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ILARIA COLOMBO

  • FAKE NEWS E DEMOCRAZIA
    E VALORI DEDICO'
    IL SUO LIBRO A COSSIGA

    data: 18/07/2020 21:56

    L’ultimo saggio del professor Giancarlo Elia Valori, pubblicato per Lindau a giugno, dal significativo titolo “Liberi fino a quando? L’intelligenza artificiale, le fakenews e il futuro della democrazia” affronta l’attualissimo tema degli effetti che l’enorme sviluppo delle nuove tecnologie, del digitale ed i multiformi usi del web determinano nella nostra vita di ogni giorno, ma anche nell’ambito delle relazioni internazionali.
    Giancarlo Elia Valori, Honorable de l’Accadémie de Sciences de l’Institut de France, manager che ha guidato le più importanti società italiane ed economista esperto di geopolitica, è attualmente alla guida della società International Word Group e Presidente onorario della Huawei Italia. Docente di materie giuridiche ed economiche in alcuni degli atenei più prestigiosi in città come New York, Gerusalemme, Pechino, è stato insignito da François Mitterrand, nel 1992 della Legion d’Onore per essersi adoperato per la liberazione di tre francesi catturati in Iran.
    Nell’affrontare temi attuali come quello della intelligenza artificiale l’Autore spiega, con una non comune capacità di analisi, come l’accesso massiccio e diffuso alla rete se da un lato costituisce una grande opportunità offrendoci più comodità e strumenti potenziati di studio, dall’altra ci renda più vulnerabili alle manipolazioni oltre ad essere fornitori di dati a beneficio di pochi.
    Valori illustra con grande competenza le tecniche e i metodi attraverso cui l’Intelligenza artificiale genera un sempre maggiore impatto sull’economia, i sistemi produttivi, in campo militare, sulla geopolitica e l’intelligence e ci fa riflettere anche sulla necessità che vi sia un giusto equilibrio tra i pericoli dell’intelligenza artificiale per la nostra privacy, per la tutela delle Istituzioni e l’eguaglianza dei cittadini e gli enormi vantaggi che derivano dallo sviluppo tecnologico. Oltre ad affrontare il tema dell’impatto degli strumenti informatici avanzati sulle relazioni sociali, l’Autore mostra come questo fenomeno incida anche sulle relazioni tra gli Stati, dove gli equilibri geopolitici sono determinati anche dalla competizione nella ricerca e sviluppo tecnologico di sistemi informatici in cui oggi emergono gli investimenti cinesi e americani. Di qui la considerazione da parte di Valori del rischio di marginalizzazione dell’Unione Europea e dei singoli Paesi che la compongono qualora non recuperino il gap con i Paesi che hanno investito somme rilevantissime per le applicazioni commerciali di Intelligenza artificiale.
    Il libro è dedicato a Francesco Cossiga: “Appassionato, come pochi, sulla scena internazionale, di intelligence e di sistemi di informazione e contro-informazione, ha fatto in tempo ad assistere alla nascita di ciò che si studia in questo volume: il web, l’online, l’intelligenza artificiale... Con una preveggenza unica nel mondo occidentale, fu il solo statista a comprendere sino in fondo le conseguenze del crollo del Muro di Berlino. In un momento così terribile per l’Italia e il mondo, sarebbero preziosi la sua lucidità politica e intellettuale, le sue analisi e le sue proposte, il suo vasto sistema di relazioni internazionali”.
     

  • IN FARMACIA LETTERARIA
    SI VENDONO LIBRI
    PER OGNI TERAPIA...

    data: 18/06/2020 16:16

    “Se entro in una libreria esco con l’umore aggiustato, se apro un social network lo richiudo con l’umore peggiorato” scrive Nadia Terranova sulle colonne del Foglio (del 6 febbraio 2020) a proposito della funzione “terapeutica“ che possono avere i libri e le librerie.
    Su questo tema la scrittrice Elena Molini ha trasformato la sua idea che i libri possano rappresentare una cura per l’anima delle persone in un lavoro appassionante.
    Nel suo primo romanzo, intitolato La piccola farmacia letteraria edito dalla Mondadori, l’autrice racconta della libreria di Firenze, da lei creata, dove i libri non sono catalogati per genere, ma si trovano “in disordine sentimentale sparso, illogico come sono le emozioni, la vita, e imprevedibili come il futuro”.
    L’idea è quella che ogni libro abbia un’etichetta che spieghi a chi quel libro è indicato e perché, come accade nelle farmacie con i bugiardini dei medicinali che contengono le indicazioni terapeutiche.
    La piccola farmacia letteraria non è solo un libro sull’amore per i libri. La protagonista si definisce “una respiratrice di libri professionista”, ma è soprattutto una storia di determinazione e di coraggio, di amicizia e di intensi rapporti umani raccontati con sapiente autoironia.
    Ci sembra di vederla nel suo dolcevita infeltrito verde sottobosco proprio nel momento in cui incontra il suo probabile “principe azzurro”, o mentre fa lo slalom in bicicletta tra i turisti distratti per le stradine di Firenze per raggiungere la sua piccola libreria in periferia.
    La sua è una storia di determinazione e di coraggio nel momento in cui, dovendo scegliere tra un lavoro che l’avrebbe spenta pian piano ed inseguire il suo progetto di aprire una libreria, ha deciso, contro ogni valutazione economica di fattibilità, di perseverare.
    Il romanzo racconta anche una storia di amicizia e di complicità tra la protagonista e le persone che sostenendola e credendo in lei l’hanno ispirata ed accompagnata nell’avventura.
    La lista dei ringraziamenti in calce al romanzo, infatti, è lunga e tra tutti ci colpisce quello alla nonna Ines “per tutti i pomeriggi passati insieme, per le caramelle Rossana e per tutte le volte che si è imbattuta nel mio brutto carattere senza farmelo notare”, forse perché è facile identificarsi nel sentimento di gratitudine verso i nonni che rappresentano per molti di noi la poesia della vita.

     

  • SCRIVERE PER VOCAZIONE

    data: 29/11/2018 20:03

    Annalena Benini, nel suo libro La scrittura o la vita, pubblicato da Rizzoli, intervista dieci scrittori italiani contemporanei per condividere il significato della vocazione di scrivere.
    Alice Munro - racconta l’Autrice - quando la figlia di due anni le andava incontro mentre era alla macchina da scrivere con una mano la scansava e con l’altra continuava a scrivere e si sentiva una giovane donna spietata, che obbediva al padrone della sua vita.
    L’idea di vocazione per Annalena Benini non è innocua, non è uno svago e non è una consolazione è un fuoco, una specie di follia, la scintilla che porta all’esaltazione o al tormento, che tiene sempre in piedi anche la possibilità del fallimento.
    La giornalista de Il Foglio ha scelto dieci scrittori italiani - Edoardo Albinati, Sandro Veronesi, Michele Mari, Melania Mazzucco, Patrizia Cavalli, Francesco Piccolo, Domenico Starnone, Valeria Perrella, Alessandro Piperno, Walter Siti – vicini alla sua idea di vocazione e anche disposti a spiegarla.
    Francesco Piccolo usa la metafora del cubetto di ghiaccio nel cuore che davanti ad ogni cosa e a ogni persona e a ogni situazione gli fa dire soprattutto: “Scrivi”. Racconta anche del senso d’inadeguatezza che da questa vocazione gli deriva: “Mi sento sempre insufficiente come marito, ho sempre l’impressione che si chiedano se ci sono veramente, se sono almeno un po’ affidabile, non so se sia un difetto professionale o un difetto esistenziale.”
    Per Alessandro Piperno “scrivere è semplicemente un’esigenza come mangiare e bere” e Annalena Benini è molto abile nel fargli raccontare l’ansia di scrivere un nuovo libro dopo il successo del primo romanzo Con le peggiori intenzioni; l’ironia che serve a rimanere con i piedi per terra nelle parole della sua compagna quando lui non smetteva di chiedersi che cosa avrebbe fatto Flaubert al posto suo: ”Ale, tu non sei Flaubert!”

    Patrizia Cavalli ci racconta, della sua mentore, Elsa Morante, della felicità per il riconoscimento, dopo aver letto le sue poesie. “Patrizia , sono felice: sei una poeta!”. E poi un giorno le telefona per dirle “Sono qui a correggere le bozze della Storia, ma ho guardato il tuo libro e penso che dovrebbe intitolarsi  Le mie poesie non cambieranno il mondo. La scrittura, le poesie hanno, per Patrizia Cavalli la forma dell’opus incertum “qualcosa che deve incastrarsi con un’altra ma senza prepotenza (…) non è la semplice volontà a crearle”.