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ALBERTO ROSSI

  • ECCO, SALGO IN POLITICA:
    CANDIDATO AL CONSIGLIO
    DEL 1o MUNICIPIO DI ROMA

    data: 31/08/2021 17:37

    È una vita che passiamo il tempo a criticare i politici, a rilevarne gli errori e le cattive abitudini. Credo sia arrivato il momento, almeno per me, di “sporcarsi le mani”, come si diceva un tempo. Di impegnarsi di persona. Per la verità, quando mi hanno proposto di candidarmi nella lista Sinistra Civica Ecologista come consigliere del primo municipio di Roma, la mia città, sono cascato dalle nuvole. Come a dirmi: ma che c’entro io con le elezioni? Sia chiaro, non c’è stato un solo minuto della mia vita che non abbia pensato alle cose mie come se fossero un pezzo delle cose collettive, e a queste come se fossero di mio diretto interesse. Insomma, la politica – la politica di sinistra - ha sempre fatto parte della mia vita, della mia visione delle cose, della mia stessa professione, del mio rapporto con gli altri e con la città. Ma mai avevo pensato a un impegno diretto, a una carica elettiva. Quella proposta è come se mi avesse improvvisamente illuminato: “caro Alberto, hai sempre fatto politica dall’esterno - con la “partecipazione”, la passione, le idee e il contributo intellettuale, anche con il contributo alle campagne elettorali (tante!) – ora è arrivato il tempo di rimboccarsi le maniche e misurarsi personalmente, personalmente con la complessità del fare e del migliorare le cose”.
    Ho accettato.
    E ora eccomi qua, in campagna elettorale. Alla ricerca democratica del consenso. Se prenderò i voti necessari all’elezione, metterò a disposizione del Primo Municipio di Roma un’esperienza nella pubblica amministrazione di oltre trent’anni di lavoro presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nella convinzione di poter dare un apporto concreto per migliorare significativamente il tasso di technicality richiesto e consentito dalle nuove opportunità messe a disposizione dalla mano pubblica.
    Diciamo subito che il Primo Municipio di Roma è il più grande teatro a cielo aperto della città, del Paese e dell’Europa. Un “teatro” socio-culturale e storico-artistico. Vi si esibiscono quotidianamente 180 mila residenti e, ora come organici protagonisti ora come comparse, vaste categorie di una complessa umanità: lavoratori delle infrastrutture e dei servizi, impiegati pubblici e privati, artigiani e commercianti, banchieri, turisti e tristi mendicanti. Il centro dell'agorà, poi, vede da sempre trionfi sportivi e soprattutto manifestazioni dei più svariati generi, spesso molto consistenti per partecipazione, gioiose o anche minacciose, ma sempre inevitabili indicatori del momento storico in cui si svolgono. Tutto ciò accade tra quelle "quattro" mura, dalle aureliane alle gianicolensi, che racchiudono la città antica pur con alcuni "nuovi" insediamenti, successivi all’Unità d’Italia.
    Le scenografie, le quinte di questo gran teatro risultano vitali per lo “spettacolo”: nella caotica crescita della città, dall’Unità sino ai giorni nostri, una particolare attenzione viene dedicata al centro storico con significativi interventi edilizi. Alla Roma umbertina e “piemontese” – che vede la costruzione degli argini del Tevere, del Palazzaccio e di palazzo Koch – succede la Roma giolittiana e impiegatizia, con i suoi quartieri residenziali e con le case popolari. Poi, nel ventennio fascista, toccherà all’architettura del Piacentini. Ciò nel centro storico vuol dire via della Conciliazione, con lo sventramento della Roma leonina e la costruzione della Sapienza. Della Roma del secondo dopoguerra ben si conosce l’evoluzione speculativa, nonché quelle degli anni Settanta e Ottanta, e poi le nuove tendenze successive.
    Ora si apre, con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, un nuovo capitolo per affrontare parte dei numerosi deficit strutturali della città: il sistema dei trasporti, con l’auspicabile compimento dell’anello ferroviario e la sua intersezione con le linee della metropolitana, già in funzione e da completare, e l’efficientamento della rete di servizi, tale da avvicinarsi alla città dei 15 minuti, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente, nella quale a piedi o in bicicletta, sia possibile raggiungere servizi, per mangiare, svagarsi, avere efficienti presidi medici di base…
    Ma arriviamo al punto: accanto ai noti e seri problemi che investono tutti i cittadini – trasporti e viabilità, raccolta rifiuti, decoro urbano – esistono problemi specifici del Primo Municipio. Nell’arco dell’ultimo decennio si è verificata una diminuzione impressionante dei residenti, ancor più evidente se confrontata all’aumento della popolazione di tutti gli altri municipi. Tale depauperamento umano ci consegna così un "paese per vecchi", caratterizzato da numerose case sfitte e da tanti B&B. Le ville e i giardini, pur così presenti nel municipio, risultano però scarsamente fruibili dalla popolazione, e ciò a causa del progressivo abbandono, da parte del Comune, del “servizio giardini”, nonché della progressiva estinzione delle attività artigianali, con poche sacche di resistenza in alcuni rioni.
    Le attività produttive e commerciali, una volta venuta meno gran parte della popolazione attiva, tendono a collocarsi nella fascia più bassa dell’offerta di lavoro: le prevalenti attività turistiche tendono a richiedere professionalità tradizionali, non innovative e a bassa redditività, non esercitate da residenti. Una riflessione più attenta esige l’esigenza di richiamare al centro i giovani, offrendo loro la possibilità di svolgere attività lavorative consone ai propri percorsi professionali e culturali, il cui contenuto conoscitivo sia rivolto all’innovazione e a nuove prospettive di lavoro.
    Occorre pertanto invertire tali tendenze negative. Occorre dunque impegnarsi unitariamente, con uno sforzo collettivo che renda anche il Primo Municipio, tradizionalmente impermeabile alle novità e al cambiamento, luogo e opportunità di sperimentazione di una nuova e migliore domanda civica da parte dei cittadini. A tali nuove esigenze economico-sociali, etico-culturali ed anche estetiche, la consiliatura che sta per iniziare deve saper dare le necessarie risposte politico-amministrative. Le novità introdotte dal Recovery Fund con le sue molteplici e differenziate risorse, potranno e dovranno giungere anche nei municipi: occorre prepararsi a tali opportunità.
    Per ottenere una maggior presenza di giovani nel quartiere si propone di incentivare contratti di locazione concordata in accordo con associazioni di proprietari e inquilini. Il vantaggio di questo tipo contrattuale è sia per il locatore che per il conduttore. Il prezzo dovrà essere stabilito dal Comune di residenza in accordo con le varie associazioni degli inquilini. In questa maniera, il proprietario pagherà un'imposta minore e il conduttore pagherà un canone equo.
    Si possono orientare all’accoglienza parte degli spazi pubblici dismessi, quali caserme o stabili sottoutilizzati.
    Per incentivare gli spazi di fruizione culturale in senso strutturale occorre pensare ad una grande area museale limitrofa al Palatino con la previsione di un asse attrezzato dedicato al turismo che si avvalga delle nuove tecnologie.
    Quanto ad una politica che rispetti ed abbia attenzione agli anziani, occorre rafforzare le strutture mediche di base ed incentivare le associazioni del terzo settore che sviluppino reti sociali per coinvolgere coloro che, pur avendo concluso il proprio lavoro, siano ancora interessati ad impegnarsi nella famiglia e nella società…
    È solo un incompleto panorama dei provvedimenti e delle azioni pubbliche di cui ha bisogno Roma e del quale – dopo anni di errori e rinvii – si dovranno occupare gli amministratori pubblici nei prossimi anni. Un programma da far tremare le vene e i polsi.
    Ma questa è la politica, compagni e amici. 

  • IL MONDO DEL LAVORO:
    COSI' GOTOR E DE MASI
    CI AIUTANO A CAPIRLO

    data: 18/02/2020 15:02

    L'idea è nata dalla lettura del libro di Miguel Gotor, Storia d’Italia nel ‘900, dalla sconfitta di Adua alla vittoria di Amazon. Nelle ultime pagine, descrivendo la vittoria di Amazon nel nostro paese e nel mondo occidentale, vi si citano alcune intuizioni tratte dal testo di Domenico De Masi Il lavoro nel XXI secolo. È nato così il desiderio di un confronto sulle problematiche del lavoro, argomento tra i più dibattuti e preoccupanti del nostro paese, come dimostrano gli stessi dati Istat pubblicati a gennaio 2020. E il 12 febbraio, presso la Casa del Freddo, a Roma, si è svolta la presentazione contemporanea dei due libri di Gotor e De Masi. Al dibattito erano presenti Riccardo Bianchi, esperto di marketing e Piero Latino, responsabile del lavoro di Art.1.

    Da questo incontro sul lavoro oggi, con uno sguardo sul futuro, è emerso soprattutto che occorre attrezzarsi e spiare il futuro con uno sguardo realistico, che non si faccia latore di facili scorciatoie ed allo stesso tempo non si avviluppi in una deriva nichilista. Occorre innanzitutto studiare e conoscere.

    Il testo del prof. De Masi, in tal senso, offre una lettura del fenomeno ad ampio spettro, confrontando ideologie, ma evidenziando il percorso della lotta tra capitale e lavoro giungendo a descrivere processi, sviluppi della concentrazione del capitale, i nuovi primati e le gerarchie tra gli stati, gli agglomerati sociali, fino ai singoli individui, e rompe la separazione tra lavoro e non lavoro in una società che si rinnova vorticosamente.

    Dal confronto tra i testi si ricavano diverse considerazioni. Sono ambedue opere di struttura, che rammentano le migliori intuizioni dei Quaderni di Gramsci nei quali la narrazione dà un senso alle innumerevoli informazioni che si ricavano dai libri e dai riferimenti bibliografici.
    Questo li rende spesso coinvolgenti e, in alcuni tratti, di grande forza nell’individuare dei punti di snodo salienti. Per il libro di Gotor penso alla descrizione della figura di Dino Grandi o alle narrazioni accurate sulle strategie eversive in Italia, sul rapporto con il Medio Oriente, Libia, Palestina e Israele, Iran o sulla strage di Bologna che nel testo anticipa le conclusioni rese pubbliche dell’indagine del Tribunale d’assise sui mandanti. Il libro di De Masi, accanto ad un grande affresco sulle ideologie sul mondo del lavoro, lo descrive in riferimento alla società postindustriale, analizzando i fattori del mutamento, le metamorfosi del mercato e le metamorfosi del lavoro.

    In particolare suggerisco la narrazione sulla Silicon Valley e la concentrazione di potere, di denaro e di scienza che rappresenta una comunità elitaria di Wasp, straricca e strapotente, nella quale appare sullo sfondo un’Università e una comunità scientifica o artistica a fare da madre e badante.

    Altro punto di riflessione significativo è sullo spostamento della lotta di classe, che nella fabbrica fordista contrappone lavoratori a padroni, e nella società postindustriale si caratterizza per contrapposizioni sfuggenti e talvolta riunite negli stessi individui: consumatori e produttori, operai e padroni, cittadini che invocano il diritto alla salute e lavoratori in imprese passibili di intenso inquinamento, ed infine il sistema finanziario, che consegna la ricchezza nelle mani di pochissimi a fronte di un’immensa umanità diseredata.

    De Masi ci riporta il pensiero di Warren Buffett: “La lotta di classe esiste e noi l’abbiamo vinta”. Si tratta di una affermazione dirompente perché il miliardario americano ne ha rovesciato il paradigma, mostrando il volto cruento, arrogante e oltraggioso del capitalismo liberista.