscritti della Divina Proportione di Luca Pacioli, realizzato per il duca Ludovico il Moro nel 1498 e arricchito dalla raffigurazione di sessanta solidi basati sui disegni preparatori eseguiti da Leonardo. La retrospettiva si chiude con una riflessione su come sia nato e su come nel tempo si sia sviluppato il mito di Leonardo.
    Per ricordare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, fino al 14 luglio i Musei Reali di Torino mettono in mostra 13 lavori autografi acquistati dal re Carlo Alberto e il Codice sul volo degli uccelli. L’esposizione si intitola Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro. Tra i lavori, il celebre Autoritratto, gli studi per la Battaglia di Anghiari e l'angelo per la Vergine delle rocce. Accanto alle opere di Leonardo, anche lavori di Raffaello, Michelangelo, Bramante. L’itinerario è suddiviso in sette sezioni dedicate ad altrettante possibili chiavi di lettura dell’opera del Maestro e delle esperienze condotte da tutti gli artisti del Rinascimento: l’eredità dell’arte antica, l’esplorazione dell’anatomia e delle proporzioni del corpo umano, il confronto tra arte e poesia, l’autoritratto, lo studio dei volti e la sfida della rappresentazione delle emozioni. Infine, gli studi sul volo, l’architettura e un tema finora inesplorato: “Leonardo e il Piemonte”, che si sofferma sulle citazioni dei luoghi presenti negli scritti di Leonardo e che ha, come disegno catalizzatore, il foglio del Codice Atlantico con il Naviglio di Ivrea.
    Anche Venezia celebra il genio leonardiano con la mostra alle Gallerie dell'Accademia Leonardo da Vinci. L'uomo modello del mondo, visitabile fino al 14 luglio. Vengono esposti i 25 fogli di Leonardo appartenenti al museo veneziano, tra cui il celebre studio noto come “Uomo vitruviano”, assurto a simbolo di perfezione classica del corpo e della mente, di un microcosmo a misura umana che è il riflesso del cosmo intero. In un percorso di grande suggestione, la mostra presenta oltre settanta opere complessive tra le quali ben 35 autografe.
    Il giovane Leonardo ebbe un profondo legame con il suo maestro, l’affermato pittore e scultore fiorentino Andrea di Michele di Francesco di Cione detto Verrocchio, nato grazie al padre dello stesso Leonardo. Infatti, secondo le parole del Vasari, fu proprio ser Piero, notaio di discreta importanza, a mostrare dei disegni del figlio al celebre maestro, il quale decise di prendere Leonardo come apprendista presso la propria bottega a Firenze dopo aver percepito in quei disegni uno straordinario talento. Nell’anno di Leonardo, Palazzo Strozzi e il Museo del Bargello a Firenze celebrano con una mostra a lui idealmente collegata per affinità, colui che fu l’iniziatore del genio poliedrico rinascimentale. Pittore, scultore, orafo, il Verrocchio fu una personalità d’immenso talento, capace anche di riconoscere e valorizzare quei giovani artisti che contribuirono alla grandezza di Firenze. In mostra 120 opere con prestiti dall’Europa e dagli Stati Uniti, con 14 restauri effettuati per l’occasione, fra cui quello del celeberrimo Putto con delfino. L’esposizione, visitabile fino al 14 luglio, costituisce la prima retrospettiva mai dedicata a Verrocchio, mostrando al contempo gli esordi di Leonardo da Vinci.
    Sicuramente il calendario dedicato da Milano a Leonardo, che trascorse in città 17 anni della sua vita, è il più ricco d’Italia. Il Comune di Milano, Palazzo Reale e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani hanno promosso un’esposizione multimediale. Il percorso è scandito da 7 video-installazioni, di cui 5 interattive, che coinvolgono lo spettatore in un racconto di immagini e suoni che, a partire dal multiforme lascito di Leonardo, ci “parlano” tanto del suo, quanto del nostro tempo. Le grandi macchine scenografiche, la cui struttura è liberamente ispirata a disegni leonardeschi, corrispondono ad altrettante sezioni: Le Osservazioni sulla natura, La città, Il paesaggio, Le Macchine di pace, Le Macchine di guerra, Il Tavolo anatomico, La pittura. La mostra, intitolata Leonardo. La macchina dell’immaginazione è visitabile a Palazzo Reale a Milano fino al prossimo 14 luglio. Stessa sede e identica data di chiusura per Il meraviglioso mondo della natura, la mostra dedicata al rapporto tra Leonardo e la natura della Lombardia del Cinquecento. Suggestivo l'allestimento: opere di ispirazione leonardesca vengono fatte dialogare con reperti del Museo di Storia Naturale di Milano. L’esposizione affronta, per casi esemplari, come la rappresentazione della natura in Lombardia sia cambiata anche grazie ai soggiorni milanesi dell’artista.

    Due gli appuntamenti anche al Castello Sforzesco, entrambi in partenza a maggio: nella Cappella Ducale la mostra Leonardo e la Sala delle Asse tra natura, arte e scienza che espone vari disegni di Leonardo e dei suoi contemporanei mentre nella Sala delle Armi ci sarà il Museo virtuale della Milano di Leonardo, un percorso multimediale alla scoperta dei luoghi leonardeschi a Milano, così come il Maestro li vedeva ai suoi tempi. Ma il grande avvenimento sarà la riapertura della Sala delle Asse, il 16 maggio, che si ripresenta al pubblico dopo una nuova fase di lavori, svelando le molte porzioni di disegno preparatorio emerse durante la rimozione degli strati di scialbo dalle pareti. Attraverso una scenografica installazione multimediale, i visitatori saranno guidati nella lettura dello spazio, spostando l’attenzione dalla volta alle pareti. La Sala delle Asse diventa così il luogo simbolo del palinsesto “Milano Leonardo 500”. 

  • L'EDITORIA PER RAGAZZI
    CRESCE ED ESPORTA

    data: 05/04/2019 16:36

    Il made in Italy si è fatto strada anche nel campo dell’editoria per ragazzi. Il settore dedicato a questa fascia di lettori si conferma infatti centrale per l'intero mondo del libro in base ai dati elaborati dall'Ufficio Studi dell'AIE, resi noti in apertura della Fiera internazionale del libro per ragazzi di Bologna, inaugurata il 1° aprile scorso. Se fino a qualche anno fa le case editrici italiane compravano più di quanto vendevano all’estero e la creatività di autori e illustratori rimaneva sostanzialmente circoscritta ai confini nazionali, oggi tutto si è invertito: nel 2018 i diritti acquistati all'estero sono stati quasi 1.800 ma quelli venduti molti di più, oltre 3.000. Numeri che danno la misura del ruolo che rivestono ora i libri per bambini e ragazzi nell'ambito dell'editoria nazionale. Del resto i bambini leggono più degli adulti, secondo l’Osservatorio di AIE, l'Associazione Italiana Editori: ha la propensione alla lettura l'82% dei più piccoli nella fascia d'età fino ai 14 anni contro il 60% della popolazione italiana, con una spesa media annua che sfiora i 30 euro.
    Il settore dei libri per bambini e ragazzi rappresenta il secondo segmento di maggior peso, per fatturato, del mercato di varia, dopo la fiction, e il primo per l'export dei diritti, con il 39% dei diritti italiani venduti. In base ad una stima dell’AIE, nel 2018 il comparto ha avuto un valore complessivo di 235,8 milioni di euro (escludendo Amazon) ed è rimasto sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, con una contrazione dell’1%.
    Analizzando in maniera puntuale i dati presentati dall’AIE, emerge che il 59% dei bambini fino ai tre anni di età “legge, colora, sfoglia libri o albi illustrati”, percentuale che sale al 92% nella fascia compresa tra i 4 e i 6 anni e che perde un punto passando ai bambini tra i 7 e i 9 anni di età. L’88% dei più grandi, la cui età varia dai 10 ai 14 anni, ha letto almeno un libro non scolastico, un e-book, un audiolibro, un libro tattile nei dodici mesi precedenti.
    Ma quando nasce la letteratura per i ragazzi in Italia? Per rintracciarne la genesi, dobbiamo risalire al Risorgimento. Già nella prima metà dell’Ottocento vi era molto fermento tra gli intellettuali, che vedevano nell’educazione del fanciullo una delle basi per la formazione del nuovo italiano, anche se l’analfabetismo era diffusissimo e le scuole erano frequentate da un numero esiguo di bambini. In questo processo, il prototipo del libro educativo, patriottico ed edificante è Giannetto pubblicato nel 1837 da Luigi Parravicini, un vero e proprio sussidiario per l’istruzione di base che divenne il più grande bestseller per ragazzi dell’epoca.
    Qualche decennio dopo Ida Baccini, con il libro Memorie di un Pulcino, facendo immedesimare il piccolo lettore con il protagonista e raccontando - attraverso l’io narrante - le disavventure, gli affetti, le paure del cucciolo, scrive quello che è considerato il primo vero romanzo per l’infanzia italiano. È però con Carlo Collodi, che la letteratura per ragazzi italiana spicca il volo. Grazie ad un’attenta conoscenza delle fiabe classiche, Collodi riesce ad affrontare il racconto educativo con Giannettino, in cui umanizza il “perfetto fanciullo” di Parravicini. Ma il vero salto di qualità arriva con la proposta di Ferdinando Martini, che chiese a Collodi di scrivere per Il giornale per i bambini un racconto a puntate. Nasce così La storia di un Burattino, pubblicata dal 1881 al 1883, anno in cui viene raccolta in volume con il titolo Le avventure di Pinocchio.
    Tre anni dopo, nel 1886, viene pubblicato Cuore, il romanzo di Edmondo De Amicis, strutturato come un diario di un anno scolastico, scritto in prima persona da un ragazzo diligente, alternato con le lettere dei genitori e una serie di racconti patriottici mensili. Con Emilio Salgari la letteratura per ragazzi diventa invece pura evasione, creata sull’onda dei suoi amati Verne e Stevenson, con i racconti della Malesia di Sandokan e dei Caraibi del Corsaro Nero. Agli inizi del Novecento, con Il giornalino di Gian Burrasca, scritto da Luigi Bertelli sotto lo pseudonimo di Vamba, si torna alla forma di diario. Stavolta però il protagonista è Giannino Stoppani, un ribelle di nove anni che l’educazione familiare e scolastica dell’epoca non riescono a fermare.
    Qualche anno dopo, Sergio Tofano raggiunge la fama con il personaggio del Signor Bonaventura, entrato con il suo proverbiale milione nella cultura italiana del Novecento. Nel secondo dopoguerra, la figura chiave della letteratura per ragazzi è Gianni Rodari che ha scritto centinaia di opere per ragazzi fra romanzi brevi, racconti, fiabe e filastrocche con un intreccio formidabile di giochi di parole e narrazione, in grado di creare un linguaggio nuovo, fatto di mondi impensabili e personaggi improbabili, attraverso cui decodificare e leggere la realtà.
    La letteratura per l’infanzia negli anni Sessanta prende linfa vitale anche dalla nuova scuola democratica, con storie spesso scritte insieme ai bambini, come accade con Cipì di Mario Lodi. Negli anni Settanta fanno il loro ingresso nella letteratura nomi di gran peso qualitativo, come Bianca Pitzorno, con le sue storie per bambine dalle tinte forti e dalla trama avvincente, e Roberto Piumini, una delle penne più felici e fertili della letteratura per ragazzi, abile sia nella prosa che nella poesia.
    Negli ultimi decenni la letteratura per l’infanzia è divenuta una materia in continua evoluzione con dei sotto-generi al suo interno. Non è più considerata letteratura minore e la sua produzione è diventata industriale, collegandosi alle esigenze del mercato.

        

  • COSI' NELL'AUDIOVISIVO
    PERMANE IL GAP DI GENERE

    data: 05/03/2019 11:46

    La metafora del soffitto di cristallo è ormai entrata a far parte del linguaggio comune per denotare quell’insieme di ostacoli e barriere che le donne incontrano nel proprio percorso lavorativo, che non di rado finiscono per impedire loro di raggiungere le posizioni apicali all’interno della gerarchia lavorativa. In particolare, a che punto è la parità di genere nel mondo dell’audiovisivo? A questa domanda ha voluto rispondere l’IRPPS, l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il progetto DEA – Donne e Audiovisivo.
    La sottorappresentazione delle donne nel cinema appartiene al più ampio tema della parità di genere che coinvolge ambiti diversi - dal mercato del lavoro nel suo complesso, al mondo della ricerca scientifica, a quello delle posizioni di top management nel settore privato, alla presenza nei CdA, alle differenze di salario - ma si estende anche ad altri aspetti della vita sociale: dall’accesso ai finanziamenti, alla ripartizione dei carichi familiari, alla rappresentanza. Nel suo rapporto sul tema, l’Unesco ricorda fra l’altro che la creatività non è di genere neutro e che le disuguaglianze nel settore creativo rispecchiano le barriere strutturali presenti in altri settori economici e nella società in generale.
    In tre anni l’attività dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR si è concentrata sul tema degli squilibri di genere nell’industria dell’audiovisivo e ha affrontato alcune questioni relative alla posizione delle donne in questo settore, dal confronto con il contesto europeo ed internazionale all’esperienza di vita delle autrici, cercando di individuare i fattori che rallentano o impediscono l’accesso delle donne alla parte creativa e all’evoluzione del percorso professionale, fino alle aspirazioni, alle aspettative e alle motivazioni che stanno alla base delle scelte professionali.
    Dallo studio è emerso che solo il 12% dei film a finanziamento pubblico italiano sono diretti da donne e appena il 21% dei film prodotti dalla Rai hanno una regista. Secondo i dati, meno del 10% sono i film diretti da donne che arrivano in sala. Il 25,7% delle produttrici inoltre sono donne, percentuale che diminuisce quando il ruolo diviene più importante, e le sceneggiatrici sono il 14,6%. Nelle troupe macchiniste, operatrici e foniche sono meno del 10%. Sono il 6,2% le direttrici della fotografia e compongono le colonne sonore solo il 6% di donne. La presenza femminile è invece in maggioranza nei dipartimenti di casting, trucco e costumi.
    Al termine dell’indagine sono state elaborate delle raccomandazioni per avanzare proposte di politiche e interventi valutandone la desiderabilità e la realizzabilità nell’attuale contesto italiano. Sono state individuate sei aree strategiche per avviare la parità di genere nell’audiovisivo:azioni di sistema, finanziamenti, raccolta dati, formazione, sensibilizzazione e comunicazione, condivisione di buone pratiche.
    In particolare, è stata sottolineata l’importanza di garantire visibilità al lavoro delle professioniste per evidenziare il ruolo imprescindibile delle donne nella storia dell’audiovisivo e nella produzione degli immaginari. Fornire modelli identitari virtuosi può essere un altro modo per favorire il successo delle donne che si affacciano alla formazione e al mondo del lavoro in questo campo. Anche la creazione di un elenco di professioniste attive nei vari settori a cui le produzioni possano attingere può aiutare le donne che vogliono lavorare nel settore cinematografico. Infine, vanno citate le pratiche di discriminazione positiva nelle strategie di finanziamento pubblico, per esempio attraverso l’introduzione di quote o l’impiego di un marchio di qualità, che certifichi il fatto che l’audiovisivo sia stato prodotto in un ambiente egualitario.

    Il settore della cultura e quello audiovisivo in particolare marca ancora una considerevole distanza nell’acquisizione delle pari opportunità e dell’uguaglianza di genere nonché una certa inerzia al cambiamento, soprattutto per quanto riguarda la produzione commerciale. Gli ostacoli che le donne dello spettacolo, del cinema, della TV si trovano ad affrontare sono simili a quelli che in generale si manifestano in tutto il mercato del lavoro: discriminazioni nelle assunzioni, minori retribuzioni, precarie condizioni di lavoro, difficoltà nell’accesso alle posizioni decisionali e di maggiore prestigio. In questo ambiente gli stereotipi di genere hanno però un ruolo cruciale. E’ importante tenere conto però del fatto che questo settore possiede al tempo stesso un enorme potenziale per il cambiamento. E’ significativo, ad esempio, che quest’anno ci siano due donne nella cinquina dei candidati alla miglior regia per i Premi David di Donatello, l’evento più prestigioso del nostro panorama cinematografico. 

  • LA MUSICA NATA NEI LAGER

    data: 23/01/2019 21:32

    I lager si portarono via la libertà, la dignità umana, la quotidianità dei musicisti ebrei, ma non la loro musica che nei campi di concentramento ha avuto un ruolo importantissimo, rappresentando una via di fuga temporanea dagli orrori e dall’incubo della realtà che li circondava. Sembra incredibile, ma anche nei campi di prigionia e di sterminio, di lavori forzati, di internamento e di transito - in cui venivano negati tutti i diritti umani - sono nate migliaia di composizioni.

    La musica concentrazionaria spazia tra i più diversi generi: musica colta, cabaret, jazz, canto religioso, popolare e tradizionale, musica di camerata, leggera, d’intrattenimento e per varietà, operine e musica per ragazzi sino a opere frammentate o ricostruite dopo la guerra. E’ stata prodotta dal 1933 (anno di apertura dei Campi di Dachau e Börgermoor) fino al 1945 da musicisti imprigionati, provenienti da qualsiasi contesto nazionale, sociale e religioso. 

    Ogni Campo ha avuto la sua genesi ed è stato soggetto a fenomeni di deportazione differenti l’uno dall’altro. Non solo, ma la produzione musicale di ogni singolo Campo è spia dell’estrazione sociale dei deportati, della loro capacità creative in quel determinato luogo nonché della possibilità di accedere o meno a strumenti musicali e di eseguire le proprie opere. La musica è stata scritta anche da ufficiali tedeschi o soldati italiani nei Campi degli Alleati e non solo da ebrei o cristiani o comunisti deportati nei Campi del Terzo Reich. La creatività musicale ha accomunato dunque uomini che si trovavano su fronti diversi.
    La produzione musicale creata in cattività o in condizioni minime ed estreme di privazione dei diritti fondamentali dell’essere umano è stata ritrovata e studiata, grazie soprattutto al lavoro del Maestro Francesco Lotoro che ha fondato nel 2014 l’Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria. Prima di lui, ci sono stati però altri studiosi della musica concentrazionaria: il musicista e partigiano Schmerke Kaczerginski, il professor Guido Fackler dell’Università di Würzburg, Johanna Spector, Ulrike Migdal, David Bloch, Elena Makarova, Gabriele Mittag, Gabriele Knapp, Joza Karas, Bret Werb, Robert Kolben, Milan Kuna, Blanka Cervinkova e altri. Il titolo di pioniere della musica dei campi di concentramento spetta sicuramente al musicista e cantante di Cracovia Aleksander Kulisiewicz, morto nella sua città natale nel 1982. Durante la sua prigionia a Sachsenhausen i tedeschi compirono su di lui esperimenti medici per il vaiolo sino a fargli perdere la voce. Dopo la guerra, dedicò la sua vita a raccogliere il materiale musicale e poetico scritto dai deportati nei Campi del Terzo Reich. Voleva pubblicarne un’antologia ma il volume non vide mai la luce.
    La musica concentrazionaria è da considerarsi autentico Patrimonio dell’Umanità che va preservato per le future generazioni come una delle più importanti eredità della storia ricevute dalla terribile vicenda delle deportazioni. La musica scritta nei Campi aperti dal Terzo Reich veniva scritta per gli intrattenimenti dei sottufficiali tedeschi, ma non si trattava di un fatto sporadico, si formavano vere e proprie orchestre, come nel reparto femminile di Birkenau oppure ad Auschwitz o a Mauthausen.
    Nei lager tedeschi, nei gulag russi, nei campi giapponesi e africani, furono moltissime le donne che composero musica, a volte con il consenso dei loro aguzzini, a volte segretamente, creando pagine di grande bellezza e valore che invitano a riflettere su un lato ancora poco conosciuto della composizione musicale, quello femminile. La produzione musicale femminile costituisce una grande lacuna nella storia artistica dell'umanità. Se pochissime donne sono riuscite in passato a sfidare le convenzioni e a imporsi come pittrici, scrittrici, scultrici, le compositrici sono praticamente inesistenti nella storia della musica. Per questo è particolarmente importante recuperare le opere di compositrici cancellate dalla storiografia ufficiale.
    "La musica scritta in lager e gulag è positiva perché esalta la vita, annichilisce persino le ideologie totalitarie e rende uno dei più grandi omaggi all'ingegno umano – ha dichiarato il Maestro Lotoro, che ha fatto rivivere a Roma il 16 gennaio scorso in un concerto alcune delle partiture create dalle compositrici in cattività -. Le donne musiciste, persino di fronte all'ineluttabile, crearono poesia e musica su patria perduta, figli e mariti lontani, resistenza al nemico senza mai rinunciare a gusto, fantasia e senso dell'umorismo; nella loro musica il dolore si fa colore”.
     

  • CHI LEGGE, COSA, QUANDO

    data: 04/01/2019 15:57

    Netto segnale di ripresa del settore editoriale: è quanto emerge dal report dell'Istat “Produzione e lettura di libri in Italia”, presentato a fine 2018 e relativo ai dati dell'anno precedente. I titoli pubblicati sono aumentati del 9,3% e le copie stampate sono cresciute del 14,5%, con un'inversione del trend decrescente che ne aveva caratterizzato l'andamento dal 2014. Andando ad esaminare i dati nello specifico, si nota però che la ripresa ha interessato soprattutto i grandi marchi mentre i piccoli e medi editori hanno registrato delle flessioni. Negli ultimi vent'anni la produzione libraria è stata caratterizzata da un andamento contraddittorio se si considera la quantità di titoli pubblicati e il numero di copie stampate: dal 1997 al 2017, infatti, i primi sono aumentati del 35% mentre la tiratura si è ridotta di quasi la metà.

    Lo studio evidenzia che la maggioranza dei lettori si trova al Nord e tra i ragazzi. La quota più alta di chi legge un libro si ritrova tra i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Il 12,7% è un lettore “forte”, ossia legge almeno un libro al mese. Tra i lettori “forti” anche le persone dai 55 anni in su, che mostrano le percentuali maggiori: 16,5% tra i 55 e i 64 anni e 17,4% tra gli over 65. La popolazione femminile mostra una maggiore inclinazione alla lettura già a partire dai sei anni: complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 34,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. L’abitudine alla lettura si acquisisce in famiglia. Tra i ragazzi di 11-14 anni legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. Proprio il settore dell'editoria dedicata ai ragazzi è in forte crescita nel 2017, con un aumento del 29,2% delle opere e del 31,2% delle tirature. Ad incrementare maggiormente la produzione per questa fascia di lettori è l'editoria educativo-scolastica, con un raddoppio dei titoli e delle copie stampate.

    Il report registra 1.459 editori attivi nel 2017. Di questi, l'85% non pubblica più di cinquanta titoli all'anno. In particolare, il 54% sono piccoli editori che non superano le dieci opere annue mentre il 31% sono medi editori che producono un numero di libri compreso tra undici e cinquanta. Il rimanente 15% è costituito dai grandi editori che pubblicano oltre l'80% dei titoli sul mercato e circa il 90% delle opere stampate.

    Il settore editoriale italiano appare fortemente polarizzato dal punto di vista geografico. Al Nord si concentra oltre la metà degli editori attivi. La sola città di Milano ospita più di un quarto dei grandi marchi.
    Le opere originali pubblicate in prima edizione costituiscono ben il 61% delle proposte editoriali del 2017, segno che il mercato punta più sulla novità che sulla longevità dell'offerta. Le ristampe rappresentano solo un terzo del totale e i titoli in edizioni successive sono appena il 5,3%.
    Lo studio dell'Istat evidenzia che oltre il 79% delle proposte editoriali del 2017 rientra nella categoria “varia adulti”, anche se proprio per queste opere si è registrata la riduzione del 5,3% delle opere stampate rispetto all'anno precedente, a fronte di una lievissima crescita, pari all'1%, del numero di titoli. Quanto ai contenuti, quasi il 29% dei libri pubblicati è un testo letterario moderno, un'ampia categoria che comprende romanzi, racconti, libri gialli e d'avventura, ma anche libri di poesia e testi teatrali.
    Altro aspetto interessante evidenziato dal report dell'Istat, è che i diritti di edizione di quasi il 16% delle opere librarie pubblicate in Italia sono stati acquistati all'estero: si tratta di oltre undicimila titoli stampati in circa quarantadue milioni di copie, oltre un quarto della produzione complessiva. La materia prevalente dei titoli orovenienti all'estero è la narrativa moderna. Oltre il 43% dei libri per ragazzi, inoltre, è tradotto da una lingua straniera che quasi in un quarto dei casi è l'inglese. Ancora marginale è invece la quota di mercato dei titoli italiani i cui diritti di edizione sono stati venduti all'estero: si tratta solo del 2% della produzione libraria italiana, che corrisponde a circa cinque milioni di copie stampate.
    La composizione percentuale dell'editoria specializzata evidenzia, inoltre, che per più del 70% dei casi si tratta di piccoli editori che mostrano una più elevata propensione alla specializzazione tematica delle loro proposte.
    Per quanto riguarda la distribuzione, dallo studio dell'Istat emerge che gli editori considerano le librerie indipendenti e gli store online i canali di distribuzione su cui puntare. Nel 2017, inoltre, sono stati proposti anche in formato e-book quasi ventisettemila titoli, pari al 38,3% delle opere a stampa pubblicate in Italia, confermando il trend in crescita negli ultimi anni. I titoli per i quali si rende disponibile l'edizione digitale sono soprattutto libri di avventura e gialli (83,2%). Oltre il 90% dei libri disponibili anche in formato digitale è stato pubblicato da grandi editori, i quali propongono una versione e-book per il 43,5% delle opere che pubblicano a stampa. Interessante notare che il 15% degli e-book proposti nel 2017 presenta contenuti o funzionalità aggiuntive rispetto alla versione a stampa della stessa opera, come ad esempio collegamenti ipertestuali e applicazioni audiovisive o multimediali. La lettura e il download di libri online e e-book sono attività diffuse soprattutto tra i giovani; in particolare, si dichiarano fruitori di questo tipo di prodotti e servizi più di un ragazzo su cinque di età compresa tra 15 e 24 anni.
    Sul fronte dei prezzi, nel 2107 si è registrata una lieve riduzione: in media il prezzo di copertina è sceso a 19,65 euro contro i 20,21 dell'anno precedente. Il calo maggiore riguarda i titoli pubblicati da piccoli editori. Come per gli anni precedenti, comunque, anche nel 2017 circa la metà della produzione libraria è costituita da opere con un prezzo di copertina non superiore ai quindici euro.
    Da sottolineare che le attività di produzione editoriale si sono arricchite nel tempo di nuovi contenuti e competenze. Nel 2017 l'attività più praticata è stata la partecipazione a saloni o festival letterari in Italia e all'estero che ha interessato oltre il 50% degli operatori attivi del settore. Un ulteriore 40% circa ha poi affiancato alla pubblicazione di libri quella di riviste o periodici.

  • LA CULTURA FA ECONOMIA

    data: 23/11/2018 22:11

    Gli eventi culturali e dello spettacolo stimolano l’economia e generano ricchezza nel territorio. E’ quanto emerge dalla ricerca Spazi culturali ed eventi di spettacolo: un importante impatto sull’economia del territorio, condotta dall’Università IULM per AGIS, l'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo. L’indagine sottolinea in modo inequivocabile il valore della cultura e dello spettacolo italiano in termini di ricaduta economica sui territori: ogni euro speso nella gestione di una struttura cinematografica o teatrale genera infatti 1,7 euro di produzione di beni intermedi sul territorio e 2,4 euro di valore aggiunto.

    La cultura, dunque, può svolgere un ruolo strategico nello sviluppo del territorio. È facile collegare il concetto di sviluppo culturale di un territorio alle opere architettoniche, alle mostre e ai musei. In realtà le possibilità di dare un impulso importante all’economia di un Paese attraverso gli eventi culturali sono innumerevoli.

    Gli effetti economici e occupazionali generati nel contesto urbano dalla presenza di una sala cinematografica o di un teatro o dalla realizzazione di un evento culturale derivano sicuramente in primo luogo dagli investimenti e dalle spese attivati dai gestori e organizzatori, sia pubblici che privati, per la realizzazione della loro attività.

    Alle spese di gestione e organizzazione si affiancano poi le spese degli spettatori: il 68% degli intervistati dichiara che l’uscita per assistere ad uno spettacolo teatrale o cinematografico è in genere un’occasione per altre spese. Oltre al biglietto di ingresso, l’attività di cinema e teatro genera, infatti, una spesa media a spettatore di 53 euro, pari a cinque volte il prezzo d’ingresso in una sala cinematografica e a circa il doppio del prezzo di un ingresso al teatro.
    Il territorio, attraverso la cultura, diventa laboratorio di costruzione di benessere, luogo di accoglienza e di incontro, ponte comunicativo fra residenti e turisti. Nel caso dei festival e degli eventi di musica live, ad esempio, hanno particolare rilievo le spese effettuate dai turisti nella località dove si svolge la manifestazione, a partire dal soggiorno fino allo shopping e all'acquisto di prodotti locali. Anche i trasporti generano una spesa: il 73% degli spettatori, infatti, raggiunge il cinema o il teatro in auto.
    Tuttavia gli eventi culturali, sebbene strettamente connessi al territorio su cui risiedono e alle risorse distintive dell’area in una sorta di legame bi-direzionale, non contribuiscono solo al suo sviluppo in termini turistici, ma si configurano altresì come un forte incentivo all’intero sviluppo economico locale.
    Per quanto riguarda le preferenze del pubblico, dalla ricerca emerge che il cinema continua ad essere la più seguita tra le varie forme di spettacolo: nell’ultimo anno il 97% degli intervistati è andato almeno una volta in una sala cinematografica e il 94% si dichiara soddisfatto della qualità delle strutture. Tuttavia, la frequenza resta bassa: solo il 20% va al cinema due o più volte alla settimana. I festival hanno soprattutto un pubblico di affezionati: chi partecipa a questi eventi di solito lo fa più di una volta all’anno. Lo spettacolo è un’occasione di socialità: il 94% va al cinema con partner, amici o parenti.
    La maggioranza degli spettatori è compresa nella fascia di età 35-44 anni. Cinema e teatro sono, infatti, frequentati da chi ha già acquisito una certa capacità di spesa. I più giovani rappresentano meno dell’11% degli spettatori, mentre dopo i 45 anni la fruizione di spettacoli diminuisce progressivamente sia per maggiori impegni familiari e di lavoro, sia per la difficoltà di raggiungere le strutture quando non sono sotto casa.

  • COPYRIGHT, FERMI AL 2001

    data: 06/11/2018 12:58

    Un voto in bilico sino all'ultimo, quello con cui il 12 settembre scorso il Parlamento Europeo ha fissato il principio che anche nel mondo online le opere protette dal diritto d'autore e utilizzate a scopo commerciale si pagano e che le grandi piattaforme - non più gli utenti - sono responsabili per i contenuti che condividono.
    Le norme sul copyright nell’Unione Europea sono ferme al 2001. Erano state concepite diciassette anni fa per uno scenario completamente diverso in cui non esistevano quei colossi del web che oggi utilizzano i contenuti culturali e creativi per realizzare enormi ricavi. L’approvazione della proposta di Direttiva ha visto prevalere le ragioni degli editori e degli autori, che chiedono maggiori tutele per i prodotti condivisi online e per la cultura e l’identità europee, su quelle dei giganti del web e dei sostenitori della libertà totale della rete. Due i punti su cui si è sviluppato maggiormente il dibattito: l’articolo 11 che prevede che le piattaforme e gli aggregatori di notizie debbano pagare agli editori un compenso - erroneamente chiamato “link tax” - sugli snippets condivisi (titolo e breve estratto del testo), e l’articolo 13, che gli slogan antiriforma hanno ribattezzato “bavaglio al web”, che richiede alle piattaforme online di negoziare accordi di licenza equi con i titolari dei diritti d'autore.
    Perché la Direttiva europea sul copyright è così importante? Innanzitutto perché la mancata regolamentazione degli utilizzi dei contenuti creativi penalizzerebbe pesantemente chi li crea, che continuerebbe a trovarsi in una situazione di perenne debolezza nei confronti dei grandi gruppi tecnologici americani come Google e Facebook, e perché bloccherebbe la crescita nei settori creativi con la conseguente diminuzione di posti di lavoro qualificati, soprattutto tra le giovani generazioni.
    Nel confronto tra piattaforme digitali e autori di contenuti emerge infatti il tema del cosiddetto “value gap”, ossia del valore attualmente non riconosciuto ai titolari della proprietà intellettuale da parte degli intermediari tecnici. Questo è il vero problema che molti giganti della tecnologia vogliono nascondere. La mancanza di chiarezza legislativa ha avvantaggiato le piattaforme di internet gratuite. Servizi online simili non hanno gli stessi obblighi. Quello che è evidente, tuttavia, è che le piattaforme di streaming gratuito retribuiscono i propri creatori di contenuti dieci volte meno rispetto all’abbonamento pagato dai propri utenti.
    Ma qual è l’opinione dei cittadini su questi temi? L’indagine “Copyright & US Tech Giants”, condotta da Harris Interactive alla vigilia del voto dell’Europarlamento del 12 settembre scorso, ha evidenziato che l’89% degli italiani - dato maggiore rispetto alla media europea che non supera l’87% - è favorevole ad un giusto compenso per gli artisti e i creatori di contenuti per la distribuzione delle proprie realizzazioni sulle piattaforme internet come Facebook e YouTube. La ricerca inoltre ha esaminato l’opinione relativa all’articolo 11 della Direttiva, che prevede una forma di compenso a favore dei creatori dei contenuti protetti da copyright. In linea con la proposta della Direttiva, l’86% del campione italiano, percentuale maggiore di tutta Europa, ritiene che siano i giganti del web a dover remunerare gli editori quando riutilizzano i loro contenuti, come foto, articoli e video. E’ particolarmente rilevante che 4 italiani su 5 (il 78%, ancora una volta percentuale più alta rispetto agli altri Paesi europei), ritengono che le piattaforme internet abbiano più potere rispetto all’UE, tanto che il 62% degli italiani, in linea con la media europea, teme che i tech giants americani con la propria influenza compromettano il corretto funzionamento della democrazia in Europa. Infine, quasi 7 italiani su dieci (pari al 66%), in linea con la media europea, ritiene che i giganti del web non condividano in modo equo i ricavi generati dalle proprie piattaforme con i creatori di contenuti.
    La riforma, però, è ancora lontana dall'essere arrivata in porto. La proposta di Direttiva sul copyright sta seguendo l’iter di una procedura legislativa ordinaria, che consiste nell’adozione congiunta di un atto da parte di Parlamento e Consiglio su proposta della Commissione. Il Parlamento adotta una posizione sul testo della Commissione e la trasmette al Consiglio. Il Consiglio può approvare il testo dopo una serie di negoziati fra Parlamento, lo stesso Consiglio e la Commissione, all’interno del cosiddetto “trilogo”. Dopo l’accordo la proposta dovrebbe tornare nelle mani della Commissione parlamentare competente, in questo caso la Commissione giuridica, chiamata ad approvarla e rimandarla in aula per il voto della Plenaria. Se l’assemblea darà il suo placet, si arriva all’approvazione finale del Consiglio, con un voto a maggioranza. Tutto ciò dovrebbe accadere entro il prossimo mese di aprile, quando si terrà l’ultima Plenaria disponibile, prima della scadenza della legislatura.